Comiti a Blue Talk: “Porto resiliente ma senza infrastrutture rischiamo di perdere occasioni. Indotto lavoratori nautica va supportato con migliori condizioni di lavoro”

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Nella puntata di Blue Talk di questa settimana, ospite per parlare di economia del mare, il segretario della Cgil della Spezia, Luca Comiti. Si parte, come sempre, dalla stretta attualità: le tante crisi che attanagliando il mondo non possono che riguardare anche i porti. “E’ un momento complicato, naturalmente dettato dalle situazioni geopolitiche che stanno caratterizzando il mondo, ed è evidente che anche il nostro porto può risentire di quelle che sono le difficoltà oggettive di questo momento. Detto questo, è uno scalo ancora in salute che movimenta moltissime merci, quindi è resiliente, così come lo è sempre stato, così come ha sempre avuto la caratteristica di resistere anche a momenti di difficoltà, perché comunque c’è un tessuto di operatori economici, che riesce a reggere e a far fronte anche alle difficoltà. Questo è un dato sicuramente buono, nonostante comunque bisogna attenzionare la situazione, perché come viviamo e come vediamo tutti i giorni, è in divenire e ogni fluttuazione che accadepuò mettere in difficoltà anche il nostro porto, quindi è una situazione che va monitorata per evitare situazioni di complessità e di crisi. Resilienza, parola ricorrente. Ma non solo: in fondo il porto della Spezia ha anche saputo dimostrare grande capacità industriale, rispetto anche ad altri scali e la sua crescita lo dimostra: “E’ uno scalo che è all’avanguardia, penso all’elettrificazione delle banchine, penso chiaramente a tutto ciò che è stato nel tempo e che ha permesso un’implementazione, anche i lavori che sono al vaglio e che sono comunque in procinto di essere attuati: sono lavori importanti che andranno a ridefinire il perimetro e a potenziare ulteriormente quelle che sono le sue capacità. Detto questo, abbiamo delle difficoltà oggettive, che sono quelle delle infrastrutture viarie in particolar modo, e quindi dobbiamo metterci al pari e al passo anche con altri territori, perché altrimenti nonostante la resilienza e la capacità degli operatori portuali e della macchina tutta, rischiamo di perdere delle occasioni. Ne dico una in particolar modo con la Pontremolese, che è un’incompiuta storica per il nostro territorio, ma che sarebbe fondamentale per dare possibilità ad ancor più di sviluppo e di interconnessione con altri territori per agevolare i traffici”. La Pontremolese che sembra una chimera e forse il fatto che gli altri territori non vogliano collaborare è per paura che il porto spezzino possa crescere ulteriormente: “Credo che il territorio debba fare un’azione sinergica con tutti gli operatori, a partire dalle organizzazioni sindacali, passando per la politica e le associazioni datoriali, perché come i denari si sono trovati per altre infrastrutture in altri territori, noi dobbiamo fare un’azione sinergica che porti veramente ad una decisione definitiva, perché è un’opera talmente strategica, talmente importante, che il territorio si deve muovere, così come su altri fronti. Il territorio ha le capacità, se vuole, e la forza, per poter anche intervenire col governo e poter dare una prospettiva diversa, però ci vuole la volontà politica, se manca quella è evidente che tutto diventa più complicato per portare a casa il risultato finale che sarebbe fondamentale, anche perché oggi è nata la zona autistica semplificata, quindi sono nate tante altre realtà e tante altre possibilità nuove che possono implementare il tessuto produttivo”.

