Claudio Pistelli e la cronaca del bianco e nero: quarant’anni di città e di un giornalismo che viveva sulla strada

C’erano notti in cui la redazione sembrava una sala macchine: il fumo che ristagnava sotto le lampade al neon, il telefono che squillava senza tregua, le voci spezzate dei cronisti e, appesa a un chiodo vicino all’uscita, la macchina fotografica già pronta a correre via. Negli anni Settanta-Ottanta la cronaca non aspettava nessuno: non esistevano notifiche, dirette streaming o fotografie inviate in tempo reale. C’era l’istinto, semmai una telefonata arrivata sottovoce da un bar del porto o da un benzinaio di periferia, e poi la necessità di partire subito, infilarsi in macchina o su un motorino dell’epoca e raggiungere il luogo della notizia prima degli altri. Perché il giornale del mattino dopo si giocava spesso in quei minuti: uno scatto in esclusiva, un volto colto nel momento giusto, una strada ancora bagnata dalle sirene della notte. È dentro quell’atmosfera — fatta di pellicole consumate, rumorosissime macchine da scrivere, camere oscure improvvisate e concorrenza serrata tra cronisti – che si muove oggi la mostra fotografica “Cronaca. La città, i fatti, i personaggi negli anni del bianco e nero” dedicata a Claudio Pistelli, storico fotografo della redazione spezzina de “Il Secolo XIX”, uomo di strada prima ancora che professionista dell’obiettivo. Le sue immagini non raccontano soltanto fatti e avvenimenti: narrano un modo di fare informazione che aveva il passo lento della ricerca e l’urgenza della presenza fisica. Un giornalismo che obbligava a esserci davvero, faticoso ma anche più libero di quello odierno. Perché, nel bene e nel male, comandava la cronaca. E, forse proprio per questo, riusciva a lasciare dietro ogni fotografia un frammento di vita autentica. “Era un mondo completamente diverso e anche la cronaca lo era. Quando accadeva un fatto si andava sul posto, si entrava nella scena dell’accaduto magari per pochi secondi, ma i capi della Mobile o i sostituti procuratori ti davano la possibilità di scattare immagini che il giornale chiedeva. Anche le fotografie più dure, più forti, non le facevo perché mi piacesse farle: i giornali le volevano. E c’era un pubblico che cercava quel tipo di immagini. La cronaca viveva anche di quello. I quotidiani locali pubblicavano tranquillamente foto di sangue, di cadaveri, di minori feriti. Succedeva di tutto e tutto finiva sul giornale”, racconta un emozionato Pistelli a Città della Spezia.

La mostra di Pistelli presentata in Fondazione Carispezia

Una mostra che è un armadio della memoria: perché se è vero che in copertina c’è la foto forse più “importante” della carriera di Pistelli, quella della visita di Lady D, ma anche tanti volti incontrati per strada, luoghi trasformati, eventi che hanno attraversato la quotidianità di una città: la politica, i processi, l’arte e la cultura, i grandi personaggi di passaggio, gli eventi che rimangono nella storia. Frammenti che tornano a parlare e a raccontare una storia in cui molti possono riconoscersi. “L’idea è nata quasi per caso. Un amico, il commercialista Otello, mi ripeteva continuamente di tirare fuori tutto il materiale che avevo accumulato negli anni. Così, quando ho smesso di lavorare alla fine del 2023, ho comprato uno scanner e ho ripreso in mano tutti i negativi: dal primo del 1978 fino agli ultimi scatti digitali del 2023. Ho riguardato tutto e ho iniziato a mandare fotografie ad amici, poliziotti, politici, persone che ritrovavo in quelle immagini. Ad Andrea Corradino, per esempio, ho inviato alcune fotografie del padre, l’avvocato Gianfranco, figura storica degli anni Ottanta. Da lì è nato tutto. Andrea mi ha detto che dovevamo organizzare una mostra. Ci ho lavorato per oltre un anno e mezzo, tra bianco e nero, colore e digitale. E oggi sono molto contento del risultato”. Curata da un entusiasta Marco Condotti (“Bello e difficile destreggiarsi nella scelta delle immagini da mettere in mostra, è stato un grande lavoro per una mostra semplice ma molto significativa per la città”), suggella la carriera di un fotocronista intuitivo, capace anche di raccogliere con dedizione un vastissimo archivio che documenta oltre quarant’anni di vita cittadina. “Qui c’è tutta la mia vita, una vita particolare perché fare questo mestiere ti fa fare una vita particolare, sotto tanti aspetti. Non è stato semplice, la cronaca non ti avvisa. Siamo riusciti a fare sempre tutto e con Mauro Frascatore, compianto collega de “La Nazione” cui è dedicata una sala della mostra, ci aiutavamo molto perché eravamo concorrenti ma anche amici. Insieme siamo andati avanti bene per oltre quarant’anni”.

