Lo Spezia deve abbattere il monte ingaggi, in serie C la media è di 3.5 milioni per club

La caduta è appena iniziata. Lo Spezia che retrocede dopo quattordici stagioni lo fa portandosi dietro un monte ingaggi che, all’inizio del campionato, valeva grossomodo quello di sei società di terza serie in media. Le 56 compagini dei tre gironi della serie C 25/26 hanno infatti speso 138.816.864 euro di emolumenti fissi al dato aggiornato di febbraio, post mercato invernale, che diventano 198.961.461 euro sommati a premi e diritti d’immagine. La media sono 3,552 milioni di euro per società, con differenze tuttavia piuttosto importanti.

In doppia cifra solo un manipolo di big, ovvero Catania (14.2 milioni), Benevento (10.8 milioni) e Salernitana (10.6 milioni). Tutte nel girone C e arrivate, non a caso, nelle prime tre posizioni. I sanniti promossi e le altre due oggi ai play off da favorite. Sopra i 5 milioni, tutto compreso, le varie Arezzo, Vicenza, Union Brescia, Ternana e Trapani, queste due alle prese con problemi economici. Lunga la lista di quelle che non arrivavano a due milioni: Alcione, Arzignano, Picerno, Carpi, Cavese, Forlì, Pergolettese, Pianese, Pineto, Pontedera, Pro Patria, Renate, Sambenedettese e Altamura. Addirittura sotto il milione Bra, Giana Erminio, Ospitaletto e Virtus Verona.

La differenza con un’alta serie B, alla quale in teoria apparteneva lo Spezia, può essere abissale. Via Melara si è presentata al via con un monte ingaggi lordo dichiarato di 23,6 milioni, rimodulato poi in inverno di poco. Il dato positivo è che, a fronte di alcune cessioni importanti a titolo definitivo (Esposito e Wisniewski), gli ingaggi incamerati a gennaio erano riferibili a giocatori in prestito. Tra i più costosi Valoti e Sernicola ma soprattutto Radunovic, che a Cagliari guadagna quasi un milione di euro. Stipendi destinati a uscire in automatico come quello di Donadoni e staff, che a giugno chiude otto mesi a oltre 800mila euro. Per quanto riguarda gli altri, servirà un grande lavoro di forbici.

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