La firma del Manifesto Marittimo della Spezia, presentato questa mattina da Assonautica, OsserMare, Assarmatori, Confitarma e Confindustria Nautica, ha aperto la seconda e ultima giornata del Forum Risorsa Mare 2026, in corso all’auditorium dell’Autorità portuale del Mar Ligure Orientale. Un documento che, come detto, mette nero su bianco il riconoscimento del ruolo essenziale di un’azione strutturale delle istituzioni a sostegno del sistema mare, considerato una leva strategica per la competitività del Paese. Un tema che ha trovato piena sintonia nell’intervento del presidente di Confindustria La Spezia, Alessandro Laghezza, alla tavola rotonda “Il mare al centro della politica industriale”. Per Laghezza, la sfida è innanzitutto cambiare prospettiva: non guardare più separatamente a porti, shipping, cantieristica, nautica, turismo, pesca e Difesa, ma considerarli parti di un unico sistema. “Il mare sta diventando un vero ecosistema industriale, nel quale logistica, manifattura, energia, tecnologie digitali, sicurezza, ricerca e dimensione subacquea sono sempre più interconnesse”, ha sottolineato in apertura di orazione. Un sistema che, secondo i dati richiamati nel corso dell’intervento, ha ormai un peso tutt’altro che marginale nell’economia italiana. L’economia del mare ha generato nel 2024 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, arrivando a quasi 225 miliardi considerando l’indotto, con circa 1,1 milioni di occupati. E in un Paese sempre più dipendente dai mercati internazionali, la dimensione marittima diventa inseparabile dalla capacità competitiva del sistema produttivo. “Il mare non è un settore dell’economia italiana. È una delle grandi piattaforme sulle quali può poggiare la politica industriale del Paese”, ha affermato Laghezza. Ed è proprio alla Spezia che questa visione trova, secondo il presidente di Confindustria, una delle sue rappresentazioni più concrete. Il territorio concentra infatti competenze e attività che spaziano dalla cantieristica alla nautica, dal porto alla ricerca, dalla Difesa alla dimensione subacquea.

Immancabili i numeri: durante il forum è stato ricordato varie volte che Spezia è la prima provincia italiana per incidenza delle imprese dell’economia del mare sul totale, con il 17,5%. Il settore genera il 17,1% del valore aggiunto provinciale e coinvolge oltre 15.300 occupati. Un peso particolarmente evidente anche nell’export: la cantieristica rappresenta il 61,6% delle esportazioni spezzine, arrivate nel 2025 a 1 miliardo e 165 milioni di euro. Ma dietro questi numeri, ha evidenziato Laghezza, c’è una storia industriale costruita nel tempo, a partire dalla presenza della Marina Militare e dell’Arsenale, e poi sviluppatasi attraverso grandi imprese, competenze specialistiche e un sistema di ricerca che oggi comprende, tra gli altri, il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, il CMRE della NATO, CNR, ENEA, CSSN, DLTM e Università. La dimensione subacquea rappresenta così una delle nuove frontiere in cui convergono industria, ricerca e sicurezza. “La dimensione subacquea non è soltanto Difesa: significa telecomunicazioni, energia, protezione delle infrastrutture, robotica, intelligenza artificiale, ricerca scientifica e monitoraggio ambientale”, ha ricordato il presidente di Confindustria La Spezia. Accanto alla Difesa e alla ricerca c’è la nautica, con una filiera che riunisce grandi produttori di yacht e superyacht, progettazione, componentistica, servizi e refitting. Un sistema rappresentato anche fisicamente dal Miglio Blu, dove industria, ricerca, università, formazione e design si concentrano lungo pochi chilometri di costa. Intorno alla Spezia, ha ricordato Laghezza, “si concentra circa il 26% della produzione mondiale di yacht e superyacht”. Ma la competitività non dipende soltanto dai grandi cantieri: la crescita delle dimensioni e della complessità delle imbarcazioni richiede infatti nuove competenze e un salto organizzativo per le piccole e medie imprese della filiera.

Un altro pilastro è il porto, che movimenta oltre 1,2 milioni di TEU l’anno e che presenta una caratteristica particolarmente significativa sul piano dell’intermodalità: nel 2025 circa il 34% dei container è stato inoltrato via ferro. Per Laghezza, la trasformazione dello scalo deve però essere letta in una prospettiva più ampia, dentro un processo che comprende investimenti pubblici e privati, potenziamento delle banchine e dei fondali, nuovi terminal, automazione, infrastrutture energetiche e connessioni ferroviarie. L’obiettivo indicato è portare progressivamente la quota ferroviaria al 50%, facendo della crescita portuale non soltanto una questione di volumi, ma soprattutto di qualità della logistica. “La crescita del porto non può essere semplicemente crescita dei container movimentati. Deve essere crescita della qualità logistica: ferrovia, retroporti, digitalizzazione, dogana e collegamenti efficienti con i mercati produttivi del Nord Italia e dell’Europa”, ha spiegato. A completare il quadro ci sono la transizione energetica, il cold ironing, il nuovo terminal crociere e il recupero di Calata Paita e del waterfront. Un insieme di interventi che, nella lettura di Laghezza, mostra concretamente cosa dovrebbe significare una politica industriale dedicata al mare. “Non stiamo semplicemente ampliando un porto. Stiamo ridisegnando insieme capacità commerciale, intermodalità, sostenibilità energetica e rapporto con la città”.

Ed è proprio qui che il ragionamento torna al tema del Manifesto Marittimo firmato oggi alla Spezia: la necessità di un’azione coordinata e strutturale, nella quale investimenti pubblici, iniziativa privata, infrastrutture, ricerca e competenze procedano nella stessa direzione. “Difesa e subacquea. Nautica. Porto e logistica. Ricerca. Formazione. Turismo. Presi singolarmente, sono settori importanti. Messi insieme diventano qualcosa di diverso: un ecosistema industriale”. Il nodo, secondo il numero uno di Via Ceccardi, è ora quello delle competenze. Le imprese hanno commesse, tecnologie e possibilità di crescita, ma incontrano sempre più difficoltà nel reperire tecnici, operai specializzati, ingegneri e professionalità avanzate. In questo senso, il territorio può contare su una filiera formativa che comprende Cisita, ITS Academy La Spezia e il Polo universitario della Spezia, con Promostudi e Università di Genova. Un patrimonio che, secondo il presidente di Confindustria, deve essere ulteriormente rafforzato insieme alla capacità del territorio di attrarre persone, attraverso servizi, mobilità, scuola, cultura e qualità urbana. La conclusione di Laghezza torna quindi alla domanda posta dal titolo della tavola rotonda: che cosa significa davvero mettere il mare al centro della politica industriale? Per Laghezza l’Italia possiede già molte delle componenti necessarie per una leadership internazionale. La sfida è riuscire a farle funzionare insieme, trasformando le eccellenze dei singoli territori in un vantaggio competitivo più ampio. “La questione decisiva è quanto saremo capaci di far funzionare queste componenti come un sistema”. E proprio la Spezia, ha concluso, può rappresentare un laboratorio di questa integrazione: un territorio nel quale convivono portualità, logistica intermodale, nautica di alta gamma, cantieristica militare, ricerca, design e dimensione subacquea. “La nostra sfida non è soltanto conservare queste eccellenze. È connetterle sempre di più, far crescere intorno ad esse nuove imprese e nuove competenze e trasformare un vantaggio territoriale in un vantaggio competitivo per l’intero Paese”.
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