Venerdì di sciopero generale, presidio di protesta contro l’economia di guerra sotto la Prefettura

Domani, venerdì 30 ottobre,la Spezia sarà coinvolta nello sciopero generale proclamato da Usb, Usi e dai sindacati di base, con un presidio annunciato alle 9.30 davanti alla Prefettura di via Vittorio Veneto. La mobilitazione si inserisce nella giornata internazionale di sciopero dei porti e della logistica, alla quale hanno annunciato adesione oltre 113 scali nel mondo. Il coordinamento Restiamo umani – Riconvertiamo Seafuture ha chiamato a raccolta cittadini, lavoratori, studenti e insegnanti, contestando le spese militari e chiedendo investimenti in sanità, scuola, trasporti, ambiente e politiche abitative.

Nel comunicato diffuso in vista della manifestazione, il coordinamento denuncia le ricadute dell’economia di guerra sul costo della vita e sui servizi pubblici.
“I salari non bastano, i servizi essenziali vengono progressivamente smantellati e i soldi pubblici sono spesi in armi”, scrivono i promotori, secondo i quali l’aumento delle spese militari sottrae risorse a scuola, sanità e ambiente, alimentando il carovita e le disuguaglianze. Tra gli esempi citati c’è il recente stanziamento di 3,4 miliardi di euro per Leonardo, destinati alla costruzione di carri armati attraverso Lrmv. “Con un miliardo di euro si potrebbero costruire 200 scuole, o cinque grossi poli ospedalieri”, sostengono.

La mobilitazione punta in particolare sul ruolo dei porti nel traffico di armamenti. I manifestanti chiedono di fermare il transito di armi negli scali e denunciano le condizioni di lavoro nella logistica, tra incidenti, turni pesanti e presenza di esplosivi bellici in banchina. “Vogliamo che trasporti e logistica smettano di essere al servizio dell’economia di guerra”, si legge nel comunicato.

Il coordinamento lega la protesta anche alle ricadute della presenza militare sul territorio spezzino, indicando basi, poligoni e industrie belliche come fattori che renderebbero la città un potenziale bersaglio in caso di conflitto. Nel mirino c’è inoltre l’amministrazione comunale guidata da Pierluigi Peracchini, accusata dai promotori di non intervenire mentre si espande l’arsenale militare, a fronte delle difficoltà economiche e dei problemi del trasporto pubblico locale.

Un altro fronte riguarda la scuola. Restiamo umani – Riconvertiamo Seafuture annuncia la propria vicinanza a studenti e insegnanti, contestando le condizioni degli edifici scolastici, la repressione delle proteste studentesche e l’ipotesi di un ritorno della leva militare. Il coordinamento chiede inoltre di interrompere i percorsi di formazione scuola-lavoro nelle fabbriche di armamenti e di sottrarre università e istituti scolastici alla collaborazione con l’industria bellica.

Nel ricordare le mobilitazioni dell’ultimo anno a sostegno del popolo palestinese e contro Seafuture, i promotori rilanciano la richiesta di riconversione delle industrie militari e di maggiori investimenti nei servizi pubblici. Lo slogan scelto per la giornata è “Non un soldo non un soldato per le guerre dello Stato”.

In vista del presidio, il prefetto della Spezia Andrea Cantadori ha riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza della sindaca di Santo Stefano di Magra (con cui è stata affrontata la situazione di uno stabile abbandonato in Via Vincinella attualmente utilizzato da alcuni cittadini stranieri), del questore e dei vertici provinciali di Carabinieri, Vigili del fuoco e Guardia di finanza. Nel corso dell’incontro sono stati definiti i coordinamenti operativi tra le forze dell’ordine per accompagnare lo svolgimento della manifestazione.

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