La musica torna a fare alzare gli sguardi dei passanti di Largo Oldoini. Sono infatti iniziate le prove d’orchestra per il concerto che il Conservatorio Puccini regalerà alla città il prossimo 22 novembre al Teatro Civico: “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev con la voce narrante di Peppe Servillo, cantante della Piccola Orchestra Avion Travel. In un’ex scuola Don Rubino finalmente priva di ponteggi, ma all’interno ancora cantiere, la sala al primo piano con la sua terrazza panoramica è tornata a ospitare gli studenti di fiati e archi con le loro partiture, a pochi giorni dall’inizio dell’anno accademico 2026/27.
Anno accademico che inizia con l’insediamento della nuova direttrice Francesca Costa, che prende il posto del professor Giuseppe Bruno, alla guida dell’istituto di Via XX Settembre dal 2020. Insegnante di pianoforte, già responsabile della programmazione artistica e del programma Erasmus+, fa parte del corpo docente dal 2006. Nel suo triennio gestirà l’avvicinamento al cinquantesimo anniversario dall’istituzione, ma prima ancora accoglierà l’organizzazione su tre sedi che sarà operativa dal 2027. Una grande rivoluzione che affronta con un obiettivo: “Ritrovare la nostra realtà territoriale ed essere percepiti come un punto di riferimento da tutta la provincia”.

Come sta il Conservatorio Puccini alla vigilia della rivoluzione delle sue strutture?
“E’ un istituto vivo, in pieno fermento. Nell’anno accademico che inizia il 2 novembre contiamo circa 300 studenti, seguiti da 65 docenti divisi nei vari dipartimenti. Accanto a quelli tradizionali è come sempre molto frequentato il jazz, insegniamo teoria della musica, tastiere e tastiere storiche. In forte espansione il triennio di tecnico del suono e musica elettronica. La componente di studenti stranieri è importante. Sono stata responsabile delle relazioni internazionali sotto la direzione del professor Bruno, è un argomento che mi sta a cuore. A livello di Erasmus abbiamo creato un bel movimento, ogni anno mandiamo sei o sette studenti in giro per l’Europa. E’ forte la collaborazione con l’Università cinese di Guiyang, che prevede un periodo di studio in Cina sotto la guida dei nostri docenti e infine una parte qui alla Spezia per un numero di studenti selezionati. Contiamo di attivare campus estivi. E’ un rapporto che funziona”.
Di tre sedi che torneranno all’attività nel 2027 completamente rinnovate, al momento solo una è parzialmente disponibile.
“Stringiamo i denti, sapendo che i disagi che viviamo oggi si trasformeranno in una visibilità e in una funzionalità straordinaria a lungo termine, al passo con le esigenze di formazione europea. La sede storica di Villa Marmori è ancora chiusa dai ponteggi, contiamo di potervi rientrare a primavera prossima. Casa Lombacca sulle alture settentrionali sarà il nostro fiore all’occhiello con il nuovo auditorium e le sale studio. Dovrebbe essere pronta a febbraio. Il Don Rubino invece è ormai a buon punto, siamo alle rifiniture e infatti già è in parte utilizzato per le prove del concerto di inaugurazione dell’anno accademico. Si tratta di uno spazio moderno e luminoso. A pieno regime al piano terra si trasferirà l’amministrazione, al primo piano ci sono sala prove e sala registrazione e al secondo piano sei aule studio. Nel frattempo dobbiamo ringraziare l’amministrazione che ci ha trovato una soluzione tampone presso la vecchia sede del polo universitario sui colli per gestire questa fase di trapasso”.

Si chiude la fase di Santo Stefano Magra, a cui vi eravate appoggiati per alcuni anni.
“Il rapporto continua anche se il Conservatorio Puccini non ci sarà più direttamente. La sindaca Paola Sisti ci aveva trovato una sede provvisoria in cui abbiamo lavorato bene, ora quegli spazi diventeranno una scuola di musica comunale dedicata principalmente alla tradizione bandistica. Mi piacerebbe che i nostri laboratori strumentali dedicati ai fiati possano essere integrati nella nuova scuola di musica, che quindi possa godere dell’apporto dei nostri docenti di eccellenza”.
L’apporto di studenti stranieri è stato fondamentale per la sostenibilità del Conservatorio Puccini. Alcuni vengono da lontanissimo. Ma gli italiani sono ancora interessati alla musica cosiddetta colta?
“In generale è un momento storicamente difficile per la nostra tradizione musicale, non bisogna nascondersi. Non ci sono strutture e neanche messaggi forti che sostengano lo studio della musica. I campi professionali associati all’istruzione musicale superiore non sono sempre di facile accesso. Quella musicale è ancora considerata una formazione troppo elitaria e questo credo ci abbia fortemente precluso possibilità di espansione sul nostro stesso territorio. E’ un problema italiano, che riguarda piccoli e grandi conservatori. Anzi, forse i piccoli si salvano maggiormente perché hanno la possibilità di avere una sponda con il proprio territorio di riferimento. Questo è un aspetto che vorrei curare particolarmente durante la mia direzione”.

Secondo lei gli spezzini sentono loro il Conservatorio Puccini?
“A volte mi pare che non tutti sappiano che esiste un Conservatorio alla Spezia, una città dove la musica di alto livello è sempre stata fatta. E’ mancata forse un po’ di integrazione con il resto del tessuto cittadino. Ritrovare la nostra realtà locale credo sia fondamentale, vorrei fosse un punto di riferimento per tutta la città. Penso a laboratori strumentali per i non iscritti e corsi liberi, una cosa su cui vorrei lavorare per farci conoscere e per far capire che la musica è un patrimonio culturale. Sicuramente porteremo avanti progetti insieme alle scuole di indirizzo musicale, anche medie come la Pellico, con l’idea di unirci e suonare assieme. Un ponte fondamentale per chi non può ancora accedere ai corsi propedeutici all’iscrizione. La formazione accademica è sempre stata rivolta ai grandi, ma i tempi non sono più questi perché non esistono più le strutture che supportino il percorso di cui noi dovremmo essere l’approdo finale. Manca il substrato di formazione e questo può rendere più difficile tenere elevato il livello di istruzione. Su questo dovremo investire”.
Il concerto del 22 novembre al Teatro Civico con il “Pierino e il lupo” di Prokofiev e la voce di Peppe Servillo è una specie di apertura del sipario quindi.
“Sì, abbiamo pensato di celebrare l’apertura dell’anno accademico 2026/27 con un investimento importante. Si terrà al Teatro Civico il 22 novembre, giorno di Santa Cecilia patrona dei musicisti, con la nostra orchestra, tre i solisti selezionati – fagotto, arpa e chitarra – e la voce di Peppe Servillo. Il giorno dopo, 23 novembre, replicheremo in Sala Dante per le scuole medie ed elementari con la nostra orchestra e la voce sempre di una studentessa. Stiamo inoltre organizzando una settimana di musica da camera nel segno di Beethoven, di cui il prossimo anno cade il bicentenario dalla morte, insieme a dieci conservatori europei. Un progetto partito da Vigo, in Spagna, di cui siamo parte nell’ambito dell’Erasmus. Vorremmo portare una short mobility band internazionale con studenti e docenti a ritrovarsi in città per novembre 2027”.
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