La Marina Militare ha deciso il destino della discarica di Campo in Ferro: il tombamento. Nelle more del progetto di ampliamento della base navale denominato Basi Blu è ora compresa anche la creazione di una nuova banchina nella zona al confine con la borgata marinara di Cadimare, per decenni utilizzata per lo stoccaggio fuori norma di un ingente quantitativo di materiale inquinante. Battezzata appunto Banchina ex Campo in Ferro sarà da progetto costituita da una struttura di contenimento del materiale, una vasca di colmata dove conferire parte dei fanghi di dragaggio dell’antistante darsena Duca degli Abruzzi e infine un piazzale di cemento.
Deciso dunque il destino del sito che presenta “materiali ferrosi, amianto, vernici, nafte e bcp in parte sfusi, in parte all’interno di appositi contenitori”, come descrisse Luigi Boeri, l’ingegnere forense che nei primi anni Duemila indagò la discarica. La soluzione della Marina Militare prevede la realizzazione di una vasca di colmata per conferirvi 215.000 metri cubi di fanghi di dragaggio estratti dalla darsena grande che sarà portata a una profondità tra -10 e -12 metri. Attorno e dietro la struttura di contenimento migliaia di pali e palancole per sostenere la nuova banchina e contrastare la spinta del materiale retrostante. A contatto con la zona di discarica una trincea drenante di pietre.
Al di sopra delle tonnellate di rifiuti che dunque rimarranno dentro il mare – si parla di oltre 13mila metri cubi su una superficie di 2omila metri quadrati – un piazzale di cemento di 255 metri sul lato lungo e 150 sul lato corto, collegato al Molo Varicella 1 da un’altra banchina di cento metri di lunghezza. La Banchina ex Campo in Ferro, intervento da oltre 84,1 milioni di euro, sarà collegata a un molo che seguirà l’andamento della diga frangiflutti di ponente. Il Molo Occidentale poggerà su un doppio ordine di pali metallici infissi nello strato roccioso sotto il fondale marino per un costo di 34,8 milioni di euro.
Su Campo in Ferro, venuto alla luce nel 2003, dopo le analisi a campione per capire cosa fosse stato scaricato in mare a due passi da una zona densamente abitata, stata praticata l’asportazione di uno strato superficiale di rifiuti e la stesura di un telo in materiale plastico per evitare il percolamento. Nel 2017 l’Università di Firenze ha poi avviato un progetto di fitorisanamento, una tecnica sperimentale con l’utilizzo di piante in grado di abbassare i livelli di inquinamento. “Nelle acque profonde sono stati riscontrati valori superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione relativamente ai policlorobifenili”, ha reso noto a giugno 2025 la Marina Militare. Tra i fattori inquinanti le “acque di spurgo in relazione ai quattro pozzi presenti nel sito, costantemente infiltrate da acqua marina della baia prospicente e comunque non utilizzabili ai fini di potabilità”.
A dicembre 2024 era stata avviata una conferenza di servizi per la presentazione dell’analisi di rischio approvata lo scorso giugno in concomitanza con la presentazione del progetto Basi Blu “con l’indicazione di procedere alla redazione e presentazione di un progetto di messa in sicurezza operativa” che prevede “il mantenimento degli attuali presidi ed il loro
efficientamento, il monitoraggio del sito, nonché tenere in considerazione l’esito del progetto di fitorimediazione realizzato dall’Università di Firenze in parte dell’area come test pilota”. Negli scorsi mesi si era affacciata l’ipotesi di alienare il sito a usi civili. Progetti rimasti lettera morta.