Impiccati dai nazifascisti con il filo di ferro di fronte alla popolazione, ecco chi erano i patrioti

Venerdì 13 febbraio 2026, a Follo, l’amministrazione comunale e il Comitato provinciale unitario della Resistenza della Spezia hanno commemorato, alla presenza degli allievi e delle insegnanti delle classi 3^A e 3^B dell’istituto comprensivo “Salvo D’Acquisto” , uno dei più efferati crimini perpetrati dai nazifascisti nella nostra terra nel corso della Guerra di Liberazione1943-1945. La cerimonia, anticipata di un paio di giorni per consentire la partecipazione degli studenti, ha preso avvio da Piazza Matteotti, con una deposizione floreale al monumento dei caduti partigiani, su cui campeggia l’epigrafe dettata da Giuseppe Fasoli, l’indimenticabile “Tolstoj “, che il CLN, all’indomani della Liberazione, indicò come sindaco

“Davanti ai fucili

Nel silenzio

Che precede la scarica

Il cuore dei Martiri dice

“Sto per morire”

È allora che sale il grido

Per rendere consapevoli altri

Che il Sacrificio serva

Per far vivere

Il Popolo Italiano!

Esserne grati

Dovere è sempre “.

Il corteo, aperto dal gonfalone del Comune, portato dalla Polizia Municipale, si è quindi avviato verso la lapide dedicata al comandante partigiano Giuliano Ratti, della colonna “Giustizia e Libertà” a cui è stato reso omaggio ed ha infine raggiunto il cippo su viale Brigate Partigiane, dove è stata deposta la corona. In ciascuno di questi momenti, il parroco don Filippo Santini ha impartito la benedizione, invitando i presenti al raccoglimento. Dopo l’introduzione dell’assessora alla cultura Marina Ricco, che ha riepilogato le finalità della manifestazione, ringraziando gli intervenuti, ha preso la parola il copresidente del Comitato provinciale unitario della Resistenza della Spezia Paolo Galantini, che, dopo aver reso omaggio al gonfalone del Comune di Follo, decorato con la medaglia di bronzo al valor militare per quanto conseguito durante la Guerra di Liberazione, ha proceduto a una ricostruzione del contesto storico entro cui maturarono gli eventi oggi richiamati.

Follo, monumento ai partigiani Caduti il 15 febbraio 1945

 

“La reazione dei tedeschi alla perdita di un loro soldato, avvenuto in uno scontro a fuoco a Pian di Follo in data 14 febbraio 1945, in cui registrarono anche il ferimento di un altro militare, fu brutale e tanto spietata quanto sproporzionata: cinque case furono date alle fiamme la sera stessa a Follo Basso , mentre Follo Alto fu cannoneggiato, causando la morte di un civile, Simonelli Attilio. Non paghi, i nazisti pretesero la consegna di quattro patrioti detenuti presso l’ex Caserma del glorioso XXI Reggimento Fanteria della Spezia, che i loro sodali fascisti avevano trasformato in un luogo di torture e di morte per quanti cadevano nelle loro mani. La mattina del giorno 15 i nazisti tornarono sul luogo recando gli sventurati prigionieri e li impiccarono col filo di ferro alla presenza della popolazione appositamente radunata e costretta ad assistere sotto la minaccia delle armi. I corpi furono rimossi soltanto il giorno 17. La morte, riferiscono le testimonianze, venne affrontata dai quattro patrioti con dignità e coraggio tali da colpire persino i loro carnefici”.

E qui il professor Galantini, traendo spunto dall’attenta e preziosa partecipazione degli studenti, ha sviluppato un toccante parallelismo con l’eroe a cui è intitolato l’istituto comprensivo di Follo , il vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri Salvo D’Acquisto, medaglia d’oro al valor militare il cui volontario Sacrificio, avvenuto il 23 settembre del 1943, valse la salvezza a 22 persone catturate a caso e pronte ad essere passate per le armi in seguito alla morte di due militari tedeschi e al ferimento di altri due a causa dello scoppio di una bomba a mano. Anche in questo caso si trattava di una vile ed ingiustificata rappresaglia, perché in assenza di coloro che potevano essere ritenuti responsabili di quanto accaduto, si procedeva indiscriminatamente a carico della popolazione civile.

