Vergassola e i sentieri tra Spezia e Cinque Terre: “Ungulati bipedi vanno, sporcano e non ne percepiscono straordinarietà”

C’è anche Dario Vergassola, il noto comico e scrittore spezzino, tra i testimonial dell’edizione 2026, la XIII, de I Luoghi del cuore, programma dedicato alla cura e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e naturalistico italiano promosso dal Fondo per l’ambiente italiano in collaborazione con Intensa Sanpaolo.
Ogni testimonial ha scelto un suo ‘luogo del cuore’: Vergassola ha optato per la rete dei sentieri montuosi che collegano La Spezia alle Cinque Terre.

“Un luogo del cuore per il Fai che tanto fa, protegge e aiuta questi posti meravigliosi che sono in giro per l’Italia. Questa volta vorrei consigliare una rete di sentieri, questa ragnatela che collega la città della Spezia con la dorsale dei nostri monti che arrivano alle Cinque Terre, a Lerici e a Porto Venere, insomma all’entroterra – dice Vergassola -. Sono sentieri straordinari, meravigliosi. Si possono fare con la bicicletta o a piedi e la cosa incredibile è che, oltre alla bellezza di queste passeggiate, si va da zero e si sale fino a quasi 500-600 metri, si ‘trabàlca’, come si dice, e si arriva al mare. Però si dovrebbe fare attenzione ai particolari con cui sono stati costruiti questi sentieri: ci sono arenarie incredibili e pietre bianche, dove si può poggiare il piede. Sono bianche apposta, rispetto all’arenaria scura, affinché si potessero vedere ai raggi di luna e i contadini, uomini e donne, che portavano corbe da 50 kg sulla schiena, piene d’uva, potessero percorrere questi sentieri anche di sera. C’è qualcosa di romantico e poetico in mezzo a questi ‘cinghialoni liguri’, questi uomini così burberi e terribili – mio papà è di Corniglia, quindi so cosa dico – ma soprattutto c’è un’opera di ingegneria idraulica straordinaria: non ci si bagnava neanche i piedi, le acque venivano raccolte ogni tre scalini”.

“Purtroppo, queste scalinate sono messe a repentaglio dall’uso che se ne fa in modo un po’ sconsiderato – aggiunge Vergassola -. Passano cinghiali che, per cercare il cibo, tirano su tutto: queste arenarie vengono buttate da tutte le parti e rimetterle a posto è molto costoso. Ci sono anche gli ‘ungulati bipedi’, cioè le persone che vanno, passeggiano, non guardano niente, sporcano e attraversano questi sentieri che hanno qualcosa di straordinario, che però non viene percepito. Ecco, faccio un appello al Fai, che sempre fa attenzione a questi luoghi, ma anche ai visitatori che vengono in Liguria e percorrono questi sentieri senza accorgersi della bellezza e della fatica che c’è dietro la loro costruzione e conservazione”.

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