Un’impresa su sei alla Spezia e provincia è condotta da un immigrato, in quattro casi su cinque nato al di fuori dell’Unione Europea. E in un caso su quattro si tratta di una imprenditrice, la percentuale più alta di tutta la Liguria. E’ quanto rivela il più recente rapporto del Centro Studi Idos realizzato insieme a Cna. La Liguria si conferma una delle regioni italiane con la più alta incidenza di imprese a guida straniera con 26.377 realtà registrate a fine 2024, pari al 16,7% del totale regionale. Un valore nettamente superiore alla media nazionale (11,3%) e il più elevato tra le regioni del Nord-Ovest.
Un dinamismo molto marcato testimoniato da una crescita straordinaria: negli ultimi dieci anni (2014-2024), mentre le imprese guidate da nati in Italia sono calate del 9,2%, quelle immigrate sono cresciute del 44,3% (ben oltre il +27,1% della media nazionale). Anche nell’ultimo anno il trend resta positivo (+4,1%), segnalando una forte capacità di resilienza. Alla Spezia in particolare sono cresciute del 4,8% tra 2023 e 2024 e del 44,7% tra 2014 e 2024. Nello stesso lasso di tempo quelle condotte da nati in Italia sono scese rispettivamente dell’1,5% e del 5,3%.
L’ultimo dato disponibile dunque parla di 2.893 imprese condotte da immigrati tra Deiva Marina e Luni, ovvero il 14,1% di tutte quelle della provincia. Di queste il 25,5% è a trazione femminile e il 14,2% di carattere giovanile. Per quanto riguarda i settori, la maggior parte riguarda l’industria (43,4%), ma il dato spezzino dimostra una presenza importante anche nel terziario (48,7%), che comprende anche servizi alla persona e turismo. Di agricoltura si occupa invece solo l’1,7%.
“La distribuzione settoriale conferma un modello tipico dell’imprenditoria immigrata in Italia: concentrazione in comparti ad alta intensità di lavoro manuale, spesso in risposta alla minore presenza di imprenditori italiani in questi ambiti, ma anche capacità di inserirsi in segmenti collegati al turismo e alla ristorazione, fondamentali per l’economia del territorio”, nota Cna. E così le imprese fondate da immigrati si occupano principalmente di costruzioni (36,2%) e a seguire di commercio (23,4%), ristorazione e ricettività (11,5%) e manifattura (7,2%). Per quanto riguarda le nazionalità, spiccano gli albanesi (17,8%), seguiti da marocchini (15,3%), rumeni (9.9%), cinesi (8,4%) e dominicani (6,5%).
“I numeri del Rapporto Idos confermano che il fenomeno migratorio non può più essere interpretato come un’emergenza, ma come una dimensione strutturale dell’economia anche nella nostra regione – commenta il presidente di Cna Liguria Gianluca Gattini -. In un contesto caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da un calo della natalità, l’immigrazione rappresenta la principale leva per il ricambio generazionale e per la tenuta del nostro sistema produttivo”.
“In Liguria, settori chiave come l’edilizia e il manifatturiero registrano crescenti difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata: l’inserimento regolare di lavoratori stranieri è oggi un’opportunità economica e un elemento di equilibrio sociale necessario – continua Gattini -. Come CNA, sosteniamo un modello fondato sulla legalità e sulla qualificazione professionale, superando la logica emergenziale attraverso iniziative come i ‘corridoi professionali’ e la formazione nei Paesi d’origine, sul modello del progetto che stiamo portando avanti con l’Egitto. Le nostre piccole imprese non sono solo luoghi di produzione, ma spazi di integrazione che garantiscono continuità a filiere storiche del Made in Italy“.
Il Rapporto Idos evidenzia come, a livello nazionale, le imprese immigrate contribuiscano in modo consistente al pil (9%) e generino un saldo positivo netto di 4,6 miliardi di euro per le casse dello Stato, “smentendo i pregiudizi che vedono l’immigrato come un ‘peso’ per l’erario. L’imprenditoria straniera rappresenta una risposta vitale alla stagnazione economica, portando innovazione e apertura verso i mercati internazionali”.