La guardia sulle navi si fa oggi con gli occhi al cielo. A bordo di Nave Duilio si è tenuta una conferenza a favore di tutto l’equipaggio “per incrementare la consapevolezza in merito alla diffusione sempre maggiore di droni impiegati per scopi militari o civili e la possibile minaccia che essi possono rappresentare per una nave ormeggiata in porto”. Ne dà notizia la stessa Marina Militare. Sono state inoltre analizzate le modalità di segnalazione in caso di avvistamento e di reazione qualora si verifichino condizioni tali da definire un drone “non collaborativo”.
Nave Duilio, nave di bandiera della prima divisione di stanza alla Spezia, e il suo equipaggio ne hanno già avuto esperienza durante le missioni in Mar Rosso per sorvegliare le rotte commerciali che portano al Canale di Suez. Rotte fondamentali per i porti italiani che rischierebbero di essere tagliati fuori, al pari di buona parte del resto del Mediterraneo, nel caso diventasse più sicura la circumnavigazione dell’Africa. Ma la formazione è intesa da mettere in pratica anche in porto.
“Tale cambio di paradigma si manifesta non solo in teatro operativo, primo fra tutti il Mar Rosso dove nave Duilio ha a lungo operato, ma anche in ambito nazionale, laddove la sicurezza dello spazio aereo è una responsabilità collettiva a tutela del bene comune. La conferenza è stata incentrata principalmente su metodi pratici di avvistamento e osservazione, analisi delle tipologie di droni e regole speditive per poter raccogliere dati come la quota, il profilo di volo e il comportamento. L’obiettivo è di mettere chiunque nelle condizioni di poter effettuare una prima identificazione e, di conseguenza, di velocizzare le tempistiche di reazione”. La Marina sottolinea come “incrementare la consapevolezza e dotarsi quindi di un sistema anti-drone efficiente non è più un’opzione, ma una necessità inderogabile, di fronte a un panorama geopolitico sempre più instabile”.