Mbda punta sulla Spezia: “Un contesto unico, prevediamo di farne un polo d’eccellenza europeo”

Mbda vede quota 500 addetti nel proprio sito della Spezia e punta ad assumere ancora. Si cercano ingegneri elettronici e aerospaziali, nonché tecnici specializzati. Non maestranze, perché la sede spezzina non è un polo produttivo come può essere Fusaro, ma piuttosto di ricerca e sperimentazione, lavorando in stretta collaborazione con il Cima di Aulla dove avviene l’integrazione del combustibile per i missili. E’ quanto emerge dall’incontro dal titolo “Ricerca e investimenti per la sicurezza: le opportunità del territorio” che si è tenuto martedì pomeriggio presso Confindustria La Spezia.

Per Mbda la città e il suo tessuto economico sono “un laboratorio interessantissimo di tutta la filiera della difesa, che qui è tutta presente in pochi chilometri” sottolinea Giuseppe Cossiga, presidente e direttore per gli affari esteri di Mbda e anche ai vertici di Aiad, la Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza. Alessandro Larghezza, presidente di Confindustria La Spezia, non si nasconde: “Il settore difesa è centrale per il futuro della nostra economia in una fase storica in cui il tema della sicurezza è tornato d’attualità. Mbda è uno dei giganti europei del settore e sta crescendo in maniera importante sul nostro territorio. Chiede spazi, e noi abbiamo poche aree libere ma molte sottoutilizzate, e chiede competenze e per questo dobbiamo attirare talenti da fuori e comunicare ai nostri giovani che esistono formidabili opportunità di crescita professionale. Confindustria si pone come ente facilitatore”.




Convegno Mbda


 

“Venticinque anni fa Mbda arrivò sul territorio con tutte le incognite del caso, oggi si può dire che fu un’intuizione giusta – sottolinea il sindaco Pierluigi Peracchini ricordando il suo ruolo da sindacalista della Cisl -. Oggi si vive un cambiamento tecnologico e geopolitico, il sistema della difesa preserva la democrazia e bisogna sostenerlo senza paura. La storia dice che gli investimenti del militare spesso servono più di quelli del civile”. E proprio in questi anni gli investimenti hanno ripreso grande vigore. Marina Militare, Nato, Aeronautica Militare, Leonardo, Mbda: tutte sono tornate ad ingrandirsi sul mare e sulla terra, interrompendo un trend di ridimensionamento e razionalizzazione che si era timidamente affacciato fino a dieci anni fa quando ipotesi e richieste di dismissioni e riconversione animavano quantomeno il dibattito pubblico. Temi completamente usciti dall’orizzonte cittadino.

D’altra parte il settore della difesa in Italia è trascinante con un fatturato che supera i 20 miliardi di euro l’anno e 70mila addetti. A spingerlo nelle agende politiche, non solo italiane, sono la la rinnovata aggressività militare russa, che dal 2022 ha portato la guerra a un Paese europeo sovrano e che ogni giorno muove attacchi ibridi al resto del continente, e gli indirizzi antieuropei dell’amministrazione Trump che ha già avviato un disimpegno strategico dal Vecchio Continente per concentrarsi sullo scacchiere asiatico. “Dopo decenni un mondo che parlava solo al proprio interno, quello della difesa, si è ritrovato sulle pagine dei giornali – osserva Cossiga -. Dobbiamo evitare di avere paura di dire le cose come stanno. E a chi ci dice che siamo mercanti di morte, io li invito a venire a vedere i nostri giovani ingegneri e ingegnere in azienda per capire che mercanti dei morti da noi non ce ne sono. Noi siamo un’industria che è un pilastro di quella sicurezza in cui tutti vogliono vivere”.




