I sindacati non firmano il rinnovo del contratto Difesa 2025-27: “Risorse insufficienti”

Oltre quindici sindacati che rappresentano militari di Marina, Esercito e Aeronautica annunciano che non firmeranno il rinnovo del contratto di lavoro 2025-2027. Si arriva dunque alla rottura tra il governo Meloni e un numero consistente di  associazioni professionali a carattere sindacale tra militari firmatarie. Tra queste le sigle che rappresentano i marinai Siulm Marina, Sim Marina e Sinam; insieme a loro Usmia, Lrm, Aspmi e Usim (Interforze), Usic dei Carabinieri, Sam e Siamo dell’Esercito, Siulm e Amus Aeronautica, Silf e Siaf per la Guardia di Finanza.

“Dopo i ripetuti incontri presso il Dipartimento della funzione pubblica, le rappresentative della maggioranza del tavolo negoziale, prendono atto che non sussistono le condizioni per sottoscrivere il rinnovo del contratto – scrivono i sindacati in una nota -. Le risorse stanziate sono insufficienti a garantire un reale recupero del potere d’acquisto, non valorizzano la specificità dello status e dell’impiego del personale militare e non offrono risposte concrete sulla previdenza dedicata. Per queste ragioni, i sindacati chiedono un immediato confronto politico con il governo, affinché vengano fornite risposte concrete, accompagnate da adeguate risorse economiche, indispensabili per rendere il contratto realmente dignitoso, la previdenza dedicata effettivamente attuabile e per sciogliere i nodi politici relativi alle indispensabili modifiche in materia di relazioni sindacali e di agibilità sindacale”.




Guido Crosetto


 

La rottura arriva dopo settimane di trattative svolte presso il Dipartimento della funzione pubblica. La proposta economica sul tavolo prevede un incremento medio del 5,4%, in linea con quanto già riconosciuto ad altri comparti del pubblico impiego. I sindacati tuttavia chiedevano un riconoscimento della specificità del lavoro militare in tema di previdenza dedicata, fondo efficienza dei servizi istituzionali, straordinari, indennità operative, compensi forfettari d’impiego e valorizzazione del personale. “In assenza di risposte politiche precise, credibili e in tempi ragionevoli, le associazioni confermano la propria indisponibilità alla firma e si riservano di intraprendere ulteriori azioni di rivendicazione a tutela del personale rappresentato”.

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