Il segretario provinciale del Partito democratico, Marco Baruzzo, torna ad attaccare l’amministrazione comunale sulla vicenda della barriera antintrusione di Marola e delle limitazioni all’accesso al porticciolo di San Vito annunciate dalla Marina militare. Secondo l’esponente dem, il confronto istituzionale portato avanti dal Comune non avrebbe prodotto alcun risultato concreto e rischierebbe di tradursi in un arretramento nei rapporti tra la città e il mare.
“Marola: interlocuzione e mediazione istituzionale pari a zero. Il Comune è un passacarte e soprattutto complice dello stravolgimento dell’identità di Marola e del suo già precario accesso al mare. ‘Imprescindibili esigenze di sicurezza della base navale’ costringono la Marina Militare a confermare le preannunciate limitazioni all’accesso da e al Porticciolo di San Vito. Tre fasce di un’ora ogni giorno. L’amministrazione comunale prende atto e fa spallucce, fischietta e si gira dall’altra parte”, afferma Baruzzo.
Nel mirino del segretario provinciale del Pd c’è anche la gestione della trattativa da parte dell’amministrazione Peracchini. Baruzzo richiama la nota del 13 maggio con cui l’assessore Pietro Antonio Cimino aveva comunicato di aver trasmesso alla Marina militare le richieste emerse durante l’assemblea popolare sugli orari di apertura della barriera. “La nota con cui l’assessore Cimino riferisce di aver riportato alla Marina militare le richieste dell’assemblea popolare circa gli orari di apertura della barriera antintrusione è datata 13 maggio. Oggi la giunta Peracchini incassa uno zero e come se niente fosse torna a Marola per chiedere se ci sono valutazioni da fare. Si direbbe che la negoziazione è fallita, o forse che non è mai nemmeno iniziata”.
Secondo Baruzzo, il Comune avrebbe dovuto assumere un ruolo più incisivo nei confronti della Marina militare e del Governo. “A Peracchini e a Cimino bisognerebbe ricordare che il Comune non è un centro smistamento corrispondenza e non basta inoltrare una mail per dire di aver fatto la propria parte. Eppure si potrebbero e dovrebbero pretendere chiarimenti sulle esigenze effettive di sicurezza, si potrebbe e si dovrebbe attivare un tavolo istituzionale con il coinvolgimento dei rappresentanti della popolazione e delle associazioni interessate, si potrebbe e si dovrebbe aprire un confronto politico con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Si potrebbe e si dovrebbe mobilitare la città”.
Per il segretario dem la questione non riguarda soltanto Marola, ma investe più in generale il rapporto tra la Spezia e il proprio mare, con possibili ripercussioni anche sul futuro economico del territorio. “Le restrizioni prefigurano un cambiamento radicale e in senso regressivo nel rapporto tra la città e il mare, oggi riguardano Marola, ma in prospettiva, se persiste l’impotenza e l’irrilevanza del Comune che dovrebbe rappresentare gli interessi della collettività, il problema investirà tutto il golfo, la sua economia, le sue imprese, i suoi equilibri. Inutile riempirsi la bocca di Blue Economy e di nuovo modello di sviluppo, se nei rapporti con la Marina Militare si fanno passi indietro su conquiste, seppure parziali, consolidate da decenni”.
L’affondo finale è rivolto direttamente al sindaco Pierluigi Peracchini. “Oggi tocca ai marolini fare un passo indietro, domani a chi toccherà? Se il sindaco non si sveglia ora dal suo torpore, il modello di sviluppo della città e la sua economia del mare rischiano di essere una subordinata rispetto alle decisioni unilaterali di qualche ufficio romano. Di tutto questo sarebbe opportuno che si discutesse con maggiore serietà, evitando di derubricare la vicenda a mera questione locale”.