Giornata del personale sanitario, Nursing Up sui colleghi scomparsi: “La memoria senza riforme è solo un rituale”

“Abbiamo contato i morti. Ora è tempo di contare gli organici. Perché la memoria senza riforme è solo un rituale”.
È il messaggio lanciato da Nursing Up oggi, 20 gennaio, in occasione della Giornata nazionale del personale sanitario, attraverso le parole del presidente nazionale Antonio De Palma.

A sei anni dall’inizio della pandemia, il sindacato, attivo anche nella provincia spezzina, chiede di non ridurre il ricordo a una commemorazione simbolica, ma di trasformarlo in un’analisi concreta sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale.

“La pandemia non è un capitolo chiuso – afferma De Palma – è una crepa ancora visibile nei muri degli ospedali. In quelle crepe ci sono i nomi dei colleghi caduti, i turni infiniti, i reparti trasformati in trincee senza protezioni adeguate. Abbiamo visto la morte negli occhi ogni giorno”.

In Italia sono stati oltre 90 gli infermieri morti per Covid-19 e migliaia i contagi tra il personale sanitario nei mesi più duri dell’emergenza. Un tributo umano che, secondo Nursing Up, impone oggi una valutazione strutturale: la sicurezza dei pazienti passa prima di tutto dalla sicurezza degli operatori.

I dati Ocse parlano chiaro. L’Italia dispone di 6,2 infermieri ogni 1.000 abitanti contro una media europea di 8,4. Nei principali Paesi Ue si superano i 10 infermieri per 1.000 abitanti.

Questo significa un deficit stimato di circa 175.000 professionisti. A pesare è anche l’età media elevata della categoria e il numero crescente di pensionamenti previsti nei prossimi anni. Parallelamente, l’Oms Europa prevede una carenza di quasi un milione di infermieri nella regione europea entro il 2030.

Se la densità dei medici in Italia è in linea o superiore alla media europea, la dotazione infermieristica resta insufficiente.
Meno infermieri comporta un aumento del carico assistenziale, maggiore burnout e un incremento del rischio clinico, con ricadute dirette sulla qualità delle cure.

Altro nodo centrale è quello economico. Un infermiere italiano guadagna mediamente tra i 1.500 e i 1.600 euro netti a inizio carriera. In Germania e nei Paesi del Nord Europa si superano invece i 2.500–3.000 euro netti mensili.

Il differenziale può oltrepassare i 1.000 euro al mese, alimentando la fuga verso l’estero e rendendo sempre meno attrattiva la professione per le nuove generazioni.

Con oltre il 24% della popolazione sopra i 65 anni – dato che in Liguria arriva al 69% – una domanda assistenziale in costante crescita e il rischio concreto di nuove emergenze sanitarie globali, la questione infermieristica diventa strategica per il futuro del Paese.

“Se oggi siamo sotto la media europea – conclude De Palma – dobbiamo chiederci con quali numeri affronteremo la prossima crisi. Senza una vera programmazione e senza una valorizzazione economica, la vulnerabilità del sistema resta evidente”.

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