Da sviscerare c’è poi naturalmente il tema occupazionale, sollecitato dal conduttore Matteo Cantile: “Il porto col suo indotto dà lavoro di qualità, prevalentemente. E’ uno di quei settori che contrattualmente ma anche a livello di redditività dà sicurezza. Ci sono difficoltà oggettive per quel che concerne i lavori usuranti, che vanno riconosciuti e noi stiamo lavorando in questo senso perché è impensabile arrivare fino a 67 anni lavorando in porto e facendo delle attività che poi portano fisicamente ad avere delle difficoltà. Questo è uno dei temi centrali sul quale stiamo ancora cercando di portare a casa il risultato. Per il resto, sostanzialmente, possiamo dire che il porto, ma anche l’indotto, e questo non è secondario, dà sicuramente una qualità di lavoro e dà sicuramente dei prospettivi occupazionali seri e stabili”. C’è un’altra industria legata al mare che dà queste stesse prospettive che è quella della nautica da diporto: da questo punto di vista, oggettivamente, sono stati fatti miracoli alla Spezia. “L’economia della nautica sta dando dei risultati importanti, siamo la prima città per quanto concerne l’industria nautica, come export siamo i primi in Italia. Abbiamo i migliori i migliori player mondiali, però dal punto di vista lavorativo dobbiamo mettere in evidenza anche quelle che sono le ricadute negative, perché a fronte di lavoratori diretti, quindi assunti direttamente dalle grandi aziende del settore, che hanno condizioni di vita e di lavoro di qualità, abbiamo tutto un indotto, aziende piccole, medio-piccole, artigiani, italiani e non, che vivono condizioni di vita e di lavoro diverse. Ci sono all’interno dei cantieri lavoratori di serie A diretti e lavoratori di serie B dell’indotto…”. E chi è che sta facendo orecchie da mercante in questa situazione? “La politica innanzitutto, come sindacato ci stiamo muovendo, perché noi crediamo, visto che parliamo di aziende che hanno fatturati record, che debbano anche essere riversati sui lavoratori dell’indotto, perché se teniamo quei lavoratori stranieri e non, ci tengo a sottolinearlo, in condizioni di sottocosto e con un costo del lavoro sicuramente inferiore, è evidente che si fanno fatturati, ma nel contempo poi si hanno condizioni di vita e di lavoro differenti e noi non ce lo possiamo più permettere – spiega Comiti ai microfoni di RLV – La Radio a colori. Io credo che questa situazione abbia toccato il limite e credo che come organizzazione di sindacati noi un segnale lo dovremmo dare. Abbiamo firmato poco tempo fa il protocollo sul caporalato per un caso avvenuto nel 2021, poi un protocollo siglato nel 2o22 e riproposto proprio nel 2025, però io credo che quel protocollo non sia ancora sufficiente. Dobbiamo lavorare proprio perché si modifichino le condizioni di lavoro e di vita all’interno dei siti produttivi, perché ancora troppe volte noi vediamo situazioni di differenziazione tra lavoratore diretto e no. Ma penso banalmente al trasporto, al parcheggio, alla mensa, alle docce, quindi cose veramente essenziali e basilari che purtroppo quei lavoratori ancora non hanno”. Per chiudere il tema della formazione, molto importante per un territorio come la Spezia: “Questo è un tema, perché noi come città siamo una delle città più vecchie d’Europa, stiamo perdendo, e i dati lo dimostrano, di tantissimi giovani che fanno scelte diverse, perché per avere un rapporto di lavoro di qualità, per potersi permettere una vita dignitosa e crearsi anche un futuro quando fanno scelte di andare all’estero, in altre città. Per questa ragione credo che la formazione debba essere un motivo primario per quanto concerne la nostra provincia, e mettere in interconnessione i bisogni delle aziende, i bisogni formativi, per creare un contesto che permetta ai giovani di rimanere sul territorio, dando però lavoro di qualità, perché la formazione è importante qualora poi tu la trasformi e la trasmetti nei luoghi di lavoro, e c’è un lavoro di qualità che va di pari passo con la formazione”. Siamo lontani da questo obiettivo? “Secondo me ancora sì, siamo ancora lontani, perché molte volte i ragazzi vanno in formazione, escono dalla formazione e vengono inseriti in ambienti di lavoro che poi non rispettano le conoscenze, le competenze, ma non rispettano soprattutto i parametri contrattuali che dovrebbero. E quando tu poi impegni un lavoro, penso al turismo, quando tu poi impegni un lavoratore in un’attività poco remunerativa o sfruttata, nonostante si sia formato e abbia fatto dei percorsi, è chiaro che poi si disinnamora del lavoro e fa altre scelte. C’è ancora un po’ di strada da fare”.

Resta il fatto, per chiudere, Comiti, che in generale il traporto e più in generale l’economia del mare, la Spezia ha qualcosa da dire ai suoi figli di diverso rispetto a quello che poteva dire qualche anno fa o qualche decennio fa? “Sì, la Spezia ha moltissime potenzialità di sviluppo dal punto di vista industriale: abbiamo tante realtà che possono ancora crescere, aree dismesse che possono ancora essere implementate, potenziate e soprattutto dare risvolto di qualità e lavoro di qualità alle giovani generazioni. Tutto questo va fatto in ottica di prospettiva, con una programmazione senza fare spacchettamenti e senza limitarci a guardare al di là della giornata. Quindi questo è un po’ l’obiettivo, una programmazione seria per dire che cosa sarà la nostra provincia, la nostra città da qui ai prossimi dieci anni, questo dovrebbe fare una politica seria. Ad oggi io tutto questo non lo vedo, quindi lavoreremo anche per questo”.

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