Alla Spezia quasi un insegnante su tre presenta un livello alto di esaurimento emotivo e quasi uno su due mostra segnali marcati di depersonalizzazione. Sono numeri che emergono dallo studio sul burnout e sull’autoefficacia percepita tra i docenti liguri promosso da Organizzazione a Supporto dell’Apprendimento APS con la collaborazione di ANIEF Liguria, che ha coinvolto 974 insegnanti della regione. Il campione restituisce già una fotografia significativa: 733 docenti a tempo indeterminato e 241 a tempo determinato, 704 curricolari e 270 di sostegno; un corpo docente maturo, con 487 insegnanti oltre i 50 anni e 274 nella fascia 41-50, e fortemente femminilizzato (822 donne contro 152 uomini). Un profilo che riflette anche la realtà spezzina, dove l’anzianità di servizio e la stabilità contrattuale sono elementi strutturali del sistema scolastico. E dove le ultime settimane sono state segnate dalla tragedia del Chiodo.
Nel complesso ligure il 33% dei docenti registra un rischio alto di esaurimento emotivo, il 47% un rischio alto di depersonalizzazione e ben il 62% un rischio alto nella dimensione della ridotta gratificazione personale. È proprio quest’ultimo dato a colpire maggiormente: più di sei insegnanti su dieci vivono una perdita significativa di soddisfazione nel proprio lavoro, con una percezione di inefficacia e logoramento che può incidere sulla qualità della relazione educativa.
L’analisi per grado scolastico mostra che la perdita di gratificazione cresce progressivamente passando dall’infanzia (51% di rischio alto) alla primaria (57%), fino alla secondaria di primo grado (64%) e soprattutto alla secondaria di secondo grado (67%). Un elemento che riguarda da vicino anche La Spezia, dove il peso degli istituti superiori è rilevante e dove il confronto quotidiano con l’adolescenza, le fragilità sociali e le aspettative familiari può amplificare la pressione professionale.
Anche il fattore età offre indicazioni interessanti: il rischio alto di esaurimento emotivo è più contenuto tra i 20-30 anni (18%), ma cresce nella fascia 31-40 (32%) e raggiunge il picco tra i 41-50 anni (36%), per poi restare elevato anche oltre i 50. La ridotta gratificazione personale tocca addirittura il 71% tra i 31-40 anni, segnalando una fase di carriera particolarmente delicata. La depersonalizzazione, invece, rimane stabilmente critica in tutte le età. Le differenze di genere sono limitate, ma nella gratificazione personale il rischio alto è più elevato tra gli uomini (70%) rispetto alle donne (61%).
Accanto al burnout, lo studio analizza l’autoefficacia percepita, cioè la convinzione del docente di poter incidere positivamente sul percorso degli studenti. Qui il quadro cambia: la media regionale si attesta a 3,6 su 5 e sale a 3,8 quando si parla della gestione della didattica, con punte di 4,2 nella capacità di “lasciare un segno positivo” negli alunni. Gli insegnanti, dunque, si percepiscono competenti ed efficaci nella relazione diretta con la classe.
Molto più critico è invece il giudizio sul funzionamento dell’istituto, che si ferma a 3,2 di media, e sulla capacità di lavorare in rete con colleghi e servizi del territorio, con valori intorno a 3,1. Anche la percezione della formazione continua e della coerenza tra percorso accademico e obiettivi professionali si attesta su livelli solo moderatamente soddisfacenti (3,5, con un punto di caduta a 3,3). Il dato più basso riguarda i CPIA, che scendono a 2,8 nella valutazione del funzionamento dell’istituto.
Il quadro che emerge per La Spezia, inserita in questo contesto regionale, è quello di una scuola che regge soprattutto grazie alla tenuta individuale dei docenti più che alla solidità organizzativa del sistema. Le conclusioni dello studio parlano di segnali di criticità nelle dimensioni della depersonalizzazione e della gratificazione personale, con possibili ricadute sul clima di classe e sulla qualità della relazione educativa. In un territorio che investe molto sulla formazione e sulla coesione sociale, il tema del burnout non è marginale: riguarda la stabilità delle comunità scolastiche e la capacità della scuola spezzina di continuare a essere un presidio educativo solido per le nuove generazioni.