“Apprendiamo con sconcerto che la Difesa per questo inizio di anno ha deciso di ridurre i volumi finanziari destinati al compenso forfettario d’impiego. E pensare che sono stati stanziati 13 miliardi di euro per gli armamenti, mentre oggi scopriamo che mancano 6 milioni di euro per compensare l’operatività del personale della Marina. Il rischio è che gli equipaggi svolgano il servizio a bordo con compensi ancor più irrisori del già penalizzante CFI”. Lo scrive in una nota la segreteria nazionale di Sim Marina.
“La Marina Militare sta attraversando un periodo particolarmente delicato. Le attività operative in mare sono incessanti a causa dell’attuale scenario politico internazionale, il tutto aggravato da una grave carenza di personale che conta circa 9.000 unità in meno. In questo contesto, è opportuno sempre ribadire che il compenso forfettario, così come strutturato, già non valorizza adeguatamente la professionalità e i sacrifici del personale militare”.
“Fermo restando che il macro obiettivo di Sim Marina è quello di superare la forfettizzazione, in questo momento occorre perlomeno mantenere questa modalità di compensazione. Un’ulteriore riduzione del compenso di navigazione non potrà che incidere negativamente sul morale degli equipaggi, già messi a dura prova da ritmi operativi elevatissimi e da prolungate assenze dalle famiglie. Unica verosimile conseguenza a questo punto è che questa riduzione significhi maggior tempo per i nostri equipaggi da trascorrere con le famiglie. Il tempo, un valore negli ultimi anni sconosciuto al personale imbarcato potrebbe essere recuperato con una rimodulazione delle attività operative, pur assicurando tutti gli impegni internazionali”.
“Ci rivolgiamo al Ministro della Difesa – l’appello finale – affinché garantisca risorse adeguate al compenso delle attività operative. Le donne e gli uomini che in divisa solcano le acque internazionali al servizio del Paese meritano rispetto per le attività che garantiscono quotidianamente”.