Terrazzamenti a rischio, l’allarme degli artigiani: “Senza lavoro riconosciuto non c’è tutela del paesaggio”

Prezziari regionali da aggiornare, percorsi formativi permanenti per tramandare e professionalizzare il mestiere, bandi per il recupero dei terrazzamenti che non siano interventi occasionali, ma strumenti continuativi. Sono queste alcune delle questioni emerse dalla tavola rotonda organizzata il 25 ottobre dalla sezione locale di ITLA Italia, in occasione del quindicesimo anniversario dalla fondazione dell’associazione. Un confronto che ha riunito artigiani della pietra a secco, viticoltori, amministrazione comunale di Riomaggiore e Parco Nazionale delle Cinque Terre, con l’obiettivo di mettere in relazione chi progetta, costruisce e coltiva il paesaggio terrazzato. Al centro non soltanto la sua conservazione, ma anche le condizioni professionali ed economiche necessarie per garantirne la manutenzione nel tempo.




Convegno muretti a secco


Dove se non alle Cinque Terre, verrebbe da chiedersi. Un territorio che custodisce una presenza particolarmente estesa di manufatti in pietra a secco, ma anche uno degli esempi più evidenti delle conseguenze che il progressivo abbandono delle attività agricole può produrre sul paesaggio. Qui dove nel corso dei decenni la popolazione attivamente impegnata nella cura e nella manutenzione del territorio è passata da oltre 8mila persone a circa 2.500 abitanti attuali, tra i quali sono sempre meno coloro che possono dedicarsi a un’attività tanto impegnativa, anche a causa degli insufficienti riconoscimenti economici. Un cambiamento demografico e sociale che ha avuto ricadute dirette sulla conservazione dei terrazzamenti e dei muri di sostegno, esposti a un progressivo deterioramento. In questo scenario il Parco ha svolto un ruolo fondamentale di promozione e coordinamento delle iniziative di tutela e ripristino. Accanto all’ente operano i viticoltori riuniti in associazione, la cui attività rappresenta molto più di una funzione produttiva: attraverso il lavoro quotidiano sui terrazzamenti contribuiscono a mantenere vivo un paesaggio di cui sono, a tutti gli effetti, custodi. Un patrimonio nel quale si intrecciano valore economico, identità culturale e fragili equilibri naturalistici.




Muretti a secco


È proprio dalla necessità di mettere in relazione queste diverse competenze che è nata l’iniziativa di ITLA. Superare la frammentazione degli interventi e costruire una collaborazione tra chi lavora direttamente sulla pietra, chi gestisce il territorio e chi lo coltiva: ecco perché la tavola rotonda ha quindi affrontato aspetti molto concreti. Dalle tecniche costruttive a soluzioni adeguate alla diversa destinazione d’uso dei manufatti fino a criteri condivisi per calcolare tempi e costi di lavorazione. Quest’ultimo punto ha assunto un’importanza particolare: senza parametri economici chiari e condivisi, infatti, diventa difficile strutturare rapporti duraturi tra artigiani, amministrazioni pubbliche e committenti privati. Da qui la necessità di diffondere una maggiore consapevolezza dei benefici economici di lungo periodo legati alla manutenzione e al recupero dei muri a secco, ma anche di definire tariffari capaci di riconoscere adeguatamente la professionalità e la dignità di chi svolge questo lavoro. Sul piano tecnico, il confronto ha approfondito le specificità della costruzione in pietra a secco in Liguria, dove questa tecnica trova la sua applicazione prevalente nei muri di sostegno delle fasce terrazzate. È stata inoltre analizzata la differenza tra queste opere e le cosiddette strutture grigie in cemento, mettendo a confronto le due soluzioni sotto diversi profili: impatto ambientale, capacità di generare occupazione, ricadute fiscali per le amministrazioni pubbliche, contributo alla prevenzione del dissesto idrogeologico e compatibilità con le pratiche di coltivazione biologica.




Convegno muretti a secco


Un passaggio significativo ha riguardato la distinzione tra muro strutturale e muro tradizionale, due tipologie che comportano differenti modalità esecutive e tempi di lavorazione. A questo proposito è stato presentato il documento «Voci di capitolato e tabella ore di lavorazione», elaborato da ITLA Italia e SIPS e disponibile sul sito dell’associazione. Lo strumento intende fornire riferimenti più precisi per descrivere le lavorazioni e quantificarne l’impegno professionale, superando le approssimazioni che ancora caratterizzano alcuni strumenti di riferimento. Tra le criticità segnalate figura infatti la formulazione di diverse voci del prezziario regionale ligure, che non sempre descrivono in maniera adeguata la tecnica costruttiva e le caratteristiche delle opere. È stato citato, in particolare, il caso dei muri a secco ai quali viene attribuito indistintamente uno spessore di 0,5 metri, senza considerare le differenze esecutive e strutturali che possono incidere sensibilmente sulle ore di lavoro necessarie. Anche il riconoscimento professionale degli addetti è stato oggetto di discussione. Chi costruisce muri in pietra a secco viene attualmente inquadrato come operaio specializzato, una definizione che apre una riflessione sulla necessità di valorizzare maggiormente competenze tecniche, conoscenze dei materiali e capacità operative che si acquisiscono attraverso esperienza e formazione specifica.




Muretti a secco


Dal confronto sono emerse tre proposte operative. La prima riguarda la continuità dei finanziamenti attraverso i bandi PSR, per i quali è stato chiesto di superare la logica degli interventi una tantum e prevedere strumenti di sostegno sempre accessibili. La seconda è l’aggiornamento del prezziario della Regione Liguria, affinché le lavorazioni in pietra a secco siano descritte correttamente e remunerate in modo coerente con il tempo, le competenze e la complessità degli interventi. La terza riguarda la formazione: l’idea è promuovere in Liguria una scuola dedicata alla costruzione dei muri a secco di contenimento, con percorsi strutturati e continuativi, da far conoscere anche alle amministrazioni dei Comuni rurali. E naturalmente per gli artigiani presenti, l’incontro ha rappresentato anche un’occasione di confronto tra approcci e sensibilità differenti. La diversità delle esperienze nella lavorazione della pietra non è stata considerata un elemento di divisione, ma una risorsa da mettere a disposizione di un patrimonio comune, attraverso lo scambio di conoscenze e la crescita reciproca. Un primo incontro per un primo passaggio verso una rete territoriale che dovrà misurarsi non soltanto con le questioni tecniche, ma anche con la capacità di rivendicare condizioni di lavoro adeguate, elaborare progetti condivisi e ampliare l’offerta formativa rivolta alle nuove generazioni.

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