“Sabato c’era una situazione delicata ed era importante rimanere aggrappati con unghie e denti. La strada è in salita, ma rivedo un po’ quello che era capitato a noi diciannove anni fa”. È positivo, Marco Gorzegno, sul finale di stagione dello Spezia. L’ex difensore aquilotto era allo stadio Picco per la partita contro il Sudtirol, dove ha incontrato il suo ex allenatore Antonio Soda e dove ha visto lo Spezia tornare alla vittoria che ancora tiene in vita la squadra. “Acciuffammo l’ultimo posto disponibile per i play-out e lo facemmo vincendo a Torino contro la Juventus, che non perdeva in casa da due anni. Da tifoso, ma anche da calciatore, dico che finché c’è la matematica bisogna tirare fuori tutto il possibile”, ha raccontato nel corso della diretta su ‘Radio Picco’, la trasmissione quotidiana dal lunedì al venerdì alle ore 18 su RLV – La Radio A Colori.
Sabato al Picco ha ritrovato Antonio Soda.
“Sono contento che il mister sia entrato nella Hall of Fame dello Spezia Calcio per quello che, tutti insieme, abbiamo fatto vent’anni fa. Siamo ancora tutti molto legati, dal mister a tutti i compagni. Rivedersi è sempre bello. Il tempo vola, ormai sono vent’anni e diciannove dalla salvezza”.
Quello Spezia era però costruito per lottare per salvarsi. Questo aveva altre ambizioni.
“L’anno trascorso è servito per capire quello che ci si gioca. Quando non si è pronti per fare un certo tipo di campionato si possono avere momenti di défaillance, ma io non ho mai trovato alibi. Se sai giocare per vincere, sai giocare anche per mantenere la categoria. Le motivazioni sono diverse, la gestione delle energie nervose è diversa, ma i giocatori di questo livello devono avere questo spessore umano. Con Luca D’Angelo sicuramente si toccheranno le corde giuste per dare tutto, e qualcosa di più, sul campo. Poi tra meno di un mese si tireranno le somme”.
Confermato il ritiro, scelta giusta?
“Se è venuta dallo spogliatoio sì. È una cosa molto soggettiva e se in questo momento la squadra e il mister reputano che lo stare insieme possa essere un aiuto per raggiungere l’obiettivo, è giusto che si stia insieme. La vedo in questo modo”.
Ora il Catanzaro con cui non si possono fare calcoli.
“Sono una squadra con un campionato importante alle spalle. È vero che vuole difendere il quinto posto, ma sa che non può raggiungere il quarto. In questo caso le motivazioni di chi si deve salvare devono essere molto importanti. L’aspetto di giocare in casa o fuori non può essere un fattore. Ci sono tre finali, bisognerà sfruttarle così come i passi falsi delle otto squadre coinvolte. Per dire, a 40 punti c’è il Sudtirol ed è undicesimo. Sono sette punti dallo Spezia, ma anche chi è messo meglio non può sbagliare niente. Sicuramente le aquile devono fare più punti possibili”.
Non vede coinvolte solo le squadre dall’Empoli in giù?
“Ne faccio un discorso matematico, a 40 punti c’è l’undicesima contro cui lo Spezia ha fatto una grande partita. Sicuramente le squadre distanti un paio di punti sono quelle da monitorare, ma tutto passa dallo Spezia: bisogna fare punti, sfruttare gli scontri diretti. L’Empoli ha il Venezia e il Monza, per dire, e nemmeno loro sono tranquilli. Bisogna tirare fuori tutto quello che si ha e la fortuna ha un ruolo importante. Ma la fortuna spesso va a chi dà tutto in campo”.
C’è qualcuno che arriva meglio a questa corsa?
“È molto complicata la Serie B, si gioca tutto sul filo delle energie nervose e chi ne ha di più e riesce ad andare oltre i suoi limiti magari riesce a venirne fuori. Mi auguro che lo Spezia possa almeno giocarsi i play-out”.
In partite così delicate bisogna affidarsi ai giocatori più tecnici?
“Bisogna affidarsi al gruppo. Ci sono ventidue giocatori, bisogna aggrapparsi a loro. Poi ovvio che chi ha esperienza e tecnica superiore deve aiutare e fare la differenza, ma tutto parte dalla base del gruppo. E intendo il magazziniere fino al presidente, bisogna essere compatti dal primo all’ultimo perché ognuno nella sua parte può essere fondamentale”.
Una battuta sul Picco.
“Bellissimo, in giacca e cravatta. Al di là della struttura, il Picco non è un posto fisico ma è la gente che lo abita. È un’emozione unica e ogni volta che ho il piacere di tornare riprovo quelle sensazioni che provavo da calciatore. Il Picco è la gente di Spezia, un’emozione. A questa gente non devo dire niente, sono abituati a spingere fino alla fine sempre. Gli posso dire di continuare a fare quello che hanno sempre fatto in questi 120 anni di storia”.