La drammatica uccisione di Youssef Abadoub avvenuta una settimana fa all’interno dell’istituto Chiodo per mano di un compagno di classe ha scosso alle fondamenta la città e il suo tessuto sociale. Lo sconcerto e il dolore delle prime ore hanno presto lasciato il passo alla rabbia e alle accuse, rivolte soprattutto nei confronti della scuola e degli insegnanti. Un tiro al bersaglio innescato da ricostruzioni che col passare del tempo sono risultate fantasiose e che si è placato solamente dopo le prese di posizione delle istituzioni, del mondo della scuola, delle famiglie e degli ex alunni del professionale di via XX settembre.
Il un clima così teso la macchina del fango non ha risparmiato un’altra componente della vicenda, quella rappresentata dal giovane indagato e dal suo avvocato difensore.
Per questo oggi, alla vigilia della ricorrenza della Giornata mondiale dell’avvocato minacciato, la Camera penale e il consiglio dell’Ordine degli avvocati intervengono per ribadire alcuni concetti che dovrebbero essere già ben noti a tutti.
“L’episodio, sulla cui gravità non occorre appuntare ulteriori considerazioni oltre all’unanime sentimento di turbamento di fronte alla morte violenta di un giovane occorsa tra le mura scolastiche, è stato l’ennesima occasione per ravvivare il mai sopito clima di ostilità nei confronti del difensore dell’accusato”.
Gli avvocati esprimono “grave preoccupazione per questo nuovo attacco che per modalità e intensità fa temere per la messa in pericolo della funzione difensiva”.
Ferma e inequivoca condanna da parte dell’avvocatura e, in particolare, dei penalisti italiani, ormai troppo spesso vittime di violenti attacchi verbali e, addirittura, fisici.
La nota prosegue manifestando “unanime stigma per le offese e le minacce rivolte a chi ha assunto la difesa che, mutuando le recenti parole scritte dalla Corte di assise di appello di Milano a corredo della motivazione di una sentenza pronunciata nell’ambito di un caso giudiziario di grande richiamo nei media, conducono all’oltraggiosa squalificazione del ruolo dell’avvocato penalista quasi che la cultura delle garanzie processuali lo chiami a difendere il reato, l’abominio, il gesto criminale efferato, non la persona accusata di averlo commesso, per garantirle un diritto di rango costituzionale. La difesa è un diritto inviolabile – aggiungono Camera penale e consiglio dell’Ordine degli avvocati – e questo principio, fondante, è l’espressione più pura e vitale dello stato liberale e democratico. Attaccare un avvocato per il suo ruolo evoca non solo, nuovamente, l’inquietante fenomeno di identificazione tra il difensore, l’assistito e il reato contestato, ma rappresenta un pericoloso attacco ai principi fondamentali dello Stato di diritto: senza una difesa forte e libera non può esistere una giustizia giusta. Offendere, minacciare, aggredire un avvocato, presidio irremovibile a tutela del giusto processo, specie se nella veste di difensore di ufficio, perché adempie al proprio dovere e al proprio ruolo, equivale a colpire al cuore la Costituzione repubblicana per la quale il diritto di difesa deve essere inviolabile“.