C’è anche uno spezzino tra i tre arrestati dalla Squadra Mobile di Brescia per il colpo da mezzo milione di euro messo a segno ai danni di un’anziana di 89 anni a Sassuolo. In manette è finito un 36enne, ritenuto dagli investigatori uno dei componenti centrali della banda che, secondo l’accusa, avrebbe agito fingendosi tecnico comunale – insieme ad un 44enne di Desenzano e un 36enne di Reggio Emilia, entrambi arrestati con lui – per introdursi nell’abitazione della donna e impossessarsi di orologi di lusso e diamanti. Gli investigatori seguivano da tempo i movimenti del gruppo e proprio lo spezzino sarebbe stato monitorato nelle settimane precedenti al blitz. La sua BMW, infatti, era stata notata più volte nei trasferimenti tra La Spezia e Desenzano del Garda, con una cadenza quasi settimanale considerata sospetta dagli uomini della Mobile. Da qui sarebbe partita l’attività investigativa culminata con il fermo del trio poche ore dopo il furto.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 36enne avrebbe preso parte direttamente all’azione all’interno dell’abitazione dell’89enne insieme ad uno dei due complici, mentre il terzo arrestato avrebbe atteso in auto. Per introdursi in casa i due si sarebbero presentati come tecnici incaricati di controllare presunte infiltrazioni di gas metano nell’impianto idrico, utilizzando parrucche, pettorine e falsi tesserini di riconoscimento per rendere più credibile la messinscena. Una volta all’interno l’appartamento, avrebbero simulato alcune operazioni vicino al contatore dell’acqua per poi spruzzare spray al peperoncino ed esplodere un petardo, facendo credere alla presenza di una fuga di gas imminente e costringendo l’anziana ad allontanarsi rapidamente. La donna, colta da bruciore agli occhi, tosse e da un persistente stato di prostrazione fisica, è stata poi trasportata in ospedale sotto shock e con difficoltà respiratorie. Nel frattempo i malviventi si sarebbero impossessati di quattro Rolex, due Patek Philippe, un Audemars Piguet e undici diamanti, per un valore complessivo stimato attorno ai 500mila euro.
Il colpo però è durato poche ore. Al ritorno a Desenzano, gli agenti della Mobile hanno bloccato il gruppo all’interno di un garage considerato il covo operativo della banda, una base logistica non direttamente riconducibile agli arrestati e dotata persino di una fototrappola per registrare eventuali intrusioni. Nella disponibilità del gruppo sono stati trovati la refurtiva e numerosi oggetti ritenuti utili all’attività criminale: targhe false, scanner per intercettare le comunicazioni delle forze dell’ordine, attrezzi da scasso, frangivetro, spray al peperoncino, parrucche e persino divise con le scritte “Polizia Locale” e “Carabinieri”. Nel box sono stati inoltre sequestrati altri gioielli e oggetti di valore sui quali sono ora in corso ulteriori verifiche investigative. Nell’ordinanza il giudice parla di un gruppo “altamente organizzato e specializzato”, elementi che hanno portato alla custodia cautelare in carcere per tutti e tre gli arrestati.