Rigassificatore di Panigaglia, il Comitato per la dismissione scrive ai sindaci: “Ricorrete al Tar contro l’ampliamento”

Un appello diretto alle istituzioni locali perché si oppongano per via legale al progetto di potenziamento del rigassificatore di Panigaglia. È quello lanciato dal Comitato per l’immediata dismissione dell’impianto, che ha inviato una lettera al presidente della Regione Liguria Marco Bucci e ai sindaci della Spezia, Porto Venere e Lerici, chiedendo di impugnare il decreto ministeriale che ha dato il via libera all’intervento.

Al centro della contestazione c’è il progetto presentato da Snam Energy Terminals, che prevede interventi definiti di “ammodernamento e adeguamento”, ma che – secondo il Comitato – nasconderebbero in realtà un vero e proprio ampliamento. L’operazione comporterebbe infatti un incremento di circa il 30 per cento della capacità di rigassificazione, passando dagli attuali 3,5 miliardi di metri cubi annui a circa 4,6 miliardi.

“Come sempre, è stata accolta la richiesta della proprietà – attacca il Comitato – ma già da una lettura superficiale si può capire l’infida operazione lessicale che trasforma un ampliamento in un semplice adeguamento”. Da qui la richiesta agli enti locali di presentare ricorso al Tar o, in alternativa, un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, nei termini previsti.
Nella lunga lettera inviata alle istituzioni, il Comitato torna a ribadire le proprie preoccupazioni per la sicurezza e per l’impatto dell’impianto su un’area fortemente antropizzata come il Golfo della Spezia. Viene ricordato come il rigassificatore sia soggetto alla direttiva Seveso, normativa europea che disciplina gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, e come la sua collocazione a terra – a differenza degli impianti offshore – non consentirebbe di garantire gli stessi standard di sicurezza.
“È la cosa peggiore che sia stata collocata nel territorio spezzino”, sostiene il portavoce Fabio Ratto. “L’ubicazione – aggiunge – non permette di assicurare adeguati livelli di sicurezza e, in caso di emergenza, è illusorio pensare che la popolazione possa attenersi alle prescrizioni del piano di emergenza esterna”.

Il Comitato richiama anche il contesto complessivo in cui l’impianto è inserito: un’area che ospita numerosi obiettivi sensibili, civili e militari, tra cui l’Arsenale militare, strutture Nato, cantieri navali e infrastrutture portuali. Un elemento che, secondo i firmatari, aumenterebbe ulteriormente i rischi, anche alla luce degli scenari internazionali e delle tensioni geopolitiche.
Nel documento si fa inoltre riferimento alle recenti decisioni delle autorità maltesi, che avrebbero imposto ampie zone di sicurezza attorno alle metaniere, e alle indicazioni del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza della Spezia, che ha inserito lo stesso rigassificatore tra gli obiettivi sensibili da sorvegliare.
Critiche anche al comportamento delle istituzioni locali e degli enti coinvolti nel procedimento autorizzativo. “Non risulta che siano state espresse posizioni contrarie né che siano stati presentati ricorsi – sottolinea il Comitato – ed è un fatto inquietante, perché il compito delle istituzioni è tutelare i cittadini, non favorire il business”.

Da qui la richiesta formale di un riscontro “a stretto giro” da parte dei destinatari della lettera, per chiarire se intendano procedere con un’azione legale contro il decreto. Una posizione netta, che si accompagna alla rivendicazione già più volte espressa: “La sicurezza può essere garantita solo dalla dismissione dell’impianto”.

TRASMISSIONI

PODCAST

Intervista a Matteo Berrettini sul suo nuovo fidanzamento con Re Emanuela​