Tra l’incudine di una società che, dalla politica in giù, ogni giorno sdogana la violenza verbale e figurata e il martello di un sistema scolastico impoverito di risorse da un Paese che non ha certo scommesso sulla scuola negli ultimi decenni. Così si sentono oggi molti docenti all’indomani dell’omicidio di Abanoub Youssef all’istituto Chiodo. I professori dell’Ipsia si sono chiusi in un rispettoso silenzio, attendono di poter riallacciare in classe il dialogo con gli studenti che questa mattina hanno ricominciato alla spicciolata a varcare la soglia di Via XX Settembre.
A loro intanto si rivolge la solidarietà dei colleghi. Una petizione lanciata su Change.org da una professoressa della scuola di Follo ha in poche ore superato le 500 firme. Il titolo è emblematico: “Il ruolo dei docenti oggi”.
Questo il testo.
“Cari colleghi dell’Istituto Einaudi-Chiodo,
vi scriviamo con il cuore pesante, profondamente colpiti dall’immane tragedia che ha sconvolto la vostra comunità scolastica. Sentiamo forte il dovere etico e professionale di non lasciarvi soli: la vostra ferita è anche la nostra, perché riguarda l’intera scuola italiana.
Conosciamo bene la fatica di chi opera quotidianamente in prima linea. Le nostre classi sono sempre più spesso luoghi complessi, in cui fragilità personali, disagio emotivo e problemi comportamentali si intrecciano in modo profondo. Ci confrontiamo con famiglie che, come noi, faticano ad affrontare la complessità del compito educativo; troppo spesso, però, i docenti vengono lasciati soli a gestire dinamiche che vanno ben oltre la didattica e le proprie competenze professionali.
In un contesto sociale attraversato dalla violenza e dalla perdita di riferimenti, l’educazione all’empatia e alla responsabilità è fondamentale, ma il lavoro in aula non può bastare se le istituzioni non fanno realmente sistema. È troppo semplice colpevolizzare la scuola invece di affrontare collegialmente una vera emergenza educativa.
Servono risposte concrete: psicologi in pianta stabile, risorse reali per l’inclusione, investimenti sul personale e la fine dei tagli. La scuola deve tornare a essere un bene comune e un investimento vitale per il futuro della società.
Vi abbracciamo con sincera vicinanza, uniti nella difesa della dignità del nostro lavoro e della nostra missione educativa”.