La Liguria nel 2025 ha registrato una ulteriore contrazione di 14 filiali bancarie, tre delle quali chiuse nello spezzino. Sebbene la regione non sia tra quelle in cui il fenomeno è più marcato, l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl sottolinea una tendenza sempre più marcata. L’annuale report del comparto finanziario spezzino fa emergere infatti una ulteriore riduzione degli sportelli bancari in provincia che scendono così a 84, accompagnata anche da un calo dei dipendenti del settore che diminuiscono di 18 unità.
Chiuse in particolari le filiali di Intesa Sanpaolo a Lerici, della BCC Versilia Lunigiana e Garfagnana a Borghetto Vara e di Azimut nel capoluogo. “Le decisioni dei tre istituti di credito hanno destato sorpresa e perplessità, per motivazioni diverse: quella della principale banca italiana perché ha deciso di rinunciare al proprio presidio in un comune ricco e che dà grande visibilità come quello di Lerici, restando così presente nella provincia spezzina solo con 3 filiali. Altrettanto ‘anomala’ la scelta della locale BCC di chiudere l’unico sportello bancario del comune di Borghetto Vara dove era presente da ormai 25 anni, alla luce del ruolo di vero e proprio argine che il Credito Cooperativo ha assunto da tempo contro il fenomeno della desertificazione bancaria sempre più dilagante”, fa sapere il sindacato. “Apparentemente poco comprensibile anche la scelta di Azimut, realtà del Gruppo Banco BPM specializzata nelle soluzioni di gestione patrimoniale, di chiudere il suo presidio in città alla luce della crescente diffusione e crescita delle reti di consulenti finanziari che sempre più stanno facendo concorrenza alle banche ‘tradizionali’”.
Si attestano come detto a 84 le filiali bancarie che rappresentano oggi l’intera realtà creditizia spezzina ma se si considera che, tra queste succursali attualmente autorizzate da Banca d’Italia ad operare in provincia, una dozzina di fatto non sono contabilmente autonome, bensì agiscono come semplici “satelliti” della filiale a cui fanno riferimento, otto non operano ad attività piena, ma si limitano al business in cui sono specializzate (crediti personali, private, corporate, etc), la “bancarizzazione” effettiva del territorio risulta ben più ridotta. A questo scenario si aggiungono nuovi tasselli che fanno ben comprendere come il modello di servizio delle reti commerciali delle principali banche italiane stia evolvendo ed evolverà nei prossimi anni. Se ne stanno accorgendo gli abitanti di alcuni comuni più piccoli abituati ad avere lo sportello bancario disponibile tutti i giorni dal lunedì al venerdì ed ora magari aperto due o tre volte a settimana, talvolta addirittura un solo giorno.
“L’altro fenomeno in espansione riguarda la chiusura delle casse tradizionali e la conseguente soppressione della tradizionale figura del cassiere: in questo modo i clienti che hanno bisogno di svolgere operazioni bancarie che ancora non sono gestibili con le macchine, sono costretti a rivolgersi ad altre filiali dove ancora è disponibile una cassa – continua il sindacato -. La principale banca presente sul nostro territorio, Crédit Agricole Italia, sta puntando forte in questa direzione: dopo la chiusura totale delle casse delle filiali di Luni ed Ameglia nella seconda metà del 2025, tra poche settimane sarà il turno dell’Agenzia A in piazza Verdi e dell’Agenzia T in viale San Bartolomeo, in città. Filiali quindi sempre più a vocazione consulenziale, con i clienti che dovranno necessariamente imparare a svolgere in autonomia le proprie operazioni bancarie, ma con quali effetti per le fasce di clientela più anziana che rappresentano una fetta molto significativa nella nostra provincia?”.
Nel corso del 2026 non si arresterà poi il trend di chiusure di sportelli bancari: l’istituto transalpino, erede della vecchia Cassa di Risparmio della Spezia, ha infatti già annunciato le chiusure delle filiali interne al mercato ortofrutticolo di Pallodola a Sarzana e allo stabilimento Leonardo (ex Oto Melara) della Spezia a cui si aggiungerà la chiusura dello sportello di Padivarma a Beverino, ennesimo comune “desertificato” dal punto di vista della presenza di succursali bancarie. Chiuderà i battenti anche la filiale della Banca Popolare di Sondrio di via XX Settembre alla Spezia, aperta solo otto anni fa, a seguito dell’ingresso nel Gruppo Bper avvenuto nel corso del 2025 a cui seguirà quest’anno l’operazione di incorporazione societaria.
