Porto, Bucchioni: “Alla Spezia molte opportunità da cogliere, guardando al futuro la comunità portuale può fare molte cose positive”

Dopo oltre 40 anni di carriera nel mondo portuale, spezzino e non solo, Sandro Bucchioni è stato nominato presidente dell’Associazione spedizionieri spezzini: un ruolo di primo piano, un testimone raccolto meno di un mese fa e che potrà essere confermato per due anni con le prossime elezioni. Alla guida della Bucchioni srl, azienda spezzina che si occupa di consulenza doganale e di logistica integrata, e di Matra srl, attiva nel settore del trasporto, il neo presidente degli Spedizionieri ci accoglie nel suo ufficio, al settimo piano di Palazzo Chiolerio.

“Il primo gennaio ho compiuto 69 anni e quindi ci avviciniamo a un’età fatidica, ma comunque cerco di guardare avanti perché questo è quello che mi ha sempre insegnato il lavoro ma soprattutto l’esperienza di vita. Quest’anno la nostra azienda compie 40 anni: nel 1985 ho cominciato a lavorare appena terminati gli studi in un’agenzia marittima che era contemporanea all’espansione e allo sviluppo del porto mercantile della Spezia. L’ingegner Ravano ebbe l’idea di sfruttare la conformazione geografica di questo golfo, dove era nato un porto militare ma che poteva essere convertito alla funzionalità del traffico mercantile. Questa intuizione si è rivelata nel tempo produttiva ed improntata a uno sguardo verso il futuro, uno dei paradigmi del nostro lavoro: la nostra dimensione deve sempre guardare avanti perché lo sviluppo è continuo e bisogna dare opportunità al traffico delle merci. Terminati gli studi a Genova, ho fatto il primo stage della Regione Liguria in aziende legate al porto. Ho avuto la fortuna di incontrare due persone che mi hanno insegnato tantissimo: Eliseo Galli e Rosa Pozzi, che da Genova avevano intrapreso un’attività imprenditoriale di provveditori di bordo alla Spezia. Da lì è nata l’agenzia marittima che conduco oggi e che porta ancora la partita Iva di allora. Ho avuto altre esperienze in Lsct e in altre agenzie; poi le strade si sono riunite e io sono subentrato nell’azienda quando le persone hanno terminato la loro carriera. Mio padre, comandante di navi, mi aveva detto di non fare questo mestiere, ma io sono rimasto nelle banchine del porto e ho capito cosa significava per un comandante avere un riferimento a terra. Questo contatto con le navi, le merci e le incombenze lavorative resta per me determinante”.

Quindi l’azienda è rimasta sul posto, ma ha cambiato nome e prospettive?
“Sì, è cambiato il nome e sono aumentate le prospettive. Come agenzia marittima facevamo le prime navi sulla rotta Italia-Marocco. Ora l’azienda è ampliata: siamo 38 persone, con sede amministrativa alla Spezia e uffici a Genova, Livorno, Parma e recentemente una collaborazione a Treviso. Abbiamo chiamato questa fase European business development per traguardare nuovi traffici e prospettive. Siamo spedizionieri globali, il che significa seguire da A a Z le spedizioni: marittime, terrestri, aeree, stradali. Il nostro core business è seguire la merce dal momento in cui tocca o parte dalle banchine fino alla destinazione finale. Questo significa non solo pratiche burocratiche, ma anche consulenza su commercio internazionale, dazi e condizioni di resa. Le aziende spesso ci chiedono indicazioni sull’export per gli Stati Uniti, perché la situazione daziaria cambia continuamente e bisogna essere pronti.”

Ora ha raccolto il testimone di Alessandro Laghezza alla guida degli spedizionieri spezzini. Cosa significa per lei?
“Voglio continuare il lavoro che Laghezza ha fatto in maniera esemplare. È una sfida che accolgo con piacere, con spirito di collaborazione e servizio per la comunità portuale, fatta di imprenditori che lavorano molto in silenzio ma concretizzano idee. Questo ruolo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per portare avanti nuove tematiche utili alla categoria.”

Per esempio la riforma portuale in discussione sembra suscitare pareri contrastanti. Qual è il suo punto di vista?
“Ci sono opinioni discordanti. La mia convinzione è ascoltare e rappresentare la voce degli spedizionieri. Concordo sul principio della centralizzazione per la gestione delle grandi opere, purché la società rimanga pubblica e serva da collante per ottimizzare porti e logistica, facendo reale concorrenza ai porti del Nord Europa. Ma ci sono realtà la cui specificità merita maggiore attenzione”.

