“Se un ospedale è costretto a sospendere l’attività delle sale operatorie a causa delle alte temperature, significa che il problema ha ormai superato il livello dell’emergenza. Da oggi le sale operatorie dell’Ospedale San Bartolomeo di Sarzana subiranno una sospensione perché le temperature raggiunte, intorno ai 26 gradi, non consentono di garantire le condizioni ottimali richieste per l’attività chirurgica”. È il punto di arrivo di una situazione che il NurSind denuncia da settimane. “Abbiamo parlato di reparti oltre i 30 gradi, di impianti di climatizzazione malfunzionanti, ma il caldo è solo una faccia della stessa medaglia. L’altra si chiama carenza di personale”. Da giorni il NurSind chiede di attivare le prestazioni aggiuntive, previste dal Ccnl proprio per affrontare situazioni di grave carenza di organico. “L’azienda, invece, ha scelto un’altra strada. Prima gli straordinari e ora, di fronte al crescente rifiuto degli infermieri di continuare a rientrare senza che vengano attivate le prestazioni aggiuntive, stanno iniziando ad arrivare gli ordini di servizio, strumenti ai quali il lavoratore, salvo i casi previsti dalla legge, non può opporsi. È una scelta organizzativa che scarica ancora una volta le inefficienze dell’Azienda sugli infermieri, trattati come una risorsa da utilizzare fino all’esaurimento invece che come professionisti da valorizzare. Durante la pandemia erano gli “eroi”. Oggi sembrano essere diventati semplicemente numeri da spostare da un turno all’altro”, spiega il segretario territoriale Assunta Chiocca.
E il problema secondo Nursind non riguarda soltanto Sarzana e La Spezia. “Anche al punto di primo intervento di Levanto vi è una grave carenza di personale: dopo i pensionamenti e il mancato reintegro delle unità cessate, il servizio è rimasto con un solo infermiere per turno. Una situazione resa ancora più critica dalla nuova configurazione dei locali, dove i due box assistenziali sono stati separati e non sono più reciprocamente visibili, rendendo ancora più difficile garantire la sicurezza dell’assistenza con un solo professionista in servizio”. Per questo il NurSind ha chiesto il reintegro immediato dell’organico. “Il quadro che emerge è ormai evidente: la risposta alle carenze non sono le assunzioni, ma gli straordinari, i richiami in servizio e, quando neppure questi bastano più, gli ordini di servizio. Una strategia che impoverisce la professione infermieristica, aumenta il rischio di burnout, rende sempre meno attrattivo il lavoro negli ospedali. Il NurSind ribadisce che le priorità sono chiare: sblocco immediato delle assunzioni, attivazione delle prestazioni aggiuntive come misura ponte prevista dal contratto nazionale e ripristino di condizioni di lavoro sicure, sia dal punto di vista degli organici che del microclima. Dopo mesi di segnalazioni, promesse e interventi tampone, il NurSind ritiene che il tempo delle attese sia terminato. Come già annunciato, procederà alla formalizzazione dello stato di agitazione del personale, perché non è più tollerabile che le carenze organizzative dell’azienda vengano sistematicamente scaricate sugli infermieri, chiamati ogni giorno a garantire il funzionamento della sanità pubblica con sempre meno colleghi, in condizioni sempre più difficili e senza il riconoscimento che la loro professionalità merita.
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