Duecento richieste per settecento interventi e quasi cinque chilometri di muri a secco da ricostruire. Sono i dati forniti dal Parco nazionale delle Cinque Terre a seguito del bando specifico, per il quale sono stati erogati 800mila euro, ai quali se ne aggiungono altri 50mila per fare fronte a tutte le domande.
In una nota, l’Ente spiega che l’adesione è stata “da record” e che, per la prima volta, “nel 2025 le richieste hanno superato la disponibilità finanziaria, segnando una netta inversione di tendenza e una risposta significativa da parte di conduttori, proprietari e aziende agricole”.
Il cambio di passo, secondo il Parco, è dovuto alle novità introdotte nel bando, frutto del confronto con le categorie agricole, che prevedevano un finanziamento anche dei muri crollati a sostegno di terrazzamenti non coltivati per favorire il recupero delle superfici abbandonate, l’estensione dei tempi di realizzazione da sei mesi a un anno, l’ammissibilità di muri già ricostruiti se adeguatamente documentati e contributi calibrati sulle superfici effettivamente coltivate, con massimali crescenti. In questo modo lo strumento è diventato “più accessibile, mirato ed efficace, pensato per chi lavora quotidianamente in un territorio complesso come quello delle Cinque Terre”, precisano dal Parco.
“Secondo una prima stima previsionale, grazie a questa misura verranno ricostruiti circa cinque chilometri di muri a secco, un intervento fondamentale per la tutela del paesaggio terrazzato delle Cinque Terre. Attualmente i tecnici del Parco sono impegnati nella costituzione della Commissione tecnica di valutazione, che avrà il compito di esaminare le domande pervenute e verificarne la piena rispondenza ai requisiti e ai criteri previsti dal bando”, precisa ancora una nota dell’Ente.
Il presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre, Lorenzo Viviani, commenta: “Questo risultato dimostra che il percorso di ascolto avviato con il mondo agricolo sta producendo effetti concreti. Investire sui muri a secco significa sostenere la produttività agricola, mitigare la fragilità geo-idrologica del territorio e valorizzare il ruolo degli agricoltori come veri custodi del paesaggio. Per questo abbiamo scelto di aumentare ulteriormente le risorse: l’intera misura è finanziata dal Parco con entrate proprie provenienti dal turismo, che ritornano al territorio creando un circolo virtuoso”.