Possiamo fare un bilancio del 2025 e della recente peak season?
“La peak season non è più concentrata in due soli periodi, come un tempo, ma è legata a domanda di stiva e offerta. Suez ha allungato i tempi, ma per le compagnie non è stato un grave danno: hanno gestito i costi dei noli, aumentati rispetto al pre-Covid. L’export ha avuto una flessione dovuta all’effetto dei dazi, ma ora c’è una ripresa. La bilancia dei pagamenti è ancora vantaggiosa per il nostro Paese, la logistica di magazzino va bene e i numeri di sbarco e imbarco sono positivi, anche per la nostra azienda”.

Il retroporto di Santo Stefano rappresenta una carta logistica in più per il porto chiamato a rispondere alle sfide globali?
“Sì, a 7 km dal porto c’è un retroporto che può diventare un vero e proprio interporto con connessioni per ottimizzare i flussi di traffico. Qui le merci possono fermarsi e poi essere distribuite, razionalizzando la logistica e collegandosi all’industria. La Zls, approvata il 19 gennaio, darà ulteriori opportunità per creare un polo logistico e industriale: nuovi magazzini, realtà industriali per lavorazione e trasformazione delle merci. Aziende che oggi esportano all’estero per trovare costi di manodopera vantaggiosi potranno lavorare localmente con agevolazioni e investimenti. E il retroporto già connesso al porto permette di ottimizzare i controlli doganali e creare un hub efficiente”.

Quanto è importante la connessione ferroviaria con la Pontremolese?
“Preferisco chiamarla Tirreno-Brennero, togliendola un po’ da quello che è il carattere locale perché non è un’esigenza soltanto del porto della Spezia ma si inserisce nelle direttive già tracciate dalla Comunità europea su quelle che sono le linee di traffico. La linea di traffico sulla Spezia è ben diversa da quella di Genova: sebbene siano molto vicine, Genova può servire la parte nord-ovest del comparto industriale della pianura padana e la parte nord-ovest dell’Europa, mentre la Tirreno-Brennero è la linea più breve per il nord-est e per il centro-Europa che nei prossimi anni avrà un forte sviluppo. Se ne parla da diverso tempo, anche nelle sedi opportune: ovviamente c’è da capire se i fondi verranno stanziati, perché il problema è quello di arrivare alla Galleria di valico”.

Con le risorse del Pnrr e con l’arrivo di un presidente spezzino l’Autorità di sistema portuale, ha un nuovo slancio sugli investimenti.
“Ci sono molti temi importanti in ballo e dobbiamo cogliere l’occasione. Mi distacco un po’ dalla realtà portuale e logistica e faccio riferimento a uno studio del Sole 24 Ore su quali siano le aree italiane più interessanti per investire: Spezia è al primo posto. Questo riguarda turismo, blue economy, difesa, diporto, porto, interporto e zona logistica. I terminal a Spezia hanno iniziato lavori concreti: Lsct raddoppierà le banchine e il terminal Tarros ha un progetto di ampliamento pronto a partire. E ci sono anche le aree Enel da restituire alla città e al comparto industriale, aprendo nuove opportunità. A capo dell’Autorità di sistema portuale c’è un mio ex collega, spezzino, che conosce bene il porto e le dinamiche locali, e lavora con apertura e concretezza. A breve inizieranno i dragaggi, una delle cause che bloccavano i lavori, e credo che con l’Autorità portuale e la realtà imprenditoriale delle spedizioni e della logistica si possano fare molte cose positive insieme”.

Per concludere c’è qualcosa a cui tiene particolarmente che vuole trasmettere alla sua categoria e ai giovani?
“Mi sta a cuore l’azienda e le persone che ci lavorano, perché fanno parte della nostra realtà quotidiana. Il futuro riguarda soprattutto i ragazzi che lavorano con noi, ai quali cerco di trasmettere la mia esperienza: affrontare problemi forma sia professionalmente sia umanamente. Durante il Covid, mentre tutti erano chiusi in casa, noi continuavamo a lavorare ogni giorno, e questo ci faceva sentire utili consegnando merci, mascherine, alimentari, mantenendo operative le aziende anche in difficoltà. È importante trasmettere loro questo senso di responsabilità, perché spesso la realtà è diversa dalle intenzioni e il mondo cambia, ma il messaggio resta”.

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