Alberto Scaramuccia la definiva il genius loci della Spezia, manifestazione del tutto naturale che aveva tuttavia ispirato la costruzione di una piccola cappella nel Medioevo, testimoniando il valore mistico che i vecchi spezzini le conferivano. Con il tempo sarebbe diventata la sprugola dell’arsenale, una potente risorgiva di acqua dolce che scaturiva appena fuori le mura quattrocentesche che il Genio del Regio Esercito sabaudo cercò di tombare nella seconda metà dell’Ottocento. Ebbene, ancora una volta la pressione della terra avrà la meglio sull’ingegneria umana.
Tra le demolizioni che riguarderanno nei prossimi mesi l’arsenale marittimo figurano infatti alcuni edifici posizionati lì dove la sprugola non limita i propri effetti al battesimo di Porta Sprugola, un tempo ingresso pedonale delle maestranze. A cavallo della cinta muraria lungo Viale Amendola, in corrispondenza del torrione, il getto che trabocca tra il canale Lagora e un vascone di raccolta appositamente costruito dentro l’area militare ha infine corroso fondamenta e pilastri di un locale cambusa e spogliatoio e di un magazzino, per cui il Genio della Marina Militare parla di “un quadro fessurativo critico riconducibile con probabilità a cedimenti differenziali del terreno provocati dalla Sprugola”.
Si rinnova così la sfida tra lo sviluppo urbanistico cittadino moderno e le sorgenti che un tempo alimentavano la piana agricola e l’immaginario degli abitanti. Già negli anni Settanta il vicino sprugolotto Cozzani aveva avuto la meglio sulla lottizzazione erodendo le fondamenta di un palazzone lungo Via Colombo a creando una voragine nel cortile interno, decretandone l’inevitabile abbattimento avvenuto negli anni successivi. Vicolo della Sprugola, oggi cieco come un certo sviluppo, continua a testimoniare il punto in cui due laghetti quasi si toccavano dopo piogge abbondanti. All’acqua si deve un contributo alla tanto auspicata razionalizzazione della presenza militare.