Oltre 170 firme contro la riforma degli istituti tecnici: la lettera dei docenti al Mim

Sono più di 170 i firmatari della manifestazione di dissenso sulla riforma degli istituti tecnici. In particolare, un gruppo di docenti si è fatto portavoce del malcontento indirizzando una lunga lettera al ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara e ai dirigenti dell’ufficio scolastico regionale Ponticello e territoriale Crocco. La lettera è firmata dalla quasi totalità dei docenti dell’istituto Capellini-Sauro della Spezia, fiore all’occhiello del territorio, focalizzato sulle discipline Stem che comprendono scienza, tecnologia, ingegneria, matematica. I docenti aggiungono: “Il documento si inserisce in un più ampio movimento di contestazione della Riforma suddetta. È stato già inoltrato alla Segreteria del Mim e agli uffici scolastici regionali e provinciali, nonché alle sigle sindacali confederali

Questo è il testo della lettera

Al Ministro dell’Istruzione e del Merito On. Giuseppe Valditara

Al Direttore dell’ Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria Dott. Antimo Ponticello

Al Dirigente Ufficio IV Ambito Territoriale della Spezia Dott.ssa Giulia Crocco

I sottoscritti docenti, componenti del Collegio dei Docenti dell’istituto di Istruzione Superiore “G.Capellini-N.Sauro” della Spezia manifestano il loro dissenso in merito al DL 45/2025 convertito nella legge 79/2025 della modifica dell’assetto ordinamentale dell’Istruzione tecnica sul merito dei contenuti della riforma. Emergono modifiche ordinamentali profonde, “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica” e concordano con quanto espresso nell’ autorevole parere del CSPI nel quale si evidenzia quanto segue:

1. riduzione delle ore e impoverimento culturale: riduzione del monte ore, soprattutto nell’area generale, sottolineando il rischio di un indebolimento della preparazione culturale di base degli studenti.

2. mancanza di equilibrio tra formazione generale e professionalizzante: è stata messa in discussione la scelta di orientare maggiormente i tecnici verso il lavoro già nel percorso scolastico, segnalando che serve mantenere un equilibrio con la formazione culturale, fondamentale anche per il proseguimento degli studi (università, ITS, ecc.).

3. eccesso di flessibilità curricolare: perplessità sull’aumento delle quote di flessibilità affidate alle scuole, perché potrebbero generare forti differenze tra istituti e perdita di uniformità nazionale del sistema
4. tempi di attuazione troppo stretti: l’ introduzione della riforma è avvenuta troppo rapidamente rispetto: alla definizione degli organici (manca il riferimento normativo sulle classi di concorso), alle iscrizioni degli studenti, alla programmazione didattica
5. coinvolgimento della comunità scolastica: è stata sottolineata la necessità di un maggiore confronto con scuole e docenti, ritenuto insufficiente nella fase di elaborazione della riforma.

Nello specifico rilevano che:
– nella nuova area di istruzione generale si registra la riduzione complessiva del curricolo nazionale di 132 ore rispetto al modello precedente, la riduzione di 33 ore di lingua italiana, l’estromissione di 132 ore di scienze integrate e l’inserimento di una sola ora di geografia limitata, peraltro, esclusivamente al primo anno;

– rispetto all’area di indirizzo flessibile nell’arco del quinquennio si sottraggono ben 561 ore dalle discipline di base e/o caratterizzanti l’indirizzo per destinarle alla quota di curricolo a disposizione della scuola, determinando per tutte le discipline coinvolte nei vari indirizzi del settore tecnologico-ambientale ed economico una pesante riduzione di ore, con conseguente riduzione di posti di lavoro per classi di concorso di tipo A;

– la nuova impalcatura relega gli istituti tecnici a percorsi orientati al lavoro, senza riconoscere che le professioni del futuro e l’istruzione terziaria, universitaria e non, necessitano invece di solide basi culturali e formative, piuttosto che di un anticipo delle competenze professionali. Ne emerge una divaricazione precoce tra formazione tecnica e liceale riducendo la connessione tra sviluppo del pensiero critico e discipline umanistiche;

– i nuovi istituti tecnici potranno realizzare la formazione scuola-lavoro a partire dalla II classe.

– tra le discipline più penalizzate rientrano, tra le altre, geografia e le lingue straniere nel settore economico, mentre nel settore tecnologico perdono ore, tra le altre, le scienze sperimentali con una riduzione di 231 ore e Tecnologie e Tecniche di Rappresentazione Grafica, che vengono in pratica dimezzate.

– in entrambi i settori, poi, perdono ore le discipline tecniche, che sono quelle più caratterizzanti e professionalizzanti, con buona pace della retorica a favore delle discipline Stem.

I sottoscritti esprimono grave preoccupazione per le difficoltà connesse ai cambiamenti che dovranno intervenire a partire dall’anno scolastico 2026/27.

Il provvedimento è stato introdotto in forte ritardo rispetto alla predisposizione degli organici della scuole e alle conseguenti operazioni relative alla mobilità. Inoltre, la fretta di attuare la Riforma determina mancanza di trasparenza anche nei confronti di studentesse, studenti e famiglie, visto che le iscrizioni alle classi prime degli istituti tecnici sono avvenute sostanzialmente al buio.

Le scelte si ritroveranno trasformate a settembre, al primo giorno di scuola, con materie che possono sparire o essere ancora presenti in modo differente tra scuola e scuola, tra territorio e territorio, sulla base delle diverse esigenze e della flessibilità presente nella riforma. Si tratta di un serio attacco all’unitarietà del sistema di istruzione. Per i motivi sopra esposti, si ribadisce il proprio dissenso.

La Spezia, 27 aprile 2026

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