Mentre la vicenda, sotto il profilo squisitamente legale, è già finita a colpi di carte bollate tra il consorzio capofila e le singole realtà uscite di scena nei mesi scorsi, tiene banco, quanto meno sotto il profilo del dibattito scritto, il tema Calata Paita e, più in generale, il futuro di un’area fondamentale per lo sviluppo della città del domani. Sulla questione waterfront torna ad esprimersi in particolare il Comitato Civico “Onwatch” che ricorda come “lo spazio di 5mila metri quadrati mq di Porta Paita al momento della inaugurazione nel luglio 2023 venne presentato in modo trionfalistico dall’attuale sindaco e dall’ex presidente di Autorità di Sistema Portuale Mario Sommariva, con allegata promessa di alta godibilità, come prima tranche dell’intera calata destinata a ritornare urbana, tolta come sappiamo la zona crocieristica in via di realizzazione, e così rappresentare il tanto atteso nuovo fronte mare cittadino. Ora, se lo sfratto verrà confermato, si andrà incontro al rischio che vengano chiusi persino i cancelli sino a sgombero totale, chissà quando, a scanso di potenziali vandalismi”.
Il Comitato ricorda poi che l’are è rimasta e rimarrà in testa all’Autorità Portuale e che il Comune ne ha solo la concessione per realizzarvi progetti di urbanizzazione. “Una soluzione questa, così si dice, per snellire l’iter burocratico, ma anche qui andrebbero capite un po’ meglio le modalità di accordo – si legge nella nota del portavoce Giuliano Leone -. Per esempio, snellire va bene, ma per fare che? E da parte di chi? Anche recentemente il neo presidente dell’AdSP Pisano, nel dichiarare che al momento non gli risultavano esistere novità progettuali nel merito, menzionava l’amministrazione comunale come prima interessata alla questione. E quindi, se ne deduce, è lì che vanno chieste le informazioni. Il sindaco tuttavia, nonostante le ripetute sollecitazioni, ha taciuto fino a oggi sull’argomento al di là di un formale e tiepido rincrescimento per questo insuccesso. Obbligato dalle circostanze, si è limitato in prima battuta a commentare l’accaduto riproponendo in sostanza per la stessa formula, ovviamente migliorata, con scopi di alleggerimento, dice, della movida in centro. Quando invece i fatti indicano chiaramente che quella intrapresa non è la strada da seguire: della serie errare è umano, perseverare diabolico”.
E’ un leit motiv che ritorna quello della mancata responsabilità da parte dell’amministrazione comunale in carica di porsi la questione in modo organico: “Viene da chiedersi se abbiano un’idea di cosa fare di quell’area, coerente con il preannunciato benessere dei cittadini? Oppure, come farebbe pensare la messa in vetrina dell’area al MIPIM di Cannes, di cui, tra l’altro, non si sa più nulla, lascia decidere al mercato immobiliare? Osserviamo che per un reale decentramento di attività relative al tempo libero, che a nostro avviso non possono riguardare solo il fenomeno della movida che va in altro modo regolamentato, non si può pensare di allestire in modo estemporaneo e posticcio spazi sì di nuova acquisizione, ma dall’aspetto residuale (vedi sbarramenti vari e solita scenografia arrugginita degli onnipresenti container), in discontinuità con il centro, e attendere il miracolo, o il waterfront che sia, come recita lo slogan. Servono progetti forti, convincenti, non improvvisati. E soprattutto condivisi. Non vogliamo entrare nel merito degli aspetti gestionali ma la nostra impressione fin dal principio è che vi sia stata alla base un’eccessiva carica di ottimismo indotto da un’errata valutazione del contesto. E siamo in una fase in cui affacciati alle ringhiere di quell’area è ancora possibile godersi la brezza di mare. Figurarsi quando lì davanti ci saranno un paio di navi, ma ne basterà una sola, alte 60 metri e lunghe 350”.
I militanti richiamano dunque la città e chi l’amministra a un ragionamento profondo: “Restiamo fermi nell’idea che non è possibile ragionare su un progetto di questo tipo per singoli pezzi come oggi si sta facendo. Il Comune, come già richiesto, deve dirci quale sia la propria visione d’insieme della Calata, del conseguente waterfront e dell’indotto che le trasformazioni in atto produrranno, vedi viabilità, esponendo il tutto in un incontro pubblico prima di qualsiasi progettazione, accettando il confronto e ascoltando i vari punti di vista, quello dei cittadini prima di tutto. Calata Paita, per quanto risulta da un nostro sondaggio in corso, se non bastasse il buon senso, deve essere pensata in funzione principalmente del tempo libero e della cultura, con soluzioni che quando di qualità funzionano. E, lo ribadiamo, senza aprire a speculazioni immobiliari di alcun tipo. I tempi sono maturi – e gli ultimi avvenimenti lo testimoniano – perché si inizi a parlare in modo complessivo, serio e allargato, di ciò che dovrebbe essere il biglietto da visita, auspichiamo sempre meno affumicato – e qui è l’altra grossa sfida – del nostro Golfo. Che è già difficile continuare a chiamare dei Poeti.