“La solitudine tra gli anziani in Italia è una crisi senza precedenti”, denuncia il Laboratorio di periferia dell’Unione comunale Pd della Spezia. “In Italia le previsioni demografiche ci dicono che nel 2040 avremo una popolazione composta da 30 milioni di persone over 65. Già nel 2030, per ogni 100 persone under 30 ci saranno 136 persone over 65. E questi sono dati drammatici soprattutto se questa tematica non viene affrontata per tempo”.
Il Laboratorio sottolinea come il problema non riguardi solo le strutture ospedaliere e la sanità pubblica, già in difficoltà, ma anche “il semplice vivere dignitosamente la quotidianità”. Secondo i dati citati, il tasso di solitudine degli anziani italiani è il doppio rispetto alla media europea: “Coloro che non hanno nessuno a cui chiedere aiuto sono il 14%, mentre chi non ha nessuno a cui raccontare cose personali è il 12%, a fronte di una media europea del 6,1%”.
“La solitudine non è un problema sociale, ma può diventare anche clinico”, evidenzia il Laboratorio, con rischi concreti come demenza e premortalità. E mentre alcuni Paesi hanno adottato linee guida o raccomandazioni specifiche, “in Italia non vi è ancora un approccio definito, nonostante sia il Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone”.
Per affrontare la questione, il Laboratorio propone i cohousing per anziani: “Una forma di coabitazione che combina la vita privata in appartamenti autonomi con la condivisione di spazi comuni e servizi. Questo modello residenziale mira da un lato ad offrire un equilibrio tra indipendenza e supporto di comunità, e dall’altro a contrastare la solitudine attraverso la socializzazione, la condivisione di attività e la riduzione dei costi tramite la ripartizione delle spese”.
Tra i vantaggi, vengono citati giardino, lavanderia, palestra, orto, sala per il tempo libero e persino il biliardo, che “per una casa normale sarebbero un sogno, per il cohousing potrebbero essere la realtà”. “Condividere spazi e risorse con persone coetanee può arricchire la vita quotidiana e favorire un invecchiamento attivo e soddisfacente: persone che si fanno compagnia e si aiutano, soprattutto quelle che rischiano di ritrovarsi sole nel momento della vita in cui hanno più bisogno”.
Il Laboratorio ricorda inoltre le origini del cohousing: “È una pratica diffusa a partire dagli anni ’60 in Danimarca grazie all’architetto Jan Gødmand Høyer, che per primo immaginò una forma di vicinato tra abitanti che vivono in alloggi privati e ampi spazi comuni”.
Infine, il Laboratorio sottolinea la dimensione politica dell’architettura: “La nostra città ha bisogno di immaginare e realizzare un modello adattabile al futuro e ai problemi che il futuro porterà con sé. Pianificare oggi per il domani è un atto dovuto, necessario, e le residenze sociali per anziani, realizzate, perché no, all’interno dei tanti edifici dismessi e inutilizzati, potrebbero essere delle piccole grandi tessere da inserire nel quadro d’insieme di questo nuovo modello di città. Verrà un giorno in cui diventeremo tutti anziani, nessuno escluso”.