“Salvo D’Acquisto offrì la sua vita affinché gli ostaggi fossero risparmiati ed affrontò il plotone d’esecuzione con quella serenità estrema di chi si appresta a morire sapendo che il proprio sacrificio salverà altre vite: ‘Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte’, dovettero ammettere gli assassini. Questo contegno – ha rimarcato Galantini – discende dal più nobile degli ideali, quello che ci fa vedere oltre le nostre stesse esistenze spingendoci ad agire anteponendo gli altri a noi stessi, anche a costo della vita, con il convincimento che il Sacrificio di sé costituisca qualcosa di giusto a cui, in determinati momenti, non ci si può sottrarre. ‘Se muoio per altri cento, rinasco cento volte: Dio è con me e io non ho paura!’. Ecco, in questo atteggiamento composto, in questa dimostrazione di altissimo e sconfinato altruismo, può essere scorta la levatura morale con cui i martiri del Secondo Risorgimento d’Italia affrontarono stoicamente la morte, per evitare che una condotta diversa avrebbe potuto compromettere le vite di tante altre persone”.

Monumento alla Resistenza

 

Sante Gattoronchieri, di Lerici, aveva 44 anni; Alcide Paita, di Calice,18; Albino Pietrapiana, di Pitelli, ne aveva 39 e Vasco Pieracci, della Spezia, 33. Salvo D’Acquisto si apprestava a compierne 23.

“La loro straordinaria maturità non cessa di colpirci e di interrogarci. Come i primi non c’entravano nulla con l’uccisione del soldato tedesco e col ferimento dell’altro militare coinvolto nello scontro a fuoco da cui la rappresaglia si era scatenata, Salvo D’Acquisto era a sua volta estraneo alla morte e al ferimento dei soldati tedeschi. Erano però dei patrioti e come tali, agli occhi dei loro aguzzini, potevano e perciò dovevano essere uccisi. La popolazione doveva assistere alla loro morte affinché ne venisse terrorizzata e cessasse ogni forma di aiuto e di solidarietà ai combattenti per la libertà. È a questi uomini, alcuni poco più che ragazzi, che dobbiamo tutto quello che abbiamo, a cominciare dalla nostra democrazia che la Repubblica Italiana, che si appresta a compiere i suoi primi 80 anni di vita, garantisce a ciascuno in virtù della legge e con il concorso attivo di ogni cittadino. Noi siamo qui oggi per fare memoria, affinché ciascuno sappia quanto è grande il nostro debito verso quei patrioti”.

“Non si tratta di rinfocolare degli odi, ma di far tesoro di quanto la storia può insegnare se la si avvicina con onestà intellettuale, analizzandola senza alcuna lente deformante che possa alterarlanella sua oggettività, con l’obiettivo educativo di evitare di ricadere nei tragici errori del passato. Trucidare degli esseri umani in un modo così orribile, condannarli ad un lento ed atroce soffocamento, come è avvenuto per i martiri di Follo, di cui oggi onoriamo il ricordo, rivela fino a che punto può arrivare la barbarie quando viene meno ogni freno morale. È per questo che dobbiamo coltivare la pace tra i Popoli, rigettando la guerra con tutte le nostre forze, come vollero ribadirei Padri Costituenti nell’articolo 11 della nostra Carta, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. I Padri Costituenti sapevano di quello di cui scrivevano. Avevano infatti vissuto la guerra sulla loro pelle e ne avevano sperimentate le atrocità morali e materiali che ad essa conseguono. È perciò assurdo ed inaccettabile che oggi, a distanza di 81 anni dai fatti di cui stiamo trattando, nuovi venti di guerra si levino da ogni parte di questo povero mondo, quasi che milioni di vittime non abbiano insegnato alcunché. Non vi è nulla di inevitabile in tutto questo, come invece qualcuno tenta di farci credere”.

Ricordate perciò che ciascuno di noi è importante, perché dalle scelte che ognuno fa discende l’orientamento che le nostre vite finiscono con l’assumere e con esse quelle di un popolo e quindi dell’umanità tutta. Insieme ai diritti, che giustamente reclamiamo – ha concluso Galantini, rivolgendosi espressamente agli studenti – non dimenticate mai che esistono perciò anche dei doveri, a cui non potremmo mai sottrarci, se non rinunciando, in ultima istanza, a coltivare e ad approfondire l’umanità che è in noi come in ciascun essere umano”.

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