Caos in carcere, devastate sala telefoni e palestra. Uilfp: “Agente seriamente ferito a un occhio”

Oltre tre ore di caos all’interno della casa circondariale della Spezia nel pomeriggio di lunedì 30 marzo 2026. Lo denuncia il sindacato Uilfp Polizia Penitenziaria parlando di una “deriva di insicurezza insostenibile e fuori da ogni regola”. A scatenare la violenza, secondo il sindacato, sarebbero state quattro persone in stato di detenzione i quali “senza attendere i tempi tecnici delle verifiche” pretendevano di “essere inseriti immediatamente in attività lavorative”.

Attorno alle 16, a partire dalla seconda sezione al secondo piano di Villa Andreino, i quattro avrebbero causato la “distruzione degli apparati telefonici con telefoni sradicati e i pezzi utilizzati come armi improprie contro il personale di Polizia Penitenziaria, distrutte tutte le vetrate delle finestre”. Uno di loro sarebbe riuscito a scendere al piano terra “distruggendo i locali della palestra e utilizzando la lancia dell’idrante e rendere inagibili gli spazi”. Nel tentativo di riportare l’ordine, un agente di Polizia Penitenziaria ha riportato una grave ferita a un occhio. “E’ stato d’urgenza trasportato al nosocomio cittadino. Solo grazie all’intervento eroico e alla professionalità del personale in servizio, si è riusciti a ripristinare la sicurezza intorno alle 19.30”.

Polizia penitenziaria

 

“Non possiamo più accettare che la sicurezza di un istituto sia affidata esclusivamente al sacrificio dei singoli – dichiara duramente Fabio Pagani, segretario regionale della Uilfp Polizia Penitenziaria -. Oggi alla Spezia contiamo 210 detenuti a fronte di una capienza di soli 152. È una polveriera. Nonostante la devastazione e il ferimento di un servitore dello Stato, i responsabili sono stati riportati nelle loro camere detentive senza alcun isolamento cautelare o provvedimento immediato. Sembra che nell’istituto spezzino non esistano più regole né certezza della pena disciplinare”.

La Uilfp punta il dito contro una gestione della direzione e del comando definita “approssimativa”. “Senza interventi strutturali e una guida ferma, il collasso è inevitabile. Chiediamo al Provveditore e al Dap un intervento immediato: il personale è allo stremo e non può continuare a operare in un clima di totale anarchia detentiva.”

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