Accoltellamento Chiodo, Traverso, Siap: “La polizia non può diventare l’unica risposta a problemi sociali, culturali ed educativi”

“In merito al gravissimo e tragico episodio avvenuto alla Spezia, che ha portato alla morte di un giovane studente all’interno di un istituto scolastico, esprimo a nome del SIAP – Sindacato Italiano Appartenenti Polizia profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia della vittima, alla comunità scolastica e ai compagni di studio”. Così Roberto Traverso, Segretario Nazionale SIAP, interviene sul caso che ha sconvolto l’Italia: “Come rappresentanti delle donne e degli uomini delle Forze dell’Ordine, riteniamo doveroso evitare letture semplicistiche o strumentali di fatti così drammatici. È evidente, anche a chi opera quotidianamente sul territorio, come molti giovani vivano condizioni di disagio profondo, spesso senza punti di riferimento educativi, sociali e relazionali. Un disagio che, se non intercettato per tempo, può trasformarsi in comportamenti estremi e violenti, come dimostrano purtroppo episodi sempre più frequenti. Sempre più spesso si chiede alle Forze dell’Ordine di supplire alle carenze dei servizi sociali, educativi e di supporto psicologico, che invece dovrebbero essere adeguatamente strutturati e sostenuti con risorse economiche e professionali. La polizia può garantire sicurezza, prevenzione e repressione dei reati, ma non può e non deve diventare l’unica risposta a problemi che sono prima di tutto sociali, culturali ed educativi.
Ancora Traverso: “In questo contesto non può essere ignorata la carenza di sensibilità e di iniziativa della Regione Liguria sul tema della sicurezza intesa nella sua dimensione più ampia, che comprende prevenzione, politiche giovanili, supporto alle famiglie, servizi territoriali e integrazione tra scuola e servizi sociali. La sicurezza non può essere affrontata solo come questione di ordine pubblico o demandata esclusivamente allo Stato e alle Forze di Polizia, ma richiede un impegno concreto e strutturale anche da parte delle Regioni, titolari di competenze fondamentali in ambito sociale, sanitario ed educativo. È fondamentale ribadire che i problemi di sicurezza non vanno confusi con i problemi sociali: alimentare questa confusione produce solo risposte emergenziali, inefficaci e spesso tardive, senza affrontare le vere cause del disagio giovanile. Occorre un investimento serio e coordinato su servizi sociali e psicologici; politiche educative e scolastiche; prevenzione del disagio giovanile; sostegno alle famiglie e ai contesti più fragili. Solo attraverso una responsabilità condivisa tra Stato, Regione, enti locali, scuola e servizi sociali è possibile prevenire tragedie come quella di La Spezia, senza continuare a scaricare sulle Forze dell’Ordine responsabilità che non possono essere loro attribuite”.

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