La Grecia è il primo Paese ad accettare l’invito dell’Italia a entrare nel Centro di eccellenza Nato per l’Underwater che sarà costituito nel corso del 2026 alla Spezia. Negli scorsi giorni rappresentanti delle rispettive Marine hanno messo la firma sulla prossima collaborazione presso il circolo ufficiali della Marina “Caio Duilio” di Roma. Alla cerimonia, sottolinea la forza armata, erano presenti delegazioni di Albania, Francia, Grecia, Germania, Montenegro, Spagna, Stati Uniti e Turchia, tutte potenzialmente interessate a diventare sponsor del centro. Presenti anche emissari dell’Allied Command Transformation, alla cui struttura fanno riferimento tutti i centri di eccellenza dell’Alleanza Atlantica sparsi per il mondo.
L’incontro è servito anche per delineare gli aspetti operativi e organizzativi del Centro di eccellenza per l’Underwater, che avrà la sigla COE UW e la cui piena certificazione Nato è prevista entro quest’anno. L’Italia, in quanto Paese proponente e framework nation, ne esprimerà il direttore che presiederà un comitato direttivo con un rappresentante per ogni nazione partecipante. Ne faranno parte ufficiali della varie forze armate alleate esperti in operazioni sottomarine, guerra di mine, contrasto ai sottomarini sia dal mare che con velivoli e forze speciali marittime.
San Bartolomeo conoscerà prossimamente una serie di lavori, all’interno del perimetro dell’ex Mariperman, oggi CSSN, per creare gli spazi dove questa struttura lavorerà a stretto contatto con altri centri di ricerca come il Centro di sperimentazione e supporto navale della Marina Militare, il Polo nazionale della dimensione subacquea e il Centre for maritime research and experimentation della Nato. Un aspetto sottolineato da parte italiana dall’ammiraglio Fabio Gregori, firmatario dell’intesa con la Grecia insieme all’omologo Spyridon Lagaras.
La Marina ha inoltre annunciato la realizzazione di un seminario che si svolgerà a luglio alla Spezia. Vedrà interventi da parte di esperti della Nato, di altri Centri di eccellenza legati all’ambiente marittimo e della Marina Militare. Durante l’evento verranno condotte dimostrazioni pratiche in mare da parte del Polo nazionale della Subacquea e del Centre for maritime research and experimentation.
L’interesse internazionale attorno alla protezione delle infrastrutture sottomarine è in costante crescita. Se il sabotaggio del gasdotto Nord Stream nel 2022 ha portato il tema alla ribalta, gli episodi che hanno riguardato asset critici negli abissi sono ormai numerosi. L’ultimo in ordine di tempo è avvenuto tre settimane fa nel mare tra Finlandia ed Estonia, con il danneggiamento di un cavo per le telecomunicazioni di proprietà dell’azienda finlandese Elisa. Le autorità scandinave hanno trattenuto per diversi giorni un cargo, salpato poco prima da San Pietroburgo con destinazione Israele, la cui ancora trascinata per diversi chilometri avrebbe generato il danno secondo quanto sostenuto dagli inquirenti. Sono almeno dieci i cavi sottomarini danneggiati nel Mar Baltico in “incidenti” simili a partire dal 2023.