La stagione dei funghi entra nel vivo e i boschi si riempiono di cercatori, richiamati anche dalle immagini di raccolti eccezionali che circolano sui social network. Ospite di RLV Radio, il micologo, giornalista e naturalista Nicolò Oppicelli ha fatto il punto sull’annata micologica, invitando a ridimensionare le aspettative e a frequentare l’ambiente naturale con maggiore consapevolezza.
“I mass media tradizionali, ma anche i social, hanno diffuso notizie forse in maniera un po’ impropria, creando la grande aspettativa che andando nel bosco adesso si trovino per forza tonnellate o quintali di funghi e si possa riempire il cestino semplicemente in sandali da bagno” ha osservato Oppicelli. La realtà, fortunatamente, è diversa, anche se il periodo di fine estate e il clima favorevole hanno spinto molte persone a trascorrere una giornata nel verde. Ma che cos’è realmente un fungo? “È un organismo straordinario, perché ciò che vediamo è la rappresentazione di un organismo molto più strutturato, che vive silenziosamente sotto i nostri piedi” ha spiegato il micologo. “Dobbiamo immaginarlo come una ragnatela che si estende sotto il suolo e che si chiama micelio. Il fungo è il suo frutto: noi andiamo quindi a raccogliere il frutto, cioè la struttura riproduttiva, di un organismo”.
La stagione 2026 è stata caratterizzata da lunghi periodi di siccità, interrotti da precipitazioni improvvise e talvolta abbondanti. Condizioni che hanno favorito soprattutto alcune specie. “Ai porcini garbano queste situazioni e, paradossalmente, si sono sviluppati in maniera copiosa e abbondante laddove i temporali sono stati discretamente importanti. Non c’è stata però una grande variabilità micologica”. Se arriverà una nuova fase perturbata, secondo Oppicelli, potrebbero comparire anche specie finora rimaste assenti. Per i porcini, invece, il momento di maggiore crescita potrebbe essere già stato raggiunto in molte aree: “Probabilmente, a parte i luoghi dove non sono ancora nati, questo sarà il periodo con la massima incidenza. La curva, quindi, dovrebbe andare in discesa e non in salita”.
Non basta, inoltre, aspettare dieci giorni dalla prima pioggia per avere la certezza di trovare porcini. “Fondamentalmente deve esserci una precipitazione di innesco superiore ai 30-40 millimetri e poi un mantenimento del serbatoio d’acqua nel suolo. Deve esserci, quindi, un clima un po’ più umido”. I tempi possono variare notevolmente: “Si va mediamente dai 12 ai 15 giorni, con estremi che possono arrivare a dieci, come è accaduto con questa crescita improvvisa e fugace, oppure a 20-25 giorni e anche più. Per stare tranquilli, la media è sui 15-18 giorni”.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda l’effetto dei social network, dove fotografie, indicazioni geografiche e racconti di raccolte eccezionali possono convogliare centinaia di persone nello stesso territorio. “Quando l’esempio è positivo, la fruizione dell’ambiente è positiva. Quando invece si formano squadroni che devono fare tabula rasa dei funghi, oppure si usano applicazioni e presunte tabelle che indicano precisamente dove stanno nascendo, creando un afflusso maggiore in un territorio, questo è sicuramente dannoso nel breve e probabilmente anche nel medio termine”.
La passione per i funghi, ha sottolineato Oppicelli, può rappresentare un modo prezioso per avvicinare le persone alla natura, ma non deve ridursi a una gara. “Se viene incanalata nel modo giusto, attraverso una fruizione naturalistica, è un bene che la gente frequenti il bosco. Se invece tutto viene messo alla mercé della raccolta maggiore, del massimo quantitativo e dei cestini pieni di funghi, allora può fare male e ne vedremo le conseguenze nel breve o nel medio termine”. Da qui anche la richiesta di una maggiore presenza delle istituzioni: “Purtroppo ci sono pochi controlli e questo bisogna dirlo. I funghi vengono poco considerati dalle nostre istituzioni e servirebbero controlli più massicci: una volta dato l’esempio, forse certi comportamenti verrebbero meno”.
Il limite ricordato dal micologo per la raccolta individuale è di tre chilogrammi al giorno. “Se una persona supera quel quantitativo si può prevedere un’attività economica: o ha i permessi per farlo oppure, dal mio punto di vista, non si comporta in maniera corretta”. Il messaggio resta quello di vivere il bosco senza trasformarlo in un terreno da depredare, ricordando che il fungo non è soltanto qualcosa da mettere nel cestino, ma la parte visibile di un ecosistema molto più vasto, complesso e fragile.
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