Versante instabile sulla Napoleonica a San Vito, nuove protezioni per i detriti dell’ex deposito nafta

Saranno completamente rinnovate le protezioni installate lungo la strada Napoleonica all’altezza di San Vito. Lungo il rettilineo stretto tra la cinta muraria dell’arsenale e le pendici della collina della Lizza, sorta di imbuto da cui passa inevitabilmente tutto il traffico automobilistico tra la Spezia, le sue borgate di ponente e Porto Venere, si trovano infatti stoccate tonnellate di detriti utilizzati nel dopoguerra per riempire le vasche di stoccaggio della nafta costruite nel corso degli anni Venti del secolo scorso e poi dismesse. Terra e rocce che le vecchie barriere metalliche installate alcuni decenni fa non bastano più a contenere in sicurezza.

Lo ha stabilito una perizia che ha messo in moto la Marina Militare, proprietaria del sito, la quale ha contattato la ditta BGP Mountain di Bergamo per aggiornare i sistemi di contenimento della collina. Si tratta, peraltro, della ditta che ha fornito barriere e reti per garantire la messa in sicurezza del pendìo sovrastante la Via dell’Amore, riaperta nel 2025 dopo dodici anni. “Allo stato attuale è presente una barriera provvisionale che tuttavia non garantisce più la sicurezza della sottostante viabilità pubblica – si legge nella relazione dei tecnici dell’arsenale –, risultando obsoleta e interferente con le opere di consolidamento necessarie a mettere in sicurezza il sito, caratterizzato da un ammasso roccioso costituito da calcari e calcari marnosi e dalla presenza di un notevole spessore di materiale grossolano di riporto”.




Lo scavo del deposito nafta a San Vito


 

Meno rinomata dal punto di vista turistico della Via dell’Amore, la strada è tuttavia percorsa da migliaia di vetture durante la stagione estiva e risulta l’unica via d’accesso automobilistica alle borgate di Marola e Cadimare, al territorio comunale di Porto Venere con Fezzano e le Grazie, all’impianto di rigassificazione Snam di Panigaglia e alla base del Varignano sede del Comsubin. Unica alternativa per spostarsi via terra dalla città a quel versante di costa è il passaggio direttamente dentro l’arsenale, in zona militare, evento questo che è stato reso possibile molto raramente e solo in caso di emergenza. In pratica solo quando la sp 530 si è trovata sotto l’acqua nella zona di Marola in presenza di piogge particolarmente forti.

Essendo la scarpata di San Vito non naturale, nel senso che il terreno è in buona parte composto da “materiale grossolano di riporto”, sarà necessaria una fase di progettazione esecutiva che tenga conto di indagini sismiche e prove di laboratorio. Oltre alle vecchie barriere, il pendìo è contenuto oggi da paramento muro in conci di pietra alto due metri proprio a ridosso della strada. Si prevede di intervenire su un tratto lungo circa 120 metri con la pulizia dalla vegetazione, il prelievo del materiale pericolante e infine la posa di quaranta pannelli metallici alti 6 metri oltre alle barriere d’acciaio. Tempo previsto dell’intervento in circa 90 giorni, metà dedicati alla progettazione e metà di cantiere.

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