Con un recente atto l’ente regionale ha decretato di di condividere e approvare le “Linee guida di riferimento istituzionale e Codice di buone pratiche per gli operatori balneari per la tutela dei nidi di Caretta caretta” predisposte dal Glit – Gruppo ligure tartarughe marine (composto da Arpal, Acquario di Genova, Distav dell’Università di Genova e Istituto zooprofilattico Piemonte, Liguria, Val d’Aosta) e di divulgare i menzionati documenti “dandone massima diffusione ai Comuni costieri della Liguria e a tutti i possibili stakeholders”, si legge nel decreto.
Risale al 2021 l’accertamento dei primi casi di nidificazione della tartaruga Caretta caretta lungo le coste liguri, con un numero in progressivo aumento negli anni successivi. Un fenomeno che com’è noto ha interessato anche il litorale spezzino.
Le menzionate linee guida (consultabili integralmente QUI assieme al Codice di buone pratiche) toccano vari aspetti – dal monitoraggio delle spiagge alla segnalazione e alla conseguente gestione del nido, fino alle indicazioni relative alle attività di formazione e informazione – e “si configurano, sul piano tecnico-gestionale, come un intervento attivo a supporto della conservazione della specie Caretta caretta -, si legge nel documento stesso – in quanto, attraverso la definizione di ruoli, procedure e misure di prevenzione e mitigazione degli impatti antropici nelle fasi di emersione, deposizione, incubazione e schiusa, concorrono a dare attuazione, in modo coordinato e uniforme sull’intero territorio regionale, agli obblighi di tutela e di protezione rigorosa della specie previsti dall’articolo 12 della Direttiva 92/43/CEE, recepita con D.P.R. 357/1997″. Le linee guida inoltre “risultano inoltre coerenti con le finalità e con le misure di monitoraggio e gestione previste dalla Direttiva 2008/56/CE, recepita con D.lgs. 190/2010, contribuendo al mantenimento o al ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente della specie e alla riduzione del disturbo e del deterioramento degli habitat costieri funzionali alla nidificazione”.
Al primo punto delle linee troviamo “Mappatura e monitoraggio delle spiagge”, al secondo la “Segnalazione” (“in caso di avvistamento di tracce e/o di tartarughe sulla spiaggia deve essere contattata immediatamente la Guardia Costiera”, si spiega), quindi “Accertamento e protezione del nido”, “Assistenza delle schiuse e ispezione del nido”, “Informazione alla cittadinanza”, “Aggiornamento linee guida e verifica dell’efficacia delle buone prassi tra enti competenti regionali”.
Allegati alle linee guida ecco poi uno “schema esemplificativo della zonazione e dei dispositivi di protezione del nido” e un vademecum rivolto agli operatori balneari, da attivare nel caso si notino “almeno uno di questi segnali: tracce compatibili con risalita, femmina in deposizione, sospetto nido, neonati in emersione” e che dà indicazioni su numeri di telefono e segnalazioni, su cosa fare nell’immediatezza dell’avvistamento e su cosa non fare in caso si notino le tracce summenzionate, e ancora su come comportarsi nel caso si ravvisi la presenza della femmina di tartaruga in spiaggia e/o se si vedano neonati di Caretta caretta in emersione, infine sulla gestione dello stabilimento finché il fenomeno è in corso.