San Daniele Comboni (1831-1881) è stato un missionario italiano, vescovo e fondatore dei missionari Comboniani, noto per il suo profetico approccio alla missione: “Salvare l’Africa con l’Africa”. Il suo Piano per la rigenerazione dell’Africa prevedeva, nella seconda metà dell’Ottocento, un processo di evangelizzazione svolto attraverso gli africani stessi, promuovendo la loro dignità, l’istruzione e la lotta contro la schiavitù. Seppur in modi e in tempi diversi, quel processo è ciò che la Chiesa sta continuando a compiere anche ai nostri giorni.
Ho potuto vederlo di persona nelle tre settimane che, in febbraio, ho avuto modo di trascorrere per il secondo anno consecutivo nel paese africano del Ciad, insieme a don Mirko Mochi, per diversi anni parroco della chiesa dei salesiani alla Spezia e da poco tempo trasferito a Terni, e a don Manrico Mancini, parroco del Felettino e direttore dell’ufficio missionario diocesano. Con noi sono venuti quest’anno due ragazze e tre ragazzi spezzini per accompagnarci in una esperienza davvero straordinaria.
Sono state settimane intense per gli incontri, le esperienze, le bellezze, ed anche per il… caldo. Ad esempio, abbiamo incontrato tante suore: suore maestre, dedite a gestire scuole credendo che anche l’istruzione dei bambini del villaggio più sperduto sia premessa di bene per l’umanità; suore dottoresse che, pur districandosi tra ecografie, maternità a rischio, tbc, hiv e bimbi malnutriti, trovano il tempo di prepararti tigelle modenesi; bambini impegnati a gestire mandrie di buoi o a traghettarci su piroghe e, comunque, sempre pronti a sorridere e a ricercare la stretta di mano per saluto.
Grande è stata anche la gioia e l’emozione nel trasmettere il ringraziamento di interi villaggi per i pozzi costruiti grazie alle offerte che la nostra diocesi ha deciso di devolvere alla diocesi di Doba, nel Ciad, guidata dal vescovo Martin Waingue Bani, che la diocesi spezzina ha già conosciuto lo scorso mese di ottobre, quando era intervenuto alla nostra veglia per la Giornata missionaria mondiale.
Ed ora, in questo periodo di Quaresima, un aiuto concreto alla diocesi “consorella” del Ciad si concretizza nell’obiettivo missionario che ogni anno il vescovo Palletti e la Caritas, d’intesa con il centro missionario, devolvono ad un obiettivo di solidarietà verso paesi lontani. Il grazie degli amici di Doba lo abbiamo sentito, forte e concreto, e soprattutto lo abbiamo sentito tendere al suo culmine nella celebrazione della Messa domenicale (duemila persone o forse anche di più): tre ore di liturgia cantata nelle quali la comunità, raccolta per un raggio di decine di chilometri (percorsi rigorosamente a piedi), si riconosce amata da un Dio che ci è Padre e che ci rende, seppur distanti, fratelli tutti !
(don Pietro Milazzo, parroco di Follo)