Sanità privata, i lavoratori tornano in piazza. I sindacati: “Serve rinnovo del contratto, situazione non più accettabile”

Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle residenze per anziani incroceranno le braccia per l’intera giornata venerdì 17 aprile e raggiungeranno a Roma per una manifestazione.
“Lo sciopero nazionale è stato proclamato dopo il fallimento del tentativo di conciliazione e riguarda tutte le strutture private che operano in ambito sanitario e socio-sanitario” si legge in una nota unitaria delle delegazioni spezzine di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp che proseguono: “Alla Spezia il contratto si applica anche nelle strutture accreditate con Asl5, come la Fondazione Don Gnocchi e la struttura sanitaria Alma Mater, realtà che svolgono un servizio fondamentale per la cittadinanza”.
“Parliamo di professioniste e professionisti che ogni giorno garantiscono assistenza e cura con competenza e dedizione – dichiarano Roberto Palomba, Fp Cgil, Carlo Pietrelli, Cisl Fp , Massimo Bagaglia, Uil Fp della Spezia – ma che attendono il rinnovo del contratto da troppi anni. In alcuni casi sono passati otto, in altri addirittura quattordici anni. È una situazione non più accettabile”.

Al centro della protesta c’è la posizione delle associazioni datoriali, che stanno rinviando l’apertura delle trattative o rifiutando di chiuderle finché non sarà garantita la copertura totale dei costi da parte delle Regioni. “Non è giusto – proseguono Palomba Pietrelli e Bagaglia– scaricare sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla collettività il peso delle scelte imprenditoriali. Chi opera nel privato accreditato svolge lo stesso lavoro dei colleghi del pubblico, ma percepisce stipendi più bassi. Questa disparità deve finire”. I sindacati sottolineano che esiste già un sistema di finanziamento delle strutture accreditate e che non è più rinviabile un rinnovo contrattuale che garantisca aumenti salariali adeguati, diritti e tutele. “Per continuare a offrire un servizio sanitario di qualità alla cittadinanza – concludono – non si può prescindere dal riconoscimento economico e professionale di chi quel servizio lo rende possibile ogni giorno”.

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