Zero minuti in due partite con Luca D’Angelo da allenatore non era mai capitato ad Adam Nagy. Lui, sesto giocatore più impiegato nella carriera del tecnico di Pescara con 130 presenze divise tra il Pisa e lo Spezia, con cui alla prossima raggiungerà quota 75 apparizioni. E proprio la sfida contro il Sudtirol potrebbe segnare il suo ritorno dal primo minuto, in un centrocampo che si preannuncia diverso rispetto a quello visto contro il Mantova. Dopo i novanta minuti trascorsi in panchina nell’ultima al Picco, Nagy si propone come candidato forte per una maglia da titolare, al posto di Alessandro Romano, apparso forse un po’ in difficoltà sotto pressione nell’ultima uscita.
Con il rientro di Valoti e la conferma di Bandinelli, le caratteristiche di Nagy contribuirebbero a riequilibrare un reparto altrimenti sbilanciato. L’ultima apparizione al Picco – oltre un’ora contro l’Empoli – ha dimostrato come il centrocampista possa ancora incidere, nonostante il ridotto impiego degli ultimi mesi. Sotto la gestione di Roberto Donadoni, infatti, sono arrivate appena dodici presenze, con un lungo periodo in panchina tra la prima del 2026 contro il Sudtirol e il ritorno in campo contro il Cesena.
Dopo essere stato vicino all’addio nel mercato di gennaio e con la consapevolezza di essere ormai ai titoli di coda della sua esperienza a Spezia, Nagy sembra comunque avere ancora energie da spendere. In un momento così delicato, quasi drammatico, D’Angelo potrebbe decidere di affidarsi anche a lui.
“Nagy sarà un mio punto di riferimento, che giochi un minuto o tutta la partita. È un professionista straordinario, un leader nello spogliatoio: non a caso vanta 100 presenze in nazionale e due Europei da titolare. Giocherà, questo è certo; se dall’inizio o meno lo vedremo, ma è uno di quei giocatori su cui non ho alcun dubbio”, aveva detto al suo ritorno lo stesso D’Angelo. E adesso, quel ritorno in campo può diventare semplicemente un’occasione concreta. Per dare equilibrio al centrocampo e rispondere presente in un momento complicato. Per Nagy, una chance da giocarsi senza troppi giri di parole.