Renzo Tosini e Alessandro Laghezza


 

Anche questo settore dell’industria italiana è caratterizzato dalla presenza massiccia di microimprese, spesso a conduzione famigliare. A cui il mercato oggi impone di crescere. “Quando ci confrontiamo con gli statunitensi c’è una differenza enorme. Loro hanno un unico cliente che spende venti miliardi, noi ne abbiamo settanta che spendono forse la metà – aggiunge Cossiga -. Gli americani hanno una vita più facile di noi. Ma questo ci ha reso bravi e per lo stesso motivo sono diventate brave le nostre pmi. Dobbiamo però fare massa critica”. Il programma Safe dell’Unione Europea è potenzialmente dirompente con 150 miliardi a disposizione, di cui l’Italia ha prenotato circa 8 miliardi. “Era partito bene, poi è diventato molto… europeo – commenta Cossiga -. Prima valeva per nuovi acquisti tra almeno due Paesi europei, ma per come è formulato oggi sarà utilizzato per finanziare opere già avviate entro il maggio scorso”.

Poi scherza sulle prospettive spezzine di Mbda: “Farò una battuta: abbiamo un grande fratello un po’ ingombrante che è Leonardo. Noi siamo arrivati a 500 addetti e loro a duemila. Ma io dico sempre che da noi si lavora meglio… e siamo anche più simpatici. La verità è che la Spezia gode di una posizione geografica ideale, peschiamo ingegneri da Genova come da Pisa. I rapporti con le municipalità spezzine sono state sempre buoni, e non è scontato in altre città. Il contesto territoriale fa sempre la differenza”.




Renzo Tosini


 

“Alle pmi, che preferisco chiamare partner, chiediamo di sentirsi un elemento della catena del valore – esorta Renzo Tosini, ad di Mbda -. Oggi in Italia abbiamo tante aziende che offrono soluzioni allo stato dell’arte e in poco tempo. Penso al navale, un settore che conosco bene, in cui oggi esprimiamo capacità che non ha nessuno in Europa e forse neanche nel mondo. Ne ho parlato pochi giorni fa con il capo della Marina Portoghese a Venezia durante il Trans-Regional Seapower Symposium, entusiati delle Fremm, e poi con i belgi, che aspettano le fregate olandesi da sei anni e forse avranno la prima nel 2033. L’Italia, con Fincantieri, Leonardo e anche Mbda che fornisce i missili, in quel lasso di tempo è capace di costruirne dieci”.

Il sito spezzino è infatti quello dove nasce il sistema antinave Teseo, la cui ultima versione Mk2 ha volato con successo per venti minuti il mese scorso. “Qui siamo impegnati da tanti anni e questo impegno vogliamo mantenere e sviluppare – assicura Tosini -. Offriremo tanti posti di lavoro qualificati, abbiamo più che raddoppiato l’organico in meno di cinque anni. Prevediamo un’ulteriore crescita e di fare del Polo della Spezia un polo di eccellenza a livello europeo. Perché non spendere soldi nella sanità invece che nella difesa? In senso lato è normale che i cittadini si facciano questa domanda. La trovo personalmente una falsa contrapposizione perché è forte il legame tra sicurezza e benessere. Un euro speso in difesa ci permette di vivere in una società sicura e sviluppare il resto, compresa la sanità e l’istruzione”.




Convegno Mbda


 

Mbda gode sul territorio di un indotto qualificato. Ne è un esempio Dualee, nata nel 2025 dalla fusione di Elsel ed Elettronica Melara, aziende storiche del territorio. “A un certo punto ci siamo resi conto che muoversi in maniera opportunistica sul mercato non era più adeguato ai tempi – sintetizza il presidente Francesco Cicillini -. Abbiamo puntato a una crescita dimensionale e organizzativa”. Al 2025 Dualee contava 124 dipendenti – “ma prevediamo ancora una crescita del 10%” – e un fatturato di 69 milioni di euro, di cui una piccola parte arriva dal settore ferroviario. Il 100% dei dipendenti ha un contratto da metalmeccanico. “I nostri problemi di attrattività sono quelli di tutti e stiamo cercando di affrontarli formando le maestranze. Siamo divisi in due poli su due regioni e anche questo non aiuta”.

“Le pmi sono le più consistenti sul nostro territorio, ma devono fare un salto di qualità per stare al passo con il contesto – è l’opinione anche di Alessio Piana, assessore regionale allo sviluppo economico -. Dall’esperienza maturata nella logistica abbiamo compreso insieme ad altre regioni di dove provare a essere più rappresentativi anche nelle prossime scelte della politica di coesione”. Si tratta in particolare di Emilia Romagna e Veneto.

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