La Marina mette ordine in arsenale, entro un anno saranno abbattuti oltre venti edifici fatiscenti

Dovrebbe partire entro la fine dell’estate la campagna di “bonifica edilizia” predisposta dal Comando marittimo Nord all’interno dell’arsenale marittimo della Spezia. Oltre trenta edifici inutilizzati sono stati individuati tra quelli ormai irrecuperabili dopo decenni di abbandono, che è andato di pari passo con il decadimento del ruolo del presidio industriale statale. Saranno abbattuti seguendo un piano di demolizioni che è passato nelle mani della stessa direzione dell’arsenale, che ora cerca professionisti per la redazione del progetto esecutivo.

Diciotto edifici spariranno tra settembre 2026 e aprile 2027. Si tratta di primo lotto per cui il Genio della Marina ha già svolto un censimento dettagliato e acquisito i permessi relativi presso l’Ufficio centrale del demanio e del patrimonio della Difesa, che ha confermato come questi non abbiano alcun valore storico artistico e non siano sottoposti a vincoli. Si trovano in diverse aree del compendio, dai pressi della direzione alla zona della fonte della Sprugola, dal bacino 6 all’area dell’ex chiesa di San Francesco Grande fino alle vasche di San Vito e alla discarica di Campo in Ferro. Un totale di diverse migliaia di metri quadri e tonnellate di calcestruzzo e metallo da demolire e smaltire.

Demolizioni in arsenale 2026-2027

 

Importanti gli abbattimenti in particolare nell’area di Porta Sprugola, a ridosso del centro storico. Cadranno il vecchio spogliatoio dell’edificio 59, circa 340 metri quadri divisi in due corpi di fabbrica e tredici vani, in parte addossati alla cinta muraria lungo Viale Amendola; il vicino fabbricato 64 di 230 metri quadri, un tempo designato come Casotti Industria Privata prima delle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale; il fabbricato 67 nella parte coperta da 820 mq, utilizzata a deposito di biciclette e moto. Per questo edificio servirà l’autorizzazione paesaggistica.

Destino segnato anche per il fabbricato 65, già ricovero delle locomotive che percorrevano la tratta tra l’arsenale e San Bartolomeo. Si tratta di un capannone di 370 metri quadri; ci sono ancora, sotto il piano di calpestio di cemento, le vecchie linee di binario e le fosse interrate in cui i tecnici scendevano per ispezionare le locomotive.  I “trenini” uscivano dalla porta ferroviaria visibile dalla rotonda del faro tra Viale Amendola e Viale Italia insieme al ponte girevole, capolavoro di architettura industriale. Anche in quell’area, alle spalle della direzione dell’arsenale, sono previste demolizioni: l’ex archivio (edificio 7)  e la vicina segreteria militare (edificio 11) che insieme occupano circa 150 metri quadri. Per questo secondo edificio necessaria la paesaggistica.

Demolizioni in arsenale 2026-2027

 

Vicino a Porta Ospedale sorgeva invece un vivaio di circa 400 metri quadri con tettoie e alcune vecchie serre in vetro, insieme a un locale caldaie. Sarà abbattuto quel che ne rimane, oggi che la vegetazione ha preso il sopravvento su tutto il circostante. Il più grande capannone a venire cancellato sarà il numero 93, circa duemila metri quadri in prossimità del bacino 6. Si tratta di un grande edificio a piano unico lungo 138 metri. Oggi si presenta senza la guaina bituminosa che isolava il tetto, dopo che nel 2018 la copertura è stata bonificata dall’amianto. La zona dei bacini grandi sarà interessata da altri abbattimenti: il fabbricato 87, suddiviso in cinque box soppalcati, e l’89b di oltre 700 metri quadri, schierato di fronte alla caserma “Teseo Tesei”.

Nell’area della fu Chiesa di San Francesco Grande spariranno i capannoni 108A e 108B con la tipica struttura a capanna alta circa nove metri. Oggi si presentano scoperchiati dopo la bonifica dall’eternit di cui era composto il tetto. Stesso destino dovrebbe seguire il più piccolo edificio 101, coevo e simile per struttura ma oggetto di un procedimento a parte. Erano tutti depositi di competenza del Comando Stazione Navale. La vista dall’alto mostra ancora approssimativamente i confini di quello che doveva essere l’orto che i frati francescani hanno coltivato a partire dal Cinquecento in quell’area, prima che fossero cacciati dall’esercito di Napoleone e infine sloggiati definitivamente dalla Regia Marina nel corso del XIX secolo.

San Francesco Grande

 

Si libera spazio anche nei pressi di Marola. Martelli pneumatici in azione sul fabbricato 143a che sorge nell’area di San Vito, un tempo magazzino a servizio dell’Officina Siluri, ricostruito a partire dagli anni Settanta dopo le distruzioni della guerra mondiale. Stesso destino per il vicino locale pompe antincendio collegato al grande magazzino navale, sul lato corto delle vasche in cui veniva stagionato il legno per le costruzioni navali. A due passi da Campo in Ferro ecco l’edificio 185, un complesso di tre corpi in mezzo alle due cisterne della distillazione di acqua marina. Ancora utilizzata la sottostazione elettrica, ma prevista la demolizione del corpo principale. Il piano si conclude con due piccoli stabili: uno spogliatoio a servizio dell’ex scuola allievi operai e altri servizi non più utilizzati tra la mensa 2 e la tipografia.

Il programma della Marina Militare prevede di acquisire la progettazione esecutiva entro aprile e di affidare i lavori tramite gara il mese successivo. Il cantiere aprirebbe nei primi giorni di settembre per concludersi entro la primavera successiva. Importo totale di circa 4 milioni di euro. Nell’area dei bacini piccoli sono infine spariti il depuratore delle acquee, il demineralizzatore e parte di una torre di collimazione di pertinenza delle vecchie gru sostituite nel corso dello scorso anno.

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