Il giallo di Esposito che sembra giunto al capolinea della sua avventura allo Spezia

Potrebbe essere finita così, nel modo più amaro possibile: con un cartellino giallo evitabile, quasi inspiegabile, che gli costerà la squalifica contro il Pescara e che rischia di diventare l’ultima immagine di Salvatore Esposito con la maglia dello Spezia. Un epilogo stonato, arrivato a quasi tre anni esatti dal suo sbarco in Liguria, alla vigilia di un mercato di riparazione che per lo Spezia non è una semplice finestra, ma una necessità vitale per evitare una retrocessione in Serie C che oggi la classifica rende drammaticamente concreta.

Mai come ora Salvatore era sembrato così lontano dallo Spezia. Nemmeno nei momenti più bui. Nemmeno dopo la retrocessione dalla Serie A, quando sperava di restare nella massima categoria senza riuscirci. Eppure, invece di cercare una via di fuga, aveva scelto di restare. Nel gennaio successivo, in situazioni di classifica simili a quelle attuali, si era caricato la squadra sulle spalle, diventando leader tecnico e morale, rifiutando di abbandonare una barca che stava imbarcando acqua. Alzò il livello, trascinò lo Spezia alla salvezza e pose le basi per quella che sarebbe stata la stagione migliore della sua carriera.

Sette gol e dieci assist tra campionato e play-off, una centralità totale nel gioco e quel finale che ancora brucia, ancora fa male: la sconfitta che gli ha negato il ritorno in Serie A contro la Cremonese. A venticinque anni compiuti, Esposito non è più una promessa. E nemmeno essere stato il miglior centrocampista del campionato è bastato per regalargli la chiamata dalla massima serie, quella che aveva inseguito per tutta l’estate e che aveva anche meritato sul campo. O la Serie A o lo Spezia: per il numero 5 non c’erano alternative. Il Palermo di Inzaghi aveva fatto più rumore che fatti, senza mai presentare un’offerta reale, e comunque non aveva mai scaldato il giocatore, convinto di poter ripartire dal suo Spezia per ripetere – o migliorare – quanto fatto l’anno prima. Ma le cose sono andate diversamente.

Salvatore Esposito

L’addio del fratello Pio, la partenza di elementi chiave dello spogliatoio, un avvio di stagione ben al di sotto delle aspettative: qualcosa si è rotto. Anche in Salvatore. Poi l’infortunio, nel momento peggiore possibile. Due mesi lontano dal campo, mentre la squadra affondava e il suo mentore, Luca D’Angelo, veniva esonerato. Un addio che Esposito aveva salutato con parole lunghe e sentite, da vero pretoriano. Anche quello, probabilmente, ha pesato sulle sue intenzioni future. Oggi Esposito tace ma attorno a lui il mercato rumoreggia ogni giorno di più, dipingendolo come un partente annunciato. La realtà, però, racconta altro: nessuno ha ancora contattato lo Spezia. Nessuna mail, nessuna telefonata. Proprio come in estate, quando l’unico interesse concreto era arrivato dal Besiktas, destinazione poi rifiutata.

E allora quel cartellino giallo assume un valore simbolico enorme. Parla più di mille parole. Arriva dopo un’altra ammonizione inutile, presa contro il Modena al 98esimo, a partita finita. Segnali, frammenti di nervosismo. La sensazione è che Esposito voglia cambiare aria, ma per farlo servono proposte vere. Lo Spezia non farà barricate: davanti alla giusta cifra, nessuno è incedibile. Nemmeno lui, nonostante il peso specifico che continua ad avere nell’economia del gioco.

Perché, anche restando fuori due mesi, Salvatore Esposito è ancora il giocatore che ha creato più occasioni di tutta la squadra. È il metronomo dello Spezia, l’unico centrocampista capace di dare imprevedibilità a una manovra spesso piatta, senza idee. Ma con un contratto in scadenza a giugno 2027 e margini minimi per pensare a un rinnovo (almeno al momento), il tempo sembra ormai agli sgoccioli. Dopo 106 presenze, l’avventura di Salvatore Esposito allo Spezia potrebbe essersi conclusa così. In silenzio, con un finale amaro. Proprio come ai tempi della Spal.

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