Riforma dei porti al microscopio a Risorsa Mare: status quo, coordinamento, clima e dragaggi

“Voler fare la riforma dei porti è un atto di coraggio. È la più difficile: ci sono interessi contrapposti, una gran varietà di situazioni ed è sempre difficile andare a toccare lo status quo. Infatti sono stati depositati 600 emendamenti, come accade solo per la legge di bilancio”.
Luigi Merlo, direttore generale di CTL Maritime Italia, Gruppo Msc, ha esordito così nel corso della tavola rotonda “Porti d’Italia Spa”, momento di lavoro conclusivo del forum Risorsa Mare, che per due giorni ha richiamato alla Spezia ministri e personaggi di primo piano della comunità portuale italiana. Il dibattito si è svolto questo pomeriggio nell’auditorium Giorgio S. Bucchioni dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale, a meno di una settimana dai panel tecnici che si sono svolti in Passeggiata Morin durante la Festa dei patrioti organizzata da Fratelli d’Italia.

Merlo ha poi analizzato i due pilastri del testo della riforma. “Il coordinamento lo vogliono tutti: è maturata una nuova coscienza. Sulle infrastrutture, invece, le Adsp hanno difficoltà a essere stazioni appaltanti di grandi opere. Il mare è sempre più caldo e sono preoccupato dai fenomeni meteo estremi che potranno arrivare. Ci vuole capacità di proteggere le nostre coste. Se questi sono gli obiettivi primari della riforma, è un fatto molto importante”.

“Poi ci sono altri elementi: con le guerre in corso in Medio Oriente e il cambiamento climatico che può portare all’apertura di rotte artiche, il Mediterraneo rischia la marginalizzazione. Questo va tenuto in considerazione. E poi – ha aggiunto Merlo – c’è il tema dei dragaggi: dobbiamo fare in modo che il ministero dell’Ambiente cambi atteggiamento nei confronti dei progetti di dragaggio, che talvolta vengono bloccati per questioni opinabili. Se riusciamo a coniugare questi elementi nel dibattito parlamentare, si può fare buon lavoro”.
Merlo si è soffermato quindi sul comparto crocieristico. “Parlando del mio settore, nelle crociere non c’è concorrenza come nel reparto merci, ma integrazione tra i porti. Il settore sta crescendo e oggi in Italia ci sono più di 50 porti coinvolti dal mercato crocieristico, che per primo sta andando verso il cold ironing. Infine le crociere sono un antidoto forte anche al fenomeno dell’overtourism, visto che si tratta di un turismo programmato e programmabile”.
E sulle resistenze al disegno di legge della riforma: “Non credo che siano politiche, ma di sistema. È sempre complicato andare a toccare lo status quo, ma bisogna agire perché lo stato di fatto vuol dire declino”.

Alberto Rossi, segretario generale di Assarmatori, ha sottolinea la posizione unitaria delle associazioni di categoria. “Le associazioni di categoria del cluster portuale italiano sono tutte d’accordo con la riforma. Con la nascita di Porti d’Italia Spa sarà il privato a investire sulle opere in area demaniale, non più il pubblico, con il lecito interesse di realizzarle quanto prima e di metterle a reddito. Ci sono le condizioni per fare bene, anche grazie alla scelta del percorso del disegno di legge, che prevede una lunga e proficua fase di ascolto”.

Il vice ministro dei Trasporti Edoardo Rixi ha richiamato invece il ruolo del Mediterraneo e ha evidenziato la volontà di varare una riforma capace di mantenere l’autonomia dei singoli porti dentro una visione complessiva. “Per giocare un ruolo importante abbiamo bisogno di strumenti. Il Mediterraneo è il 2 per cento della superficie marina mondiale, ma in esso si muove il 23 per cento dei traffici. Ma viviamo tempi complicati e un Mediterraneo non stabile è un forte rischio per lo sviluppo del Paese. La nostra responsabilità è di fare una riforma che non blocchi i porti, lasciando autonomia gestionale alle Autorità ma dando una visione di sistema. E dobbiamo riuscire a farlo anche in un periodo difficile come questo, perché è il mare agitato che rende abile un marinaio, non il mare calmo”, ha chiosato Rixi.

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci ha infine concentrato l’intervento conclusivo del forum sul rapporto tra Italia e mare, sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e sulla necessità di fare squadra e di una strategia comune tra pubblico e privato, settore civile e militare.
“L’Italia ritorni a essere una grande potenza della navigazione, senza superbia, ma con orgoglio. Perché ci sono molte insidie, come la presenza dei sommergibili russi sempre più spesso nelle nostre acque. In più fra 70 anni il mare coprirà 150 centri abitati lungo le nostre coste. Questo impone una pianificazione urbanistica che dovrà tenere conto di questa triste realtà, non di un’eventualità. E, se l’acqua è così calda, quanta parte della fauna marina che conosciamo consegneremo ai nostri figli?”.

“Pubblico e privato, civile e militare devono fare squadra. Non a caso abbiamo firmato il manifesto: dobbiamo definire e rafforzare una strategia unica”. Musumeci ha affrontato quindi anche il tema della tutela ambientale e dei rapporti con la burocrazia. “C’è odio verso l’uomo da parte di chi si nasconde tra le pieghe della burocrazia e vede l’uomo come nemico dell’ambiente”. “Ci sono 165mila posti barca, ma non bastano. Dobbiamo essere in grado di dare risposta alle imbarcazioni, senza che vadano in porti stranieri. Ovviamente, laddove è possibile realizzare interventi infrastrutturali”.

“Mi auguro che questo governo possa continuare a lavorare e mettere in pratica le sue idee anche negli anni a venire, ma in ogni caso, auspico che il prossimo governo mantenga il dicastero e l’attenzione al mare che abbiamo dimostrato in questo mandato”. Infine, il ministro ha richiamato il ruolo strategico del mare anche sul piano della sicurezza nazionale, come dichiarato il giorno precedente dal collega di governo Guido Crosetto. “La difesa, piaccia o non piaccia, passa dal mare. Abbiamo cambiato postura nel rapporto con il mare: oggi è chiaro che deve diventare patrimonio di tutti”.

 

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