Il 20 giugno scorso l’Amerigo Vespucci, rientrato a casa dopo il giro del mondo, era ormeggiata al Molo Italia per fare da scenografia all’opera Simon Boccanegra e per consentire al pubblico di visitarla prima dell’ingresso in Arsenale per i lavori di manutenzione.
In quell’occasione, oltre ad altri esponenti politici, è salita a bordo la deputata di Fratelli d’Italia Paola Maria Chiesa, come lei stessa ha testimoniato con diverse fotografie sui suoi profili social. Immagini istituzionali, insieme ad altri colleghi parlamentari, ma anche scatti mozzafiato, che la ritraggono mentre si arrampica sulle sartie dell’albero maestro, impegnata in quella che nel gergo marinaresco viene definita “salita a riva”.
L’episodio ha attirato l’attenzione del Sindacato dei militari e del suo segretario generale Luca Comellini, che ricordano come un’operazione del genere rientri a tutti gli effetti tra i lavori in quota e presenti rischi significativi per chi la compie. Di fronte alla mancanza di riscontri da parte del ministero della Difesa e della Marina militare alle richieste di chiarimento, il sindacato ha sporto denuncia.
Secondo quanto evidenziato, per attività ad alto rischio come la salita a riva la normativa impone una valutazione dettagliata dei pericoli, l’adeguata informazione e formazione del soggetto, un addestramento specifico per operazioni in quota o su funi, la dotazione e l’uso di dispositivi di protezione individuale e collettiva, oltre alla necessaria sorveglianza sanitaria per verificare l’idoneità psicofisica del partecipante.
Nell’esposto, il sindacato chiede inoltre di chiarire chi abbia autorizzato i due marinai che hanno accompagnato la parlamentare, che peraltro risulterebbe parte offesa. La vicenda è ora al vaglio della Procura spezzina.
A ricordare la delicatezza di queste manovre è lo stesso Comellini, riportando un episodio drammatico avvenuto proprio sull’albero del Vespucci: il 24 maggio 2012 il nocchiere Alessandro Nasta, 29 anni, precipitò e morì dopo essere caduto sul ponte. Solo dopo quella tragedia la Marina intervenne aggiornando procedure di sicurezza e percorsi formativi. In quel caso, quattro alti ufficiali vennero condannati in primo e secondo grado per omicidio colposo per non aver rispettato le norme sui lavori in quota.