Le due vittorie consecutive contro Sampdoria ed Entella non sono bastate a mascherare le persistenti criticità della manovra dello Spezia. Non è casuale che entrambe le reti decisive firmate da Artistico siano arrivate su palla inattiva e non da azione costruita: la squadra continua a faticare nella produzione di occasioni attraverso un gioco manovrato, affidandosi prevalentemente a iniziative individuali o a situazioni estemporanee. Una parte rilevante di queste difficoltà nasce dal centrocampo, che in assenza di Salvatore Esposito ha perso personalità, qualità tecnica e quella capacità di forzare le giocate in grado di rompere la prima linea di pressione avversaria. Senza il suo contributo, la circolazione del pallone appare più prevedibile e meno incisiva.
Al netto delle prestazioni di Filippo Bandinelli – autore di gare complete sia contro il Modena sia nelle due vittorie precedenti, con un rendimento positivo in entrambe le fasi – il resto del reparto mostra evidenti limiti. In parte si tratta di caratteristiche strutturali: Adam Nagy e Francesco Cassata, pur con differenze evidenti, sono profili più orientati al recupero che alla costruzione. Cassata, in particolare, nelle ultime uscite ha garantito intensità e carattere, elementi spesso carenti nel resto della squadra, ma non può da solo sopperire alla mancanza di qualità in fase di possesso. Parallelamente, continua a mancare il contributo di Rachid Kouda, che per talento e visione potrebbe innalzare il tasso tecnico del centrocampo.
Il centrocampista classe 2002 sembra intrappolato in una fase involutiva dalla quale fatica a emergere. In questa stagione non è mai riuscito a fornire prestazioni realmente convincenti, un aspetto che rappresenta un problema non solo per lo Spezia, ma anche per il suo percorso di crescita. Dopo il taglio estivo del Parma, avvenuto senza particolari ripensamenti in estate, il ritorno allo Spezia – ambiente già conosciuto e reduce da una stagione positiva – sembrava l’occasione ideale per una definitiva maturazione. I numeri, però, raccontano altro. Contro il Modena Kouda ha toccato appena 44 palloni (dieci in più di Nagy, ndr), completando 28 passaggi e controllando la sfera solo 28 volte: dati insufficienti per un giocatore chiamato a dare qualità e continuità alla manovra.
Le statistiche non migliorano nemmeno nelle gare contro Entella e Sampdoria, soprattutto se confrontate con quelle degli avversari. Emblematico il paragone con il Mantova: nella stessa partita, il centrocampo di Possanzini ha totalizzato 218 tocchi complessivi con i tre titolari, mentre lo Spezia, schierando Cassata, Nagy e Vignali, si è fermato a quota 88. Da qui la scelta di Donadoni di inserire un ulteriore palleggiatore come Comotto, un tentativo che però non ha prodotto gli effetti sperati in una giornata complessivamente negativa.
In questo contesto, il principale riferimento nella costruzione del gioco, in assenza di Salvatore Esposito, si è paradossalmente spostato sulla linea difensiva. In particolare, il braccetto sinistro – con Fellipe Jack e, in seguito, Pietro Beruatto – è risultato il giocatore con il maggior numero di tocchi nelle ultime partite. Una soluzione che ha costretto lo Spezia a una manovra alternativa, spesso sviluppata saltando il centrocampo.
Un limite evidenziato anche da Roberto Donadoni nel post partita contro il Modena: “Dobbiamo prendere più iniziativa e imparare a ricevere meglio il pallone, non sempre spalle alla porta”. Segnali di difficoltà ormai strutturali, emersi da tempo, sui quali lo staff tecnico è chiamato a intervenire per restituire fluidità e incisività al gioco della squadra. Perché il solo rientro di Salvatore Esposito non può sopperire a tutte queste mancanze.