La squadra ce la mette tutta, ma non c’è gioco. Il Frosinone vince in relax


SPEZIA-FROSINONE 0-2

38° Kvernadze, 55° Ghedjemis

 

SPEZIA (3-5-2): Radunovic; Ruggero, Hristov (46° mteju), Bonfanti; Sernicola (63° Comotto), Adamo, Romano, Bellemo (63° Vignali), Aurelio; Skjellerup, Vlahovic (59° Artistico). (Mascardi, Loria, Nagy, Beruatto, Conte, Bertoncini).

All. Roberto Donadoni.

FROSINONE (4-3-3): Palmisani; A.Oyono, Cittadini (59° gelli), Calvani, Bracaglia (90° Corrado); Cichella, Koutsoupias, Calò (73° Kone); Kvernadze (90° Fiori), Raimondo (73° Zilli), Ghedjemis. (Lolic, Pisseri, Marchizza, Grosso, J.Oyono, Fini, Vergani).

All. Massimiliano Alvini.

Arbitro: Federico Dionisi (L’Aquila).

Assistenti: Alessio Berti (Prato), Gianluca Grasso (Ariano Irpino).

Quarto ufficiale: Gianmarco Vailati (Crema).

Var e Avar: Antonio Giua (Olbia), Emanuele Prenna (Molfetta).

Angoli: 2-10.

Ammoniti: Calò, Romano, Ruggero, Comotto, Kone.

Recupero: 2’ e 5’.

Note: 8.338 spettatori (146 ospiti).

 

Lo Spezia perde dando la sensazione di essere una squadra in stallo. Un loop fatto di sfiducia, mancanza di gioco, poca confidenza con la rete e fragilità difensiva. Il Frosinone vince senza dover neanche sudare, favorito dagli errori sotto porta di Skjellerup e dalle voragini lasciate dagli avversari a centrocampo e sulle fasce. I bianchi ce la mettono tutta, questo va detto. Ma manca il tocco di Donadoni, che a fine partita viene beccato dai tifosi in tribuna che lo invitano a dimettersi. Così si va solo in serie C senza neanche passare dai play out.

 

Cronaca.

Lo Spezia avrebbe bisogno di un risultato di prestigio contro una delle squadre migliori del campionato per rilanciarsi dopo un inizio di 2026 con una vittoria, due pareggi e tre sconfitte. Di fronte il Frosinone di Alvini, ex con il dente avvelenato dopo l’esonero del 2023, lanciato verso la serie A diretta. Gli aquilotti tuttavia non arrivano al meglio alla sfida. Gli infortuni di Cassata e Valoti spingono Donadoni a schierare Adamo mezzala, in panchina sia Nagy che Comotto, mentre in avanti largo alla coppia inedita Skjellerup-Vlahovic. 

Ciociari squadra da contropiede con le due ali imprendibili Kvernadze e Ghedjemis. Forse anche per quello c’è Bonfanti braccetto a sinistra e non Beruatto, il primo sicuramente più difensore. Gli ospiti partono forte. Al 4° Calò scodella in area, la difesa buca e Bracaglia di testa va vicino al palo alla sinistra di Radunovic. Al 6° Oyono premia Chichella che corre dietro la difesa, Radunovic ci pensa un attimo poi esce e blocca prima che la mezzala possa anticiparlo. Gli aquilotti prova a scuotersi lanciando in avanti. Dionisi fischia una rigore allo Spezia al 9°, ma la mano che ha toccato il pallone è di Vlahovic e la decisione viene rivista dopo on field review.

Radunovic per Skjellerup che fa la sponda. Non fa più di questo lo Spezia al cospetto di una squadra che invece scambia palla a terra, porta in su il pallone e salta l’uomo sulle fasce. La differenza di fiducia e varietà di soluzioni tra le due sqaudre appare subito evidente. I bianchi ci devono allora mettere qualcosa di più dal punto di vista dell’agonismo. Bonfanti si fa interprete di questo spirito provando per due volte al ventesimo a entrare in area ispirando il triangolo con Skjellerup, ma l’animosità non fa il paio con la precisione.

Il Frosinone prende qualche fallo per spezzare la tensione, mentre l’arbitro Dionisi viene beccatodal pubblico per non aver fischiato quelli che vengono ritenuti un paio di falli ai danni di Skjellerup, che sta svolgendo una partita di spessore quando si tratta di difendere il pallone. Quando però i giallazzurri recuperano il pallone sono micidiali in ripartenza. Al 30° equivoco tra Sernicola e Romano, parte Kvernadze che mette in area e Bonfanti in spaccata anticipa Ghedjemis che avrebbe avuto tutta la porta aperta di fronte a sé. Dionisi di nuovo beccato quando al 32° interrompe una ripartenza dello Spezia in parità numerica per ammonire Calò che aveva fatto fallo su Vlahovic. 

Si lotta sulla sinistra con Aurelio che lancia Bonfanti, che però gestisce male il pallone e lo perde per Oyono, poi Hristov e Bellemo si ostacolano a vicenda e Ghdjemis può mettere in area. Tocco sfortunato di Romano che permette a Kvernadze di toccare in porta. Frosinone in vantaggio al 37°. A peggiorare il quadro l’infortunio di Hristov che al 40° si lascia cadere a terra toccandosi la gamba sinistra. Si scalda Mateju, ma il capitano rimane per ora in campo. Al tempo scaduto Skjellerup getta nell’indifferenziata l’occasione del pareggio mancando incredibilmente un colpo di testa a non più di mezzo metro dalla linea di porta sguarnita. Fine primo tempo, lo Spezia non ha mai tirato in porta.

Al rientro in campo c’è Mateju per Hristov, con Ruggero che va a fare il centrale di mezzo. Skjellerup fa in tempo a colpire debolmente di testa tra le braccia di Palmisani due volte tra il 47° e il 51° facendo mettere la mani sul viso a Donadoni, poi il Frosione raddoppia. Punizione di Romano in area, palla respinta per Ghedjemis che può correre tutto solo verso la porta partendo dalla propria metà campo, attendere Radunovic e infilarlo al 55°. Una gestione delle marcature preventive imbarazzante.

Un impresentabile Vlahovic viene sostituito tra i fischi; entra Artistico. Subito dopo arriva il terzo gol. Calcio d’angolo non difeso, paratona di Radunovic su colpo di testa di Gelli (appena entrato), poi palo di Kvernadze e infine Raimondo da due passi a spingere in porta. Il Var tuttavia segnala il fuorigioco di Koutsoupias che aveva rimesso il pallone in area prima del palo. Dentro Vignali e Comotto per Sernicola e Bellemo. 

Al 65° Dionisi assegna un calcio di rigore allo Spezia. Comotto, che è entrato con la solita carica, anticipa Oyono e viene scalciato da questi che tentava di rilanciare il pallone. Altra pausa, altro giro all’on field review e altro rigore tolto dopo revisione. Per la seconda volta il Var richiama Dionisi che si adegua: il penalty non c’è. Il fallo è di Comotto. 

A quel punto la partita è praticamente finita. I bianchi non riescono a imbastire un’azione degna di questo nome, gli errori si sprecano. La squadra ce la sta mettendo tutta, ma non ha un’automatismo, un’ordine, uno schema, una giocata da proporre. Il Frosinone ha il risultato in pugno e gestisce il pallone, ma quando riparte sul fondo ci arriva praticamente sempre. All’85° si concede il lusso di sbagliare con Cichella una rete più facile da segnare che non.

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