I lavoratori dipendenti delle aziende bancarie in provincia sono diminuiti in un anno di 18 unità, passando da 742 a 724, in perfetta media con il numero di addetti che il settore localmente ha perso negli ultimi 10 anni (185), un calo del 20%. Allargando poi, come di consueto, il monitoraggio al settore contrattualmente affine della Riscossione Tributi, non si sono registrate variazioni di organico all’interno dell’unico concessionario rimasto in provincia appartenente a quell’area contrattuale, l’Agenzia delle entrate – Riscossione, che conferma i 26 occupati dell’anno precedente, realtà che quindi non ha, almeno per il momento, beneficiato del piano triennale di assunzioni che doveva permettere l’ingresso di complessivi 1500 nuovi occupati su scala nazionale nella ex Equitalia.
Il numero globale dei lavoratori del settore ‘finanziario’ è sceso quindi a 750, dato comunque ben distante da quello registrato solo una dozzina di anni fa che risultava essere superiore alla simbolica soglia delle 1000 unità. Esaminando i dati disaggregati per singole aziende, possiamo osservare come la maggior parte di queste abbia registrato una diminuzione di personale in provincia nel corso del 2025: il calo più evidente si è concretizzato in Intesa Sanpaolo (-7 a/a), Banco BPM (-4 a/a) e Crédit Agricole Italia (-3 a/a).
Le uniche banche dove nel 2025 si è registrato un, seppur simbolico, aumento di personale sono state Passadore, Deutsche Bank, Cesare Ponti, Intesa Sanpaolo Private e infine Unicredit che ha avuto la crescita più rilevante (+3 a/a). In definitiva Crédit Agricole Italia resta indiscutibilmente la principale realtà creditizia del territorio sia per filiali che per dipendenti (357, circa il 50% dei bancari in provincia), seguita a distanza da Intesa Sanpaolo (92) e BPER (81).
La provincia della Spezia, composta da 32 comuni e214.919 residenti (ISTAT gen. 2025), nonostante le oltre 40 filiali chiuse negli ultimi 10 anni, presenta ancora dei dati superiori alla media nazionale. Il numero di sportelli per 100.000 abitanti è infatti di 39 contro i 33 a livello nazionale e i 37 della regione Liguria. Anche il dato relativo ai comuni totalmente sprovvisti di filiali bancarie risulta meno drammatico nella provincia spezzina rispetto allo scenario italiano: circa 31% contro 44%. Tuttavia salgono a 10 i paesi dove non è presente alcuno sportello, di cui ben 8 facenti parte della vasta e complessa zona della Val di Vara: Borghetto Vara (dal 2025), Calice al Cornoviglio, Carro, Carrodano, Maissana, Pignone, Rocchetta Vara e Zignago, ai quali si aggiungono i borghi rivieraschi di Framura e Bonassola. Circa 6500cittadini, per lo più anziani, costretti a spostarsi su altri territori comunali per avere accesso a servizi bancari.
Sette sono invece i comuni a rischio “desertificazione bancaria” dove è presente un solo sportello (circa il 22%). Tra questi c’è Castelnuovo Magra che conserva un duplice record negativo: è il comune più popoloso tra quelli liguri dove è presente una sola filiale bancaria e l’ultimo della provincia spezzina per rapporto sportelli/residenti, solo 0,12 per 1000 abitanti. Con un indice di 1,56 sportelli per 1000 abitanti è invece Brugnato a mantenere la vetta di questa classifica, seguita a poca distanza da due “perle” delle Cinque Terre, Monterosso al Mare (1,51) e Vernazza (1,43). Il comune con la più alta presenza di banche e bancari è ovviamente il capoluogo, La Spezia, con 36 filiali e 476 lavoratori, seguita da Sarzana (9 filiali e90 lavoratori) e Lerici (4 filiali e 16 lavoratori).