La mostra di Pistelli presentata in Fondazione Carispezia

Tra le decine di migliaia di scatti, che abbiamo avuto il piacere di visionare nei tempi in cui la mostra era ancora un’idea in embrione, ne sono stati selezionati e stampati oltre trecento per comporre un racconto visivo che attraversa la cronaca locale e restituisce, allo stesso tempo, uno spaccato più ampio della società. Nelle sue fotografie convivono episodi di cronaca, anche quelli più complessi, e momenti di vita quotidiana, contribuendo a delineare nel tempo il volto di una comunità in trasformazione. Il percorso espositivo nasce da un articolato lavoro di selezione e ordinamento, pensato per accompagnare il visitatore in una narrazione fluida e accessibile. Le immagini dialogano tra loro costruendo un racconto che non si limita a documentare i fatti, ma invita a rileggerli alla luce del presente, attivando ricordi, connessioni e nuovi sguardi. “La città è cambiata tantissimo. Basta pensare al traffico: corso Cavour era a doppio senso, via Del Prione aveva le auto, quartieri come Mazzetta stavano nascendo. È tutto molto diverso. Io però mi ci ritrovo bene, perché non ho mai smesso di frequentare la città e la provincia. Per chi torna dopo tanti anni, invece, il cambiamento si sente eccome. Nella mostra questo percorso si vede chiaramente: si parte dalla fine degli anni Settanta, dal bianco e nero, e si arriva fino al 2020, fino alle immagini del ponte caduto ad Albiano”. La fotografia più importante della tua vita e in quella in cui ti sei detto “bravo!”? “Non saprei sceglierne una. Per me sono tutte importanti, rivederle è stata un’emozione, perché alcune vicende le avevo completamente dimenticate. Guardavo le fotografie e cercavo di far riaffiorare i ricordi ma bravo non me lo dico mai”.

La mostra di Pistelli presentata in Fondazione Carispezia

A completare il percorso espositivo, una serie di contenuti audiovisivi: lungo la mostra sono presenti monitor che propongono un’ulteriore selezione delle immagini di Pistelli, mentre un monitor dedicato raccoglie le interviste ai giornalisti Paolo Ardito, Paolo Brosio, Franco Carozza, Roberta Della Maggesa, Alessandro Franceschini, Amerigo Lualdi, Marco Magi, Enzo Millepiedi, Filippo Paganini, Renzo Raffaelli, Corrado Ricci e Riccardo Sottanis. Attraverso ricordi personali, aneddoti di redazione e racconti dal campo, emergono il clima del giornalismo di quegli anni, il lavoro quotidiano tra cronisti e fotoreporter e le trasformazioni della città viste da chi le ha documentate in prima linea. Un elemento che amplia ulteriormente l’esperienza, trasformando la visita in un momento di ascolto oltre che di osservazione. La mostra diventa così un racconto che supera la dimensione fotografica per assumere un valore anche sociale e storico, capace di restituire il recente passato della città in modo accessibile e coinvolgente. “La mostra rappresenta un’importante occasione per rileggere la storia recente della città attraverso uno sguardo autentico e diretto per un giornalismo che allora doveva correre sul posto anche e soprattutto per ragioni tecniche. – sottolinea Andrea Corradino, presidente di Fondazione Carispezia – L’archivio del fotocronista Claudio Pistelli non è solo una raccolta di immagini, ma un patrimonio di memoria che appartiene alla comunità e che lui ci ha donato. Attraverso questo progetto, la Fondazione intende offrire uno spazio di riflessione condivisa, in cui riconoscersi e comprendere le trasformazioni del nostro territorio nel tempo, rafforzando al contempo il proprio impegno nella valorizzazione dell’identità culturale locale e nell’apertura dei propri spazi alla città come luoghi di incontro e partecipazione.” La mostra, a ingresso libero, rimarrà aperta fino al 7 giugno 2026.

Orari:
Inaugurazione: venerdì 8 maggio, ore 18
Dal lunedì al venerdì ore 15.30 – 17.30
Sabato, domenica e festivi ore 10-13 | 15.30-19.30

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