I radar per individuare potenziali minacce aeree, l’intelligenza artificiale per interpretarle e predirne il comportamento, le artiglierie per abbatterle prima che possano colpire basi militari, città, aeroporti, scali portuali e impianti industriali. C’è una versione terrestre del cannone navale 76/62 di Oto Melara nel cuore della Michelangelo Dome presentata da Leonardo qualche mese fa come la soluzione italiana per costruire un sistema “di difesa integrata modulare, aperta e scalabile” per proteggere i cieli.
Sulla scorta di quella realizzata da Israele e assurta purtroppo alle cronache durante la guerra con l’Iran dell’estate 2025; una lezione che l’Europa impara oggi dall’Ucraina, martoriata ogni giorno da droni e missili lanciati a migliaia dalla Russia su obiettivi sensibili e infrastrutture civili, l’obiettivo dichiarato è creare “una cupola di sicurezza capace di individuare, tracciare e neutralizzare minacce su tutti i domini di operazione, e proteggere infrastrutture critiche, aree urbane sensibili, territori e asset di interesse nazionale ed europeo”.
Così l’azienda italiana sta reinventando l’artiglieria che dalla fabbrica della Melara è arrivata a equipaggiare settanta marine nel mondo. Lo hanno chiamato Hystrix 76 ADS, che sta per air defence system, e ieri è stato presentato alla stampa di settore a Brescia. Entro la fine dell’anno il primo esemplare dovrebbe essere installato su una piattaforma terrestre, trasportabile in modo da poter essere schierato a seconda delle necessità. Sarà controllabile da remoto. “Si basa su un sistema di Comando e Controllo, su una sensoristica avanzata in grado di rilevare diverse tipologie di minacce aeree e sul 76/62 nella versione Sovraponte – fa sapere l’azienda -. Quest’ultimo è stato progettato per essere installato sopra coperta, caratteristica che la rende particolarmente adatta a una rapida installazione terrestre”.
Lo spunto è arrivato nel marzo del 2024 quando il cacciatorpediniere Duilio fu mandato in Mar Rosso era schierato in Mar Rosso nell’ambito della missione europea Aspides per garantire la sicurezza della navigazione commerciale. Intercettati alcuni droni, presumibilmente operati dagli Houthi, questi furono neutralizzati a chilometri di distanza proprio utilizzando il cannone dell’Oto Melara in dotazione a tutte le unità maggiori della Marina Militare. Da lì l’intuizione di reimpiegarlo per la difesa da droni e altre insidie volanti anche a terra. Riprendendo in parte il concetto del progetto Otomatic degli anni Ottanta – oggi un pezzo da esposizione nel Museo della Melara – che allora era pensato sulla base di un mezzo corazzato cingolato.
“Allo sviluppo di questa nuova famiglia, si aggiunge quello di un nuovo munizionamento di piccolo calibro in modo da ottenere performance molto specifiche nello scenario di riferimento e neutralizzare al meglio le minacce – rende noto Leonardo -. Queste nuove tecnologie si aggiungono al ben noto Dart da 76 e alle munizioni guidate, di cui Leonardo è leader internazionale”.