E’ un imbuto stretto quello in cui sta cadendo lo Spezia Calcio. Ogni giornata le chance di un colpo di reni nella corsa salvezza di fanno più rarefatte e la parola serie C è ormai la più citata dai tifosi. Sei punti nei sette scontri diretti degli ultimi due mesi (mettendoci anche il Padova) dipingono un disastro sportivo, la cui consapevolezza rimane impigliata tra l’inscalfibile sorriso rassicurante del presidente Charlie Stillitano e la granitica mimica da spaghetti western dell’allenatore Roberto Donadoni. Nel calcio si può perdere, per carità, anche se tredici anni di Gabriele Volpi (a proposito, un giorno ci sarà da convincere i posteri che sì, c’era chi lo contestava…) hanno abituato la piazza a veleggiare sempre su mari sicuri e a volte inesplorati.
Per chi la serie C non l’ha mai vista – un’intera generazione di tifosi oggi ventenni – e per chi sperava di non vederla più invece forse è il caso di fare un punto della situazione. Ebbene sì, è ancora una categoria in cui i problemi finanziari sono più articolati di tante partite, anche perché chi scende lo fa con monte ingaggi spesso fuori parametro. Soprattutto dopo il periodo Covid, che ha alzato il conto delle spese in cadetteria. Ma nei prossimi anni potrebbero arrivare anche novità strutturali difficili da prendere sottogamba. Sono infatti tornate a trapelare intenzioni da parte della Figc di estirpare la serie C definitivamente dal novero delle leghe professionistiche del calcio, ridurla magari a due soli gironi di 20 squadre e restringere il meccanismo delle promozioni in serie B in nome della ricerca della “stabilità”. Ovvero tentare di smettere di dover depennare in corsa le società che hanno azzardato finanziariamente.
Concentrandoci solo sull’aspetto delle promozioni, queste potrebbero scendere dalle attuali quattro a tre: le vincitrici dei due gironi e quella dei play off. E’ presto per occuparsene – lo Spezia dopotutto ha ancora tempo per salvarsi e deve provarci fino in fondo – ma il punto è che questa impostazione è già oggi condivisa dalla stessa serie B che, di conseguenza, potrebbe rinunciare a una promozione a sua volta. Nel campionato cadetto infatti la paura di retrocedere muove i club più dell’opportunità di arrivare in massima serie. Si potrebbe dunque ad arrivare ad avere una promozione in meno in serie A pur di ottenere una retrocessione in meno in Lega ‘non più’ Pro.
Se ne è parlato negli scorsi mesi anche all’interno della commissione sulla sostenibilità economico finanziaria della cadetteria, una delle due voluta dal presidente Bedin al suo insediamento, di cui l’ad aquilotto Andrea Gazzoli è coordinatore e di cui fanno parte anche Corrado Di Taranto (Cesena), Filippo Polcino (Juve Stabia), Mauro Malavasi (Modena), Alessandra Bianchi (Padova), Alberto Bosco (Sampdoria) e l’avvocato Gabriele Nicolella. Comunque finisca questa stagione, la proposta è già in discussione e pare trovare consensi. Lo Spezia rischia di trovarsi con il passo sbagliato di fronte a un bivio storico per il calcio italiano.