Quel primo numero di “Cronaca e Storia di Val di Magra”, pubblicato dal Centro Aullese di ricerche e studi lunigianesi, anno I, 1972, portava in copertina un dettaglio di piazza Cavour, con l’arco della “Porta di Sopra”, Porta Parma, distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il “Fontanone” preso da dietro e la sagoma di una donna con il fazzoletto in testa che pare avere appena preso l’acqua alla fontana. Un’immagine del cuore di Aulla, centro di Lunigiana, scelto per volontà del direttivo di allora per accompagnare la raccolta di interventi, chiamate “adunanze”, realizzati nel corso del primo anno di attività. Il Centro Aullese di ricerche e studi lunigianesi è stato a lungo guidato da Giulivo Ricci e oggi porta il suo nome. Sindaco, professore, storico, ha dato l’avvio e l’imprinting al presidio culturale lunigianese.
“Ci ha insegnato a fare ricerca storica e a non disprezzare la microstoria. È la caratteristica di tutta la sua vita”, dichiara Barbara Sisti, attuale direttrice del Centro. A lei il compito di raccogliere il testimone da Giuliano Adorni, succeduto a Ricci, di rivestire l’associazione con uno statuto adeguato ai tempi, riprenderne le attività di approfondimento scientifico, conviviali, editoriali. “Domenica presentiamo il nuovo numero della pubblicazione di ‘Cronaca e Storia di Val di Magra’, ad Aulla in Sala delle Muse, alle ore 15:30. È una rivista ormai cinquantenaria. La cronologia non è perfetta: ha subito momenti di arresto; dal 2019 le pubblicazioni si erano totalmente interrotte. Il volume è un atto importante, ma domenica riapriremo anche il tesseramento, che è il vero atto di rinascita”.
Barbara Sisti è storica dell’arte, è direttore del Museo Diocesano della sede di Sarzana, è stata alla direzione scientifica per la catalogazione informatizzata dei beni storico artistici dell’Arcidiocesi di Lucca, ha al suo attivo allestimenti di mostre e percorsi espositivi, didattica museale, direzione scientifica e docenza in formazione professionale. E conosce bene il Centro Aullese di ricerche e studi lunigianesi: “Avevo 27 anni quando il professor Ricci mi chiese se volevo far parte del direttivo: c’era ancora professor Luigi Ceresoli. Ricci aveva aperto ai giovani, capito il nostro interesse, ci aveva fidelizzati. È stato lui a indirizzarmi verso la specializzazione in oreficeria e tessuti nella scelta di tesi. Nel 1995, la mia tesi di laurea sulle opere d’arte della chiesa parrocchiale di San Nicolò di Caprigliola è diventata un Quaderno del Centro. Ogni due anni usciva il volume della rivista e, quando possibile, i Quaderni, indirizzati a un argomento monotematico, collegato a un luogo, un fatto, un periodo. Vorremmo riprendere anche con queste pubblicazioni”. Un onore, quindi, sedersi alla guida del Centro dopo trent’anni. “L’obiettivo è traghettarlo nel ventunesimo secolo, nel solco tracciato dal fondatore, senza trasformarlo”.
“Quando ci siamo stretti nel nucleo storico per riprendere forma, si sono avvicinati alcuni giovani che mi hanno attivamente adiuvata nel rilancio burocratico e formale. Matteo Maggiani, Anastasia Biancardi, Riccardo Fregosi, Roberto Pasquali, sono stati molto vicini al Centro in questo ultimo periodo. Al di là del consiglio direttivo ci sono persone che danno la mano in modo fattivo. E volontario. Tutto è volontariato”. Ci sono trentenni, quarantenni, ma non ventenni. “Se l’associazionismo puro da un punto di vista è in crisi con le generazioni più giovani, attraverso le potenzialità del Museo Diocesano di Sarzana ho imparato che gli studenti che compiono una scelta di studi simile alla mia si avvicinano. Non li sappiamo avvicinare all’associazione? Non ci vedono? Chissà”.
Burocrazie, networking e passione. “Percepisco molta attesa e molto affetto nei confronti dell’imminente ‘Cronaca e Storia di Val di Magra’. Ci siamo risvegliati in un altro mondo. Un mondo che passa anche dai social, un mondo che non può prescindere dal lavoro sul territorio che è la cosa più bella per la ricerca storico-artistica”. Le persone al centro sempre. “In primavera ci siamo riaffacciati alla comunità per ricordare Antonella Gerini e il suo lavoro su Palazzo Centurione di Aulla, è stato un anticipo di direzione futura e sfocerà in un libro nel 2026”. Le uscite editoriali sono soltanto la tappa di un percorso: “Solo nel territorio si capisce la nascita e il perdurare di certe devozioni, il sentimento forte per certe immagini e luoghi, il perdurare di tramandare certi fatti. È un lavoro con una forte componente umana che forse all’inizio del mio percorso universitario non avevo colto. È alla comunità umana che vai a restituire quel che hai fatto, che trovi nuovi spunti,.. con Riccardo Boggi abbiamo svolto in questo modo il lavoro sulle Madonne vestite, riscoprendo cose che erano rimaste nella memoria collettiva, senza appiglio storico preciso”.
Certo i convegni e le giornate di studio danno soddisfazione: “è sempre bello partecipare – conferma Sisti -, sia per raccontare che per ascoltare. Durante una conferenza a Bibola non vi erano più posti a sedere e la gente è andata a prendersi le sedie a casa. Ecco: lì trovi il contatto e la ragione che la ricerca storica non rende”. La sede del Centro Aullese di ricerche e studi lunigianesi è ancora alla biblioteca Salucci. “C’è un forte sodalizio con il Comune di Aulla, sin dalle origini. Io sto ancora mettendo a posto la stanza e sono sorpresa dalla vivacità straordinaria degli anni del Centro. E anche della qualità delle persone coinvolte. Negli ultimi tempi ci siamo un po’ chiusi in noi stessi. Ci apriremo. Apprezzo ad esempio il coinvolgimento diretto delle Università nel rilancio del Premio Lunigiana Storica”.
Il numero in uscita è gigantesco, con 19 contributi e 17 autori. “Io avrei voluto renderlo meno corposo ma la decisione è stata collettiva, si esce da anni di vuoto. Adorni ha regalato due saggi e ha scritto con visione affettiva il ricordo di 50 anni di attività. Ci sono scritti di persone meno conosciute: Anastasia Biancardi con la sua visione di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi giornalista e il fortuito reperimento di un numero di ‘La giovane Apua’, Matteo Maggiani con una interessante parte di toponomastica,… Non voglio rischiare di dimenticare alcun autore; basti sapere che ci sono contributi che rilevano dalla cronaca, il racconto personale di eventi accaduti a volte anche vissuti, oppure parti più rigorose con appendice documentaria, ad esempio Lapi e Maggiani che mettono a disposizione di tutti trascrizioni di documenti antichi. È il carattere della rivista. Credo vi siano contributi nuovi che possano andare a raccordare (non colmare) argomenti già trattati. Spero che chi verrà alla presentazione apprezzerà lo sforzo di Andrea Baldini, Emanuele Borserini e Stefano Calabretta a cui ho chiesto di selezionare particolari che invoglino alla lettura”. Ce n’è per tutti, sulle solide e appassionate spalle di padri e madri della ricerca storica.