“La base militare spezzina assomiglierebbe sempre più ad un buco nero, ma dipinto di blu. Un corpaccione inerme che oggi fatica a dimostrare la sua utilità e nascondere le sue nocività. Al netto dell’inquinamento che sarebbe presente al suo interno, tra amianto e discariche come Campo in ferro, la giustificazione per la sua indiscutibile immutabilità è servita su un piatto dagli eventi geopolitici mondiali. La sicurezza. D’altronde, è noto che per necessità di propaganda, siamo in guerra nei giorni dispari e poi viene smentita nei giorni pari. L’importante è non mettere in discussione le aree militari”. Esordiscono così i rappresentanti dell’associazione marolina dei Murati vivi intervenendo all’indomani della notizia della sospensione dell’installazione della barriera antintrusione nel varco della Darsena Duca degli Abruzzi.
“Alla Spezia parrebbe che la Marina militare decida e il Comune della Spezia disponga. La prima ordina, il secondo eseguirebbe. L’ipotesi di chiusura, con panna antintrusione, della darsena Duca degli Abruzzi è stato l’ultimo atto grottesco, a cui si è assistiti nella nostra città. In Comune, tuttavia – proseguono i Murati vivi -, la giunta Peracchini avrebbe più paura delle assemblee popolari che di eventuali e fantascientifici attacchi di presunti nemici. L’assemblea si doveva tenere a San Vito, enclave nella base di una concessione pubblica, confinante con un area di 6.000 metri quadri che di fatto è già pubblica, ma Peracchini e giunta ignorano. Contrordine, in quel luogo pubblico non si possono tenere assemblee.
Marola si è riunita all’area verde. Centinaia di persone, che si domandano come mai dell’amministrazione comunale, invitata a partecipare, non vi sia traccia. In tanti hanno chiesto una cosa semplice. La sicurezza di cui si parla è mera propaganda. Marola è murata viva, lasciateci l’accesso al mare.
A stretto giro di posta l’amministrazione Peracchini risponde che, a seguito di “interlocuzioni per vie brevi” con il comando Marina Nord, la chiusura della barriera, prevista per il 18 maggio, è procrastinata a data da destinarsi, data che verrà tempestivamente comunicato quando verrà portata a conoscenza dell’amministrazione comunale”.
“Quindi – concludono da Marola – si è procrastinata l’esigenza di sicurezza della base e per farlo è bastata un’assemblea popolare. La barriera resta lì, come una spada di Damocle. Come restano i rumori notturni di approdi di unità militari greche, ai moli Varicella. Oppure le autobotti di forniture di reagenti destinati all’impianto Fuel Cell dei sommergibili. Tutto a poche decine di metri dalle case della gente. Dunque ciò che non è procrastinabile è la sicurezza e la trasparenza di una base che dovrebbe essere ripensata radicalmente, lasciando alla città, e in particolare a Marola, la possibilità di riappropriarsi di spazi sottratti 150 anni fa. E’ ora che la politica faccia delle scelte. O dalla parte dei cittadini, della comunità, o dalla parte di interessi